“L’uomo è un animale sociale”Aristotele.

Siamo una generazione sorda, troppo impegnata nel duro compito di avere la ragione a qualsiasi costo. Affrontiamo il fenomeno dell’opinione individualizzata e facciamo sempre più fatica a capire o, almeno, ascoltare l’altro. Nell’era dell’informazione si configura uno strano paradosso: diventiamo esageratamente sordi di fronte al parere degli altri.

In questi tempi di costante bombardamento informativo, l’opinione costruita attorno agli argomenti che assimiliamo quotidianamente, non viene più condivisa con gli altri ma – in molti casi – la pretesa è quella di imporci, di vantarci di avere l’esclusiva sulla verità senza dare più ascolto agli altri.

Detto ciò, non possiamo evitare di segnalare il modello di auto-elevazione del sé promosso dai social, nel quale si è talmente concentrati su sé stessi che ci si dimentica della parte più importante, quella che ci rende un po’ diversi dagli animali selvaggi, ovvero, la capacità di relazionarci e di comunicarci.

Sotto questo modello, l’individuo si racchiude in una specie di realtà fittizia, in un mondo autoreferenziale nel quale, anche se fa finta di dare attenzione alle altre persone, è molto impegnato a vendere sé stesso. Tale situazione sta producendo una profonda crisi relazionale nella quale c’è tanto bisogno di essere ascoltati e, in risposta, c’è una scarsa capacità di ascolto.

Infatti, in questo sforzo di avere la ragione non si cerca di far passare un’idea ma di vendere sé stessi come fonte di verità indiscutibile che s’imponga sul resto e si va d’accordo fin quando si annuisce reciprocamente agli elogi che ognuno fa di sé stesso.

Dato che nel presente caso l’opinione non viene manifestata per trasmettere un’idea ma per far passare sé stessi come intellettuali in una compulsiva pratica di narcisismo, appena l’opinione viene messa in discussione, ci si offende, poi si scambia qualche insulto e la paura di cedere diventa più forte di qualsiasi curiosità o desiderio di giungere a una verità condivisa. Si offre, quindi, un triste spettacolo di monologhi incrociati nel quale tutti parlano ma nessuno si ascolta.

A questo punto, stiamo diventando una generazione sorda nella quale ognuno offre la propria azione catartica in una realtà dove quasi nessuno è disposto ad ascoltare, dato che mentre gli altri parlano si è impazienti per intervenire.

Questo triste spettacolo non è presente esclusivamente  nei social, ma fa parte della nostra quotidianità: si sta evidenziando un’allarmante incapacità di associarsi attorno a un’ideale e di organizzarsi per raggiungere un’obiettivo oppure lo si fa in modo effimero, finché dura, fin quando la nostra incapacità di ascolto spezza il rapporto con il resto.

Nella nostra generazione – sorda per scelta – l’incapacità di comunicare sta mettendo a rischio l’unico aspetto che separa l’uomo dagli animali: il sociale.