Ci provò per primo John Coltrane nei primi anni ’60, introducendo nelle sue improvvisazioni i “raga” indiani, ovvero particolari strutture musicali che seguono nell’esecuzione precise regole relativamente alle frasi melodiche consentite o vietate. Ci riprovò Duke Ellington nel 1967 con “Far East Suite”, ispirato dal suo viaggio in India. Cinquant’anni dopo, è una signora del jazz, Giuliana Soscia, a riprendere e approfondire la sperimentazione, proponendo un’avvolgente (e convincente) combinazione delle sonorità offerte dalla tradizione musicale Indiana con le forme tipiche del jazz e del linguaggio musicale classico Italiano.

Per il suo dodicesimo disco, “Giuliana Soscia Indo Jazz Project”, pubblicato e distribuito per BAM International e ISMEO, dalla linea melodica semplice e raffinata, la pianista, compositrice e direttrice d’orchestra jazz ha scelto un ensemble di artisti eccellenti, provenienti da mondi musicali diversi: Mario Marzi, virtuoso del sassofono; Paolo Innarella, virtuoso di flauto traverso, flauti etnici e bansuri, flauto indiano di bambù; Rohan Dasgupta, virtuoso di sitar, lo strumento della musica classica indiana più conosciuto in Occidente; Marco de Tilla, affermato contrabbassista jazz; e Senjay Kansa Banik, virtuoso di tabla, un tipo di tamburo diffuso in India e in Pakistan.

I sette brani scritti, diretti e interpretati da Giuliana Soscia con l’apporto di questi cinque artisti utilizzano le risorse offerte dal mondo musicale Indiano e Italiano, mettendo in risalto le specifiche proprietà costruttive e timbriche di ciascuno strumento. Ne scaturiscono potenti effetti musicali, affascinanti melodie dal sapore a tratti mistico e a tratti ipnotico, e intense “pennellate musicali” dalla forza sciamanica.

“Noi siamo inconsapevoli della forza della musica, che anticamente veniva usata per guarire. Io rivolgo la mia ricerca e sperimentazione musicale al recupero di questa dimensione”, spiega la musicista in un’intervista a Il Format. 

Ma cosa unisce il jazz alla musica Indiana?

“L’improvvisazione, che è da sempre il fulcro della cultura musicale Indiana. In occidente, con la nascita della notazione, l’improvvisazione è andata perdendosi. La notazione ha consentito di costruire architetture musicali straordinarie e complesse, ma l’inevitabile conseguenza è stata quella di farci perdere il contatto con le nostre radici. I ‘raga’ sui quali improvvisano i musicisti indiani, invece, vengono tramandati da millenni da Maestro a Maestro. Il jazz rivaluta l’improvvisazione, facendone il fulcro del proprio linguaggio”.

La maggior parte delle suggestioni musicali di Indo Jazz Project proviene da luoghi e atmosfere Indiane (“Samsara“, “Indian Blues“, “Gange” e “Alpha Indi“). L’ondata di “piena interiore” evocata da questi brani si costruisce attraverso la ciclicità di temi che si ripetono come mantra, attraverso ritmi e strutture originali che ispirano le improvvisazioni dei solisti, ognuno secondo il proprio linguaggio musicale.

Arabesque” evoca i raffinati fregi e motivi “cachemire” presenti nella cultura Indiana, avvicinando l’India al mondo arabo con sonorità sinuose e scintillanti, arricchite dall’apporto di campanelli tibetani.

Bloodshed“, infine, chiude il disco con un omaggio alle vittime di tutte le violenze e al contempo una denuncia per le stragi e lo spargimento di sangue nel mondo. Per esorcizzare il male, nella speranza di un mondo migliore.

Giuliana Soscia si è formata presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, dove si è diplomata nel 1988, e ha intrapreso successivamente un percorso artistico in ambito jazz, costellato da album in quartetto con Pino Jodice, tra cui “Contemporary”, “Il Viaggio di Sinbad”, “Stabat Mater in Jazz” , “North Wind” con il featuring di Tommy Smith e “Megaride”, con l’Orchestra Jazz Parthenopea e la tromba di Paolo Fresu.

Ha al suo attivo un’intensa attività concertistica come pianista, compositrice e direttrice d’orchestra jazz in tutto il mondo, dal Brasile al Vietnam, al Perù, alla Scozia, alla Turchia, all’Etiopia e alla Francia. Ma il progetto che la rappresenta meglio nella sua maturità artistica e personale è proprio Indo Jazz Project.

“La mia passione per l’India nasce da lontano. E’ partita da un approccio allo yoga dinamico e alla meditazione. Lo yoga è essenziale per acquisire concentrazione, ed esiste un’analogia tra la meditazione e suonare uno strumento”.

Impegnata nella divulgazione della composizione jazz al femminile e del ruolo della donna nel jazz, nel 2016 Soscia celebra la Festa della Donna nei più importanti teatri dell’India (Experimental Theatre dell’NCPA Mumbai, GD Birla Sabhaggar Kolkata e Civil Services Officer’s Institute di New Delhi). Con un tributo alle donne compositrici jazz (“Sophisticated Ladies”) che comprende brani di Maria Schneider, compositrice e direttice d’orchestra americana, Carla Bley, direttrice d’o­rchestra e pianista californiana, e Toshiko Akiyoshi, compositrice, pianista e bandleader giapponese (quattordici nomination ai Grammy Award e prima donna a vincere il premio come “miglior arrangiatore e compositore dell’anno” conferito dalla rivista  Down Beat), il trio di Giuliana Soscia incanta il pubblico.

“Da quell’esperienza e da quel viaggio – spiega la musicista – ho maturato l’idea di un progetto che potesse abbracciare la musica indiana, i raga con l’improvvisazione jazzistica e un linguaggio più classico contemporaneo. Così è nata l’ispirazione a comporre i brani di Indo Jazz Project,  che ha aperto le Celebrazioni dei 70 anni di Relazioni Diplomatiche tra Italia e India. Nel febbraio 2018 sono partita in un tour promosso dall’Ambasciata d’Italia in India, dal Consolato Generale d’Italia di Mumbai e Calcutta e dagli Istituti Italiani di Cultura di New Delhi e Mumbai per una serie di concerti a Kolkata, New Delhi e Bangalore”.

In Italia, nel 2018, l’ensemble si è esibito presso l’Auditorium Parco della Musica (marzo), nell’ambito del 54° Festival Pontino di Musica (luglio), presso l’Università della Tuscia di Viterbo (dicembre).

A “Indo Jazz Project” sono state riconosciute anche importanti potenzialità didattiche, a testimonianza del valore di questa sperimentazione musicale. Il 13 e 14 settembre 2019 Giuliana Soscia e il suo ensemble terranno presso il Conservatorio di Musica di Santa Cecilia di Roma una masterclass su “L’Arte dell’Improvvisazione da Oriente ad Occidente”, con concerto finale presso la Sala Accademica di Via dei Greci.

Giuliana Soscia presenterà Indo Jazz Project in diretta su Rai Radio Tre (“La Stanza della Musica”) venerdi 7 giugno alle ore 23.