Arriva in libreria in questi giorni L’età della disgregazione – Storia del pensiero economico contemporaneo di Alessandro Roncaglia, già professore di Economia politica all’Università di Roma La Sapienza. Il libro, edito da Laterza, è stato appena presentato a Roma all’Accademia dei Lincei, di cui Roncaglia è socio.

Il titolo allude ad un approccio “à la carte” alla ricerca economica, sempre più frammentata. In ogni area coesistono impostazioni radicalmente diverse: keynesiani, neoclassici, istituzionalisti, induttivisti sostenitori di una econometria ateoretica. La conseguenza è che molto economisti tendono a “sorvolare” su alcune gravi debolezze delle fondamenta della loro ricerca.

Il tentativo di raccordo che ipotizza Roncaglia parte dalle fasi della ricerca individuate dal grande economista austriaco Joseph Schumpeter: la concettualizzazione; la costruzione di modelli che collegano fra loro variabili il cui significato è considerato come un dato acquisito – mentre l’attenzione del ricercatore si concentra sulla coerenza logica interna dei modelli – e il confronto con la realtà.

Nella prima parte del suo libro, Roncaglia si concentra sulla prima e sulla seconda fase, con un”esposizione sintetica del retroterra della teoria economica contemporanea: Smith Ricardo e Marx dal lato classico, Menger Jevons e Walras e Wicksell dal lato marginalista, Bentham che precorre la nozione marginalista dihomo oeconomicus, il metodo di Weber, l’istituzionalismo di Veblen, il tentativo di Schumpeter di costruire una versione dinamica della teoria marginalista, la rivoluzione di Keynes.

La seconda parte del libro è dedicata a Hayek e Sraffa, attivi sia nel periodo interbellico sia dopo la conclusione della seconda guerra mondiale. Meno citati di autori come Hicks o Samuelson, Hayek e Sraffa forniscono contributi decisivi: La ricerca di una compatibilità tra l’analisi sraffiana di prezzi e distribuzione e quella keynesiana dei livelli di reddito e occupazione implica una interpretazione di Keynes che appare a Roncaglia la più appropriata, benché sia diversa da quelle proposte da teorici della sintesi neoclassica come Samuelson e Modigliani.

La terza parte del libro, la più ampia, riguarda l’impostazione teorica dominante nel periodo, il cosiddetto “mainstream”. Nel campo della microeconomia, la teoria delle utilità attese proposta nel 1944 da von Neumann e Morgenstern. Nell’area macroeconomica,  la sintesi neoclassica di Modigliani e Samuelson, che riconduce alcune delle proposte di politica economica keynesiane nell’alveo della teoria marginalista del valore e della distribuzione, riaffermando la tendenza di fondo alla piena occupazione.

La quarta parte del libro riguarda filoni di ricerca che minano aspetti importanti dell’ortodossia tradizionale: l’economia comportamentale (behavioural economics), che parte dalla constatazione di violazioni ai postulati che esprimono il concetto neoclassico di razionalità per giungere a formulazioni teoriche come la prospect theory di Kahneman e Tversky o la ‘razionalità limitata’ di Herbert Simon.

Nell’analisi dei mercati monetari e finanziari si passa dalla teoria dei mercati efficienti, perennemente in un equilibrio che riflette lo stato delle conoscenze degli operatori, alla teoria della fragilità finanziaria e delle crisi proposta su basi keynesiane da Minsky, che ha conosciuto un rinnovato interesse in seguito alla crisi finanziaria mondiale del 2007-8.

L’ultima parte del libro riguarda un insieme di filoni eterodossi: i post-keynesiani (scuola di Cambridge), marxisti, evoluzionisti, istituzionalisti e la teoria delle capabilities  di Sen. Un insieme variegato di impostazioni che condividono alcune caratteristiche essenziali per una ricostruzione della teoria economica.

Roncaglia giudica fondamentale la divisione del lavoro, e rifiuta le nozioni di equilibrio tra domanda e offerta, di homo oeconomicus perfettamente egoista – con preferenze indipendenti da quelle di chiunque altro, concentrato sul perseguimento del proprio benessere materiale.

L’esame del complesso percorso della teoria economica degli ultimi tre decenni del secolo scorso delinea un quadro che Roncaglia definisce molto insoddisfacente. Le fondamenta delle teorie mainstream poggiano sulle sabbie mobili di concetti che poco hanno a che fare con il mondo reale.

La varietà delle impostazioni, specie di quelle eterodosse – conclude Roncaglia – costituisce la vera ricchezza del dibattito economico contemporaneo. Da trattare con interesse, e non con l’astio che la teoria dominante riserva a chi non è allineato.