Il consigliere alla sicurezza nazionale americano John Bolton ha avvertito il governo siriano che un eventuale nuovo utilizzo di armi chimiche contro la popolazione civile o i ribelli produrrebbe serie ripercussioni e andrebbe incontro a una severa risposta da parte americana.

Bolton ha sottolineato che il ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria, deciso lo scorso mese dal presidente Donald Trump, non comporta in alcun modo che gli Stati Uniti tollerino attacchi con armi chimiche da parte del regime del presidente Bashar Al-Assad. La decisione del presidente americano di ritirare le truppe di terra (circa 2.000 soldati) dal teatro di guerra siriano ha colto di sorpresa un po’ tutti, in particolar modo i curdi, che negli ultimi anni hanno potuto contare sul supporto aereo e sull’addestramento forniti dagli americani per combattere lo Stato Islamico. In realtà, la politica intrapresa da Trump non dovrebbe sorprendere. Già durante la campagna elettorale del 2016 il tycoon proclamò la sua intenzione di ridurre l’impegno militare delle truppe americane all’estero, in particolar modo in Medio Oriente. Inoltre, in un discorso tenuto all’inizio dello scorso anno, come scrivemmo in un articolo che potete leggere cliccando qui, il presidente Trump disse esplicitamente di voler ritirare le truppe di terra schierate in Siria. Il ritiro, che è stato applaudito dai rivali Russia ed Iran, preoccupa molto i curdi, che ora temono una nuova offensiva turca.

“Non c’è assolutamente nessun cambiamento nella posizione americana contraria all’uso di armi chimiche da parte del regime siriano e non c’è assolutamente nessun cambiamento nella nostra posizione per cui qualsiasi uso di armi chimiche andrebbe incontro a una risposta molto dura, come abbiamo già fatto due volte in passato” ha tuonato Bolton. È un chiaro avvertimento al presidente siriano Al-Assad e ai suoi alleati che stanno a Mosca e Teheran. Gli Stati Uniti ritirano i soldati dalla Siria ma non perderanno interesse per le vicende che accadono nel paese devastato dalla guerra civile. Il fatto che gli americani si ritirino non comporta in alcun modo un indebolimento della loro capacità di colpire le postazioni delle forze armate siriane. Gli Stati Uniti hanno bombardato in due occasioni il regime siriano in risposta al presunto uso di armi chimiche. La prima volta fu nell’aprile 2017, la seconda nell’aprile 2018. Il secondo bombardamento, che tuttavia colpì bersagli di scarsa rilevanza strategica per Damasco, vide la partecipazione anche di Francia e Regno Unito. In effetti, le truppe schierate in Siria non ebbero alcun ruolo nella conduzione dei suddetti bombardamenti; essi vennero eseguiti dalla marina e dall’aviazione. Infatti, i soldati americani non dispongono di armamenti a lunga gittata in grado di colpire le postazioni governative. Le truppe di terra possono contare al massimo su cannoni d’artiglieria in grado di colpire bersagli a una ventina chilometri di distanza nella migliore delle ipotesi. In poche parole quindi, la presenza di truppe sul territorio non è necessaria nel caso si vogliano attaccare le postazioni del regime di Assad.

“Mentre elaboriamo le modalità del ritiro dei soldati americani e le circostanze, non vogliamo che il regime di Assad veda quello che stiamo facendo come una rappresentazione della diminuzione della nostra opposizione all’uso di armi di distruzione di massa” ha precisato il consigliere alla sicurezza nazionale.

Bolton ha fatto le sue dichiarazioni durante una breve conferenza stampa tenutasi sull’aereo che lo stava portando a Tel Aviv, Israele. Il consigliere alla sicurezza nazionale sta intraprendendo un importante viaggio in Medio Oriente che lo porterà ad incontrare due degli attori principali della regione: Israele e Turchia. Bolton avrà dei colloqui con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Con quest’ultimo parlerà sicuramente della Siria, dei curdi e del ritiro americano dal paese.

Proprio riguardo a quest’ultimo dossier, Bolton ha fatto alcune determinanti precisazioni. Il ritiro delle truppe americane è “condizionato” al raggiungimento di almeno due “obiettivi”: la sconfitta definitiva di ciò che rimane dello Stato Islamico; la garanzia, da parte della Turchia, della sicurezza delle milizie curde. A quanto pare Washington non è intenzionata ad abbandonare i curdi a se stessi, o meglio ai turchi, a differenza di quanto si era pensato nelle ultime settimane.

Bolton, che raggiungerà la Turchia lunedì, avrà tra i suoi incarichi principali quello di facilitare il raggiungimento di un compromesso tra gli interessi turchi, che hanno a che fare con la sicurezza nazionale, e gli interessi americani, relativi alla garanzia dell’incolumità delle milizie curde nel nord-est della Siria. Probabilmente gli americani temono un eccessivo indebolimento dei curdi nel caso di un’offensiva turca. Indebolimento che andrebbe ad avvantaggiare il governo siriano e quindi i suoi alleati russi e iraniani. Tempi e modalità del ritiro delle truppe americane sono tuttora un’incognita. Probabilmente la condizione necessaria affinché vengano stabiliti dei piani operativi per il ritiro è il raggiungimento di un compromesso tra Ankara e Washington.