L’agenzia europea dei medicinali Ema si è trasferita da Londra ad Amsterdam, il trasloco è stato dettato dai disagi e gli sprechi che la Brexit ha causato negli ultimi tempi. Il trasferimento ha implicato l’apertura di un nuovo cantiere per la costruzione della futura sede nella capitale dei Paesi Bassi, che però non sarà disponibile prima del 2020; questo significa la perdita di un quarto dei 900 posti di lavoro rispetto alla sede londinese, che non verranno ricollocati ad Amsterdam.

Il 1 marzo prossimo l’agenzia responsabile della supervisione e dell’approvazione dei medicinali nell’Unione europea dovrà lasciare definitivamente i dieci piani della torre di Canary Wharf, quartiere degli affari della capitale britannica, mettere tutto negli scatoloni e lasciare la Gran Bretagna. È l’effetto della Brexit. “Affinché un ente regolatore funzioni, ha bisogno di un’organizzazione efficace. Purtroppo si è fermata a causa del trasloco. Da fuori può sembrare che nulla sia cambiato, ma non è così”, dichiara il direttore dell’ente UE Guido Rasi, professore di microbiologia, costretto a mettere da parte il lavoro farmaceutico non urgente per dedicarsi al trasferimento della sede dell’agenzia. https://www.ema.europa.eu/en/about-us/uks-withdrawal-eu/brexit-related-guidance-companies

Inoltre l’Ema, che ricopre un ruolo cruciale per la sanità pubblica, è finita nel mezzo di una battaglia giuridica, infatti il potente gruppo immobiliare The Canary Wharf Group, in parte proprietà del Fondo sovrano del Qatar, ha contestato, dinanzi alla giustizia britannica, la rescissione del contratto di affitto da parte dell’agenzia Ue, stabilita a Londra dal 1995. L’agenzia controbatte che l’uscita dal Regno Unito dall’Unione europea la autorizza a porre fine anticipatamente al contratto, di un valore di centinaia di milioni di sterline, che scadrà nel 2039. L’affitto annuo pagato al Canary Wharf Group è di circa 15 milioni di euro. I legali dell’Ema fanno riferimento alla dottrina giuridica britannica in base alla quale un “evento imprevisto è di natura a modificare fondamentalmente le condizioni di esecuzione di un contratto”. Pertanto la Brexit, “non ragionevolmente prevedibile” impedisce all’agenzia di operare dal Regno Unito: il suo statuto stabilisce che deve avere sede in uno stato membro dell’Ue. Per il Canary Wharf Group, invece, la Brexit è “agli antipodi del tipo di evento in grado di rimettere in discussione un contratto di affitto”. La giustizia britannica dovrà pronunciarsi prima della data prevista della Brexit, il 29 marzo.