Alle 9 e mezza del mattino il primo gruppo di danzatori e fedeli, accompagnati da gruppi di musicisti, ha lasciato il cortile dell’Abbazia di Echternach. Sempre al suono della stessa melodia, a ritmo di polka, intorno alle 13 gli ultimi pellegrini sono entrati nell’Abbazia per la preghiera conclusiva. La processione danzante di Echternach, la città più antica del Granducato di Lussemburgo, è unica al mondo. Per questo, nel 2010, l’UNESCO l’ha classificata Patrimonio immateriale dell’umanità.

Più di novemila i fedeli presenti all’edizione di quest’anno, tra cui un migliaio di musicisti provenienti da tutta Europa. E molte le scolaresche presenti, dopo le polemiche per la mancata chiusura delle scuole in un giorno tradizionalmente festivo per gli studenti. Chi è voluto andare alla processione, oggi era comunque assente giustificato. L’anno scolastico nel Lussemburgo termina a metà luglio.

La musica che accompagna la processione danzante di Echternach è  la stessa da un secolo e mezzo, quando l’antica melodia fu armonizzata a beneficio delle nascenti bande musicali. E sono senz’altro gli strumenti a fiato – e in particolare gli ottoni – a fare la parte del leone, anche se in alcuni gruppi si fanno apprezzare anche flauti, violini e fisarmoniche.

Oltre alle orchestre scolastiche e alle bande, alla processione di Echternach possono partecipare i fedeli che arrivano da soli: accolti nel cortile dell’Abbazia sono inquadrati in gruppi ai quali vengono assegnate le bande musicali.

Come da tradizione, anche quest’anno i “pellegrini danzatori” hanno compiuto il tradizionale percorso che si snoda per le vie della cittadina medievale, e che dal cortile li ha riportati alla cripta della basilica, per onorare la tomba del Patrono, San Villibrordo, monaco irlandese morto nel 739 e presto venerato come santo.

I fedeli danzatori, in camicia bianca, si tengono uniti attraverso fazzoletti piegati a metà in forma triangolare (secondo alcune ipotesi, a ricordare la Trinità) e procedono a ritmo di musica, un passo a destra, uno a sinistra, in una danza suggestiva alla quale sono attribuite proprietà taumaturgiche e preventive di malattie neurologiche.

Secondo la leggenda, Guy le Long, violinista di Echternach, partì in pellegrinaggio in Terra Santa con la moglie, ma tornò solo. Disse che era morta durante il viaggio, ma dei parenti che in sua assenza si erano impossessati dei suoi beni misero in giro la voce che Guy l’avesse assassinata.

Il violinista fu processato e condannato all’impiccagione. Sul gradino della forca, espresse un ultimo desiderio: suonare il suo violino. La musica di Guy spinse i presenti a danzare senza sosta, in una sorta di trance collettiva della quale Guy approfittò per fuggire e mettersi in salvo. Per rompere l’incantesimo della danza fu chiamato San Villibrordo.

Secondo gli storici, la processione risalirebbe a pochi decenni dopo la morte del Santo. Testimonianze scritte del rituale danzante risalgono agli inizi dell’anno Mille. Nel 1246, papa Innocenzo IV accordò un’indulgenza di 40 giorni ai fedeli che nella settimana di Pentecoste si recavano a Echternach per venerare il Santo. Nemmeno la guerra dei Trent’anni fermò la tradizione.

L’Illuminismo e l’ondata laicista dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo bloccarono la processione, che neppure la Rivoluzione francese riuscì tuttavia a cancellare. Dopo l’interdizione imperiale del 1786, infatti, già nel 1802 la processione rinacque a nuova vita, nonostante la chiusura dell’Abbazia e l’allontanamento dei monaci. La parrocchia di Echternach organizzò la “nuova” processione, alla quale parteciparono insieme danzatori, cantori, musicanti e fedeli e – per la prima volta – le donne. Nel 1906, la processione tornò nell’Abbazia restaurata e riaperta, insieme alle spoglie di San Villibrordo.

Gli occupanti nazisti sospesero la tradizione della processione nel 1940, ma già l’anno dopo si rifece – atto che provocò imprigionamenti e rappresaglie. E malgrado la distruzione della grande chiesa e della città intera nel corso della battaglia delle Ardenne, nel 1945 la processione tra le macerie fu un atto di fede nel futuro e nell’intercessione del santo protettore. Nel 1953, la consacrazione della basilica ricostruita divenne simbolo della riconciliazione con il confinante popolo tedesco.

Anche quest’anno la processione, che si è aperta con il saluto dell’arcivescovo lussemburghese, Jean-Claude Hollerich, ha riunito alti dignitari ecclesiastici provenienti da tutta Europa.

 

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