Non si può girare sempre la testa dall’altra parte e fare finta di niente. Si allunga ogni giorno la lista dei morti dell’Ilva di Taranto, il polo siderurgico che negli anni è diventato un luogo di morte e malattia.

“La notizia che non fa notizia: 600 bambini nati con malformazioni congenite tra il 2002 e il 2015 a Taranto, come riportato nel Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal Italia di Taranto. E’ la storia che si ripete, e come accaduto nel 2012 non si rendono pubblici i dati dell’indagine epidemiologica Sentieri dell’Istituto superiore di Sanità su Taranto che li analizza fino all’anno 2018”. Lo dichiara il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli.

“Il governo nazionale – aggiunge – ha deciso di non presentare nel mese di maggio scorso l’indagine epidemiologica, rinviandola il mese di luglio, ovvero dopo le elezioni europee. L’attuale governo pentastellato sta facendo esattamente la stessa cosa che fece il governo con ministro dell’ambiente Clini quando attese sei mesi prima di presentare l’indagine aspettando la forma dell’autorizzazione aberrante all’Ilva”.

Da uno stralcio “dell’indagine epidemiologica – puntualizza Bonelli – si legge che a Taranto si continua a morire e i rischi di morte legati all’inquinamento sono aumentati nonostante le rassicurazioni del governo che tutto va bene e le accuse di allarmismo fatte contro gli ambientalisti. Il dato di 600 bambini nati malformati è presente nella valutazione del danno sanitario dello stabilimento siderurgico Arcelor Mittal: perché non è stata resa pubblica questa notizia considerato che il rapporto era stato presentato nel dicembre 2018?”.

Le prime stime ufficiali a disposizione grazie alla perizia fatta dagli epidemiologi su richiesta del gip Patrizia Todisco, parlano di almeno 90 morti all’anno dal 1998 al 2010 direttamente causate dall’inquinamento dello stabilimento. Sono cifre che non riescono a quantificare la strage che da decenni va avanti nella città pugliese: difficile, se non impossibile legare un singolo decesso all’aria e ai veleni emessi dall’Ilva, ad ammalarsi e a morire non sono solo ex operai e impiegati ma anche i loro familiari, i figli, i nipoti, semplici vicini di casa.

I dati emessi dalla maxi perizia sono sconcertati: le emissioni dello stabilimento causano malattie e almeno 90 morti l’anno tra la popolazione di Taranto. Secondo gli esperti, tra il 1998 e il 2010 386 persone sono morte per colpa delle emissioni, 174 negli ultimi sette anni per i livelli altissimi del Pm 10.

I bambini fino all’età di 14 anni continuano ad ammalarsi più di quanto registrato altrove, mentre operai e impiegati dello stabilimento sono morti per patologie tumorali e neurologiche legate a quello che hanno respirato per anni.
Per la prima volta i medici hanno stabilito una connessione tra i decessi e le malattie tumorali derivanti dall’inquinamento dell’Ilva.

Sono dati che non descrivono tutta la realtà della situazione, ma che provano la colpevolezza di chi per decenni ha dimenticato il polo siderurgico e la salute dei tarantini. La perizia, per esempio, indica i quartieri Borgo e Tamburi, quelli più vicini allo stabilimento, come i luoghi con la più alta percentuale di decessi, insieme con il Paolo VI, la zona costruita attorno all’Ilva negli anni Sessanta per accogliere gli operai arrivati dalle campagne e dalle zone limitrofe.

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Marco Staffiero, il mio nome spirituale è Ardas Sadhana Singh. Sono laureato in Scienze Politiche - Relazioni Internazionali e dal 2009 sono iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio. Approfondisco come giornalista e studioso diverse tematiche, che riguardano le discipline olistiche, le medicine alternative, la sana alimentazione e il benessere psico-fisico. Sono insegnante certificato di Kundalini Yoga, il mio diploma è riconosciuto a livello internazionale dal KRI (Kundalini Research Institute) e dall’IKYTA (International Kundalini Yoga Teacher Associations) e a livello nazionale dalla UISP – Area Discipline Orientali. Collaboro on line con “Il Giornale dello Yoga“ e "Yoga Magazine". Con il quotidiano “L’Osservatore d’Italia” e con “Il Format info” mi occupo di malattie ambientali, elettrosmog e salute. Inoltre, sono responsabile della rubrica Benessere e Salute del quotidiano on line “Il Mamilio”. Attraverso la conoscenza di tematiche legate alla Geobiologia, collaboro con la Bioriposo, dove effettuo misurazioni (con degli strumenti tecnici brevettati) dei nodi di Hartmann, elettromagnetismo ecc. , dando vita a conferenze sull'argomento in vari centri olistici e non solo.