Oggi e domani si tiene a Buenos Aires il G20. L’incontro di quest’anno tra i leader politici delle maggiori potenze del pianeta è stato preceduto da un’escalation di tensione in Crimea tra l’Ucraina e la Russia.

Domenica 25 novembre c’è stato uno scontro tra alcune unità navali ucraine e russe nello stretto di Kerch, che divide la Russia continentale dalla Crimea e il Mar Nero dal Mar d’Azov. In un articolo precedente abbiamo parlato più approfonditamente dell’incidente avvenuto domenica scorsa. Potete leggere l’articolo cliccando qui.

Il sequestro dei vascelli ucraini e l’arresto dei rispettivi equipaggi da parte delle autorità russe ha scatenato una dura condanna diplomatica da parte della comunità internazionale nei confronti di Mosca. Unione Europea, Stati Uniti, Nato e Regno Unito hanno fatto fronte comune contro la Russia, accusata di condurre azioni aggressive che minacciano l’integrità territoriale ucraina, la quale ha invece puntato il dito contro il governo ucraino, che avrebbe intrapreso azioni provocatorie per meri fini elettorali. In realtà, il presidente ucraino Petro Poroshenko si è spinto più in là e in un’intervista al quotidiano tedesco Bild ha richiesto addirittura l’intervento delle forze navali della Nato nel Mar d’Azov, sebbene l’Ucraina non faccia parte dell’alleanza.

Come già detto, l’escalation è avvenuta a pochi giorni dal G20 di Buenos Aires per cui era stato programmato un vertice bilaterale tra il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Donald Trump. Fino a ieri pomeriggio l’incontro rimaneva in programma come stabilito. Nonostante le voci di un possibile annullamento circolate in settimana, ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva confermato che il bilaterale Trump-Putin si sarebbe tenuto sabato come da programma. E invece, colpo di scena, ieri sera il presidente Trump ha annunciato via Twitter la cancellazione del summit, sebbene solo poche ore prima avesse detto che questo è “un momento davvero buono” per incontrarsi con Putin e che “probabilmente” l’incontro si sarebbe tenuto nonostante la crisi scoppiata negli ultimi giorni.

Trump ha dato prova per l’ennesima volta dell’imprevedibilità che lo contraddistingue e questo dietrofront dell’ultimo minuto non aiuta certamente a migliorare la sua reputazione internazionale. Ecco come il presidente americano ha giustificato la cancellazione del bilaterale con Putin:

“Siccome la Russia non ha riconsegnato all’Ucraina i vascelli e i marinai, ho deciso che è meglio per tutte le parti coinvolte cancellare il meeting programmato in precedenza in Argentina con il presidente Vladimir Putin. Non vedo l’ora che si tenga un nuovo summit significativo non appena la situazione verrà risolta!”. 

Nei giorni scorsi diversi governi hanno chiesto alla Russia di rilasciare i marinai ucraini e i vascelli sequestrati. Mosca però si è rifiutata affermando che gli ucraini hanno violato le sue acque territoriali e perciò i marinai verranno giudicati dalla magistratura russa. Sulla base di questo rifiuto Trump avrebbe deciso di annullare il vertice con Putin, stando a quando ha dichiarato su Twitter. Ma potrebbe esserci dell’altro. Proprio ieri Michael Cohen, ex avvocato di Trump, ha ammesso di fronte a un tribunale di New York di aver dichiarato il falso quando venne interrogato sotto giuramento dal Congresso riguardo a una vicenda legata al caso Russiagate, ovvero la presunta collusione tra Donald Trump e le autorità russe durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2016. Cohen avrebbe mentito riguardo la durata di una negoziazione avvenuta tra alcuni uomini russi e Trump per la costruzione di un grattacielo nel centro finanziario di Mosca. L’attuale presidente era interessato a fare un investimento nella capitale russa per costruirvi una Trump Tower simile a quella di Manhattan. In precedenza Cohen aveva dichiarato che il negoziato con i russi si era concluso a gennaio 2016, prima che Trump fosse nominato candidato repubblicano per le presidenziali, ma ieri ha ammesso che in realtà i contatti con i russi sono durati fino a giugno 2016. L’ammissione shock di Cohen potrebbe aver influito sulla decisione di Trump di annullare l’incontro con Putin. La Casa Bianca potrebbe aver ritenuto una buona idea evitare che il presidente incontrasse il suo omologo russo in un momento così delicato per le indagini sul Russiagate in modo da scongiurare la diffusione di ulteriori sospetti di collusione. In effetti la performance di Trump durante la conferenza stampa successiva all’ultimo bilaterale con Putin fu parecchio ambigua. Trump dichiarò di fidarsi più di Putin che dei servizi d’intelligence americani e dopo il putiferio scoppiato in patria (venne accusato di “tradimento”) dovette rimangiarsi in fretta e furia le sue parole.

Nel frattempo la tensione continua a rimanere alta in Crimea e nel Mar d’Azov. Il ministro delle infrastrutture ucraino Volodymyr Omelyan ha accusato la Russia di bloccare i porti di Mariupol e Berdiansk, che si affacciano sul Mar d’Azov, ostacolando il traffico marittimo. Allo stesso tempo la Russia ha deciso che installerà nuovi sistemi missilistici S-400 terra-aria in Crimea. I missili saranno operativi entro la fine dell’anno anche se non è dato sapere quanti saranno. La tensione tra Mosca e Kiev, che non si è mai sopita completamente dal 2014, continuerà a persistere e contribuirà a fare di questa regione d’Europa un focolaio di crisi per molto tempo a venire.