L’Italia è sotto zero esclusivamente per colpa nostra. Dire con forza la verità non è sufficiente per cambiare le cose, ma almeno aiuta a non perseverare nell’errore. I nostri titoli sovrani hanno toccato il punto minimo di credibilità sui mercati e, cosa ancora più grave, siamo come Paese il fanalino di coda tra le economie europee. Sono primati negativi (veri) mai raggiunti prima. Operiamo quotidianamente perché si allarghi il divario tra le due Italie in una spirale miope dove i fatti sono annullati dalle opinioni e dove i trucchi dei forti contro i deboli sono la regola.

Il Nord estrae risorse dal Sud, saccheggiando indisturbato da anni il bilancio pubblico, incorpora le tossine dell’assistenzialismo, e condanna l’Italia intera a una debolezza strutturale e a una marginalità crescente di lungo termine. Per le Regioni meridionali non ci sono i soldi pubblici per fare l’alta velocità e le infrastrutture che servono, ma quegli stessi soldi dovuti al Sud diventano spreco assistenziale per le Regioni ricche del Nord. Capolavori italiani.

La tentazione irresistibile all’idiozia quotidiana del duo giallo-verde non è stata mai domata. Impedisce addirittura di riconoscere che reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni hanno lasciato mezza cassa vuota perché i due provvedimenti erano sbagliati e non hanno funzionato. Hanno solo scassato i conti, per capirci, non hanno eliminato la povertà (ricordate l’annuncio dal balcone di palazzo Chigi?) e per un pugno di voti si è inculcata negli investitori la convinzione (peraltro errata) di avere smontato la legge Fornero sulle pensioni, da tutti considerata, con il risparmio privato, l’altra vera clausola di salvaguardia del debito pubblico italiano. Riconoscere di avere sbagliato basterebbe a fare saltare metà delle accuse alla base della procedura di infrazione, ma richiede senso dello Stato e cultura delle regole.

La tentazione irresistibile all’idiozia quotidiana impedisce di rivendicare che i provvedimenti fiscali di obbligo di fatturazione elettronica, ricevuti in eredità, hanno, invece, funzionato molto bene e, quindi, arrecano, e sempre più arrecheranno, giovamento al bilancio pubblico italiano. Non siamo neppure capaci di rivendicare la parte buona di un lavoro che produce risultati perché prigionieri di un circuito perverso di balle pericolosissime che ci impedisce di riconoscere i meriti altrui e che, giorno dopo giorno, ha condotto l’Italia all’isolamento in Europa dalla vituperata élite e da tutti i sovranisti singolarmente riuniti. Capolavori italiani.

Abbiamo annullato in mesi e mesi di vaniloquio e di campagna elettorale permanente un capitale di credibilità che, al di là dei nostri errori, ci appartiene storicamente sia come Paese Fondatore e contributore netto dell’Europa sia come patria di uomini del calibro di De Gasperi, Draghi, Prodi, Ciampi, Amato, e altri ancora ce ne sono. Tutti uomini delle istituzioni e servitori della causa europea, degni di fiducia in casa e fuori. Questo è il punto. Ciò che manca oggi è la credibilità. Ogni volta che il professore, Giuseppe Conte, prova a fare ragionare i suoi due vice-premier e a fare capire loro che con questa Europa (anche per cambiarla) si deve dialogare e lo si deve fare da una posizione di forza, c’è sempre un messaggio facebook o un bastone informativo a comando (soprattutto televisivo) che lo randellano senza pietà e tutto continua a accadere dentro il cantiere del sovranismo italiano incompreso.

Se non si vuole che Salvini e i suoi seguaci, sovranisti incompresi, facciano perdere all’Italia la sovranità e consegnino oltralpe le chiavi della cassaforte del Nord e abbandonino il Sud alla sua deriva, serve un segnale forte, bisogna far capire loro che il tempo della ricreazione è finito. Non si può continuare a barattare la credibilità con la propaganda. Se non sono disposti loro a dire abbiamo sbagliato tutto, chiediamo scusa, ricominciamo daccapo, allora visto che stanno giocando con il lavoro dei giovani e con il risparmio di tutti, tocca a noi farli tornare dalle nuvole in terra. A chi oggi ha la responsabilità di governo dell’Italia spetta di usare in Europa il linguaggio della serietà e di fare quell’operazione verità resa necessaria dal loro vaniloquio. Spariscano per un paio di settimane il Capitano, Salvini, e il prescelto di Casaleggio, Di Maio, e lascino sbrigare la pratica a Conte. Oltre al danno (certo) di essere esclusi dalla grande partita delle nomine e di assistere inerti a proposte come la designazione della Merkel da parte di Macron per la guida della Commissione, eviteremmo almeno la beffa di essere commissariati. Il capolavoro finale dei sovranisti parolai italiani: la perdita della sovranità.

Per fare a botte con Trump all’Europa serve una leadership politica con la voce grossa quanto la sua. All’Italia per evitare la procedura d’infrazione non serve la pericolosissima voce grossa di Salvini ma quella pacata di Conte. Bisogna dimostrare che l’Italia le regole le rispetta e, proprio per questo, può legittimamente chiedere che alle procedure per deficit (di bilancio) eccessivo italiano si affianchino quelle per avanzo (con l’estero) eccessivo tedesco. Cambiare l’Europa si può, anzi si deve, ma senza fare gli sbruffoni per un punto in più nei sondaggi e senza giocare con i risparmi degli italiani. Bisogna essere persone serie.