Ci risiamo, il lupo perde il pelo ma non il vizio. È il “classico” caso di estorsioni e tangenti, questa volta è toccato all’mprenditore Pier Paolo Pizzimbone, ex deputato del Popolo della Libertà, e ad un altro imprenditore, Mario La Porta, i quali sono stati arrestati ad Alassio in provincia di Savona nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Savona su ambiente e rifiuti.

A quanto pare l’accusa per entrambi sarebbe quella di estorsione e secondo gli inquirenti i due si sarebbero fatti pagare “la mazzetta” da un rappresentante dell’azienda che oggi gestisce la raccolta rifiuti ad Alassio. L’indagine è iniziata lo scorso 28 novembre con alcune perquisizioni in Comune e nell’abitazione dell’ex assessore all’Ambiente, Rocco Invernizzi, dimessosi subito dopo e dello stesso Pizzimbone dalla carica di commissario provinciale di Fratelli d’Italia.

Pizzimbone, 49 anni, ex console onorario del Congo dal 2003 al 2009, è stato cofondatore insieme al fratello Giovanni Battista della Biancamano SpA, azienda quotata in borsa e attiva proprio nel settore della raccolta e lo smaltimento di rifiuti. Pierpaolo Pizzimbone aveva ricoperto, fino al 2016 l’incarico di vice presidente. E’ stato inoltre deputato per tre mesi (dal 7 dicembre 2012 al 14 marzo 2013) nella XVI legislatura.