Gli ex di Alleanza Nazionale, Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, “si spintonano” su una questione che sta comunque a cuore a entrambi: le foibe. Ma è Gasparri a dare riscontro a Carla Nespolo che gli risponde alla sua sollecitazione a partecipare il 9 febbraio alla cerimonia che si terrà nel Palazzo del Quirinale in occasione del Giorno del Ricordo che il 10 febbraio viene dedicato per legge dello Stato ai martiri delle foibe e agli italiani vittime dell’esodo dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Ovviamente, ribadisce Gasparri, che non è lui a diramare gli inviti di una cerimonia istituzionale che si svolge al Quirinale; ma chi di dovere potrebbe cogliere questa disponibilità a fronte dell’apertura giunta dalla presidente Anpi. Le Foibe sono una tragedia italiana, rileva il senatore di Forza Italia, e bene ha fatto la Rai ad accogliere la sua sollecitazione, da tempo pubblicamente fatta, di trasmettere in prima serata il film Rosso Istria che andrà in onda venerdì alle 21.20 su Rai Tre. Ma – riprende Gasparri – non bisogna più negare, con iniziative e convegni, quella tragedia italiana. Quanto è in programma a Parma è inaudito e vergognoso. Ed allora mi auguro, non avendo io titolo – ribadisce – per diramare inviti, che questa disponibilità dell’Anpi a partecipare all’omaggio ai martiri delle foibe al Quirinale il 9 di febbraio, venga colta. E si possa quindi riaffermare la verità della storia che troppi hanno negato nel passato e si illudono di negare ancora nel presente.

Di tutt’altro avviso, invece, è il vicepresidente di Fratelli d’Italia del Senato che affida a una lettera aperta a Gasparri il proprio disaccordo. Meglio se quell’invito non partisse, segnala La Russa, perché sarebbe una offesa alle vittime la presenza di Carla Nespolo, senza una decisa e soprattutto preventiva sua presa di distanza dalle inaccettabili iniziative dell’Anpi sul territorio che, nella smania di difendere i comunisti titini, cercano di attribuire agli italiani la responsabilità dell’eccidio. Cosa giusta – prosegue – perché l’invito è rivolto alle associazioni degli esuli e non alle associazioni combattentistiche a cui si vuole equiparare l’Anpi, e che in tale veste – sottolinea – raccoglie cospicui finanziamenti pubblici. “Capisco il senso del tuo invito ma, credimi, il risultato sarebbe il peggiore dei mali”.