sex and the city

Sex and the City è a suo modo una serie televisiva che ha

fatto epoca. Tutte le copie sono state pessime e inutili, l’originale no! Due considerazioni da fare. La prima è la sceneggiatura, scritta benissimo; ovviamente, ci sono tutti quei messaggi esiziali ed ultimamente da linguista sono entrato in amore con questo aggettivo, che un tradizionalista come me non può che biasimare. Ciò detto, qui entra in gioco l’americanistica che mi pare, da dopo Elémire Zolla, in Italia brancoli totalmente nel buio. L’America raccontata nella serie, quella di Manhattan, è quella lì! 

Vi è poi un secondo fattore, che da anche americanista

trovo di assoluto interesse; ossia, il linguaggio. In Sex and the City la lingua inglese, malgrado sia americana, è diversa; mi spiego. In questa serie risulta a mio avviso palese la ripresa del General American, sarebbe a dire, di un tentativo americano di creare un proprio inglese puro, volendo imitare il Received Pronunciation inglese, che era la lingua delle élite e che potevi apprendere solo in determinate università e scuole superiori.

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RICCARDO ROSATI Museologo. È bilingue italiano-inglese e da anni studia l’Oriente. Ha al suo attivo numerosi saggi e articoli su pubblicazioni italiane e straniere e ha preso parte a conferenze in Italia e all’estero. Con Starrylink ha pubblicato: La trasposizione cinematografica di Heart of Darkness (2004), Nel quartiere (2004), La visione nel Museo (2005). Ha anche scritto: Museologia e Tradizione (Solfanelli, 2015), Lo schermo immaginario (Tabula fati, 2016). Sue monografie sul Giappone sono: Perdendo il Giappone (Armando Editore, 2005); con Arianna Di Pietro, Da Maison Ikkoku a NANA. Mutamenti culturali e dinamiche sociali in Giappone tra gli anni Ottanta e il 2000 (Società Editrice La Torre, 2011); con Luigi Cozzi, Godzilla 2014 (Profondo Rosso, 2014). Ha inoltre co-curato il testo Nihon Eiga - Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010 (csf edizioni, 2010) e curato quello di Julius Evola, Fascismo Giappone Zen. Scritti sull’Oriente 1927-1975 (Pagine, 2016). Negli anni, ha comunque continuato a fare ricerca anche nell’ambito della anglistica, della francesistica e del cinema.