Non solo ci sono donne a destra,ma stanno al suo apice

cristina trivulziopiù che in altri mondi politici. Basta citare le leadership della Meloni, della LePen, della May, della Merkel, della Weidel nei quattro più importanti paesi europei. Anche quest’anno si sono volute distinguere dal tradizionale movimento femminista storicamente legato a sinistra, antifascismo, Resistenza. Così hanno festeggiato il 7 marzo invece dell’otto durante la conferenza Donne in campo: ieri, oggi e domani, elogiando le eroine del Risorgimento, le Ausiliarie ed il martirio delle donne giuliano dalmate.

Viene per esempio illuminata la figura ottocentesca risorgimentale della bella e potente Cristina Trivulzio, a 16 anni più ricca ereditiera d’Italia, rampolla delle famiglie storiche dell’aristocrazia lombarda dei Trivulzio, Gherardini, Sant’Antonio e Visconti d’Aragona, nipote dell’ambasciatore austriaco a Torino, impalmata da un Barbiano di Belgioioso. L’epilettica Cristina di Belgioso, fervente patriota, carbonara, saintsimoniana, attrice, giornalista, amica di Beauharnais, Vieusseux, Doria, Luigi Napoleone, Balzac, Thierry, Thiers, Maroncelli, La Fayette, Barbiano, Tommaseo, Maroncelli, Döhler, del visconte Chateaubriand, dell’abate rivoluzionario Coeur, adorata da Heine e condannata dal Manzoni, soffrì per patriottismo due volte l’esilio, tra la fine degli anni ’20 ed il 1839, e dopo le cinque giornate del ’48, quando un terzo dei milanesi abbandonò la città.

Animatrice del salotto parigino di rue d’Anjou, con Bellini,

Listz e Malvezzi, modello per la Sanseverina stendhaliana della Certosa di Parma, per la Diana heiniana, per la Fedora balzachiana, per le opere di De Musset fu permanentemente spiata e perseguitata dagli austriaci e da loro, da ricchissima, ridotta alla povertà più nera. Anche da Princesse ruinée, colpita negli affetti familiari per la prigionia del Visconti dopo i moti carbonari milanesi del 1820-21, ragazza madre, amante della Sand e del Mignet (l’autore della Storia della Rivoluzione francese del 1824), finanziò la spedizione in Savoia del ’31di Pisani Dossi ed in Piemonte di Mazzini del ‘34, ricamando con le proprie mani le bandiere degli insorti; intercesse per Confalonieri e gli italiani detenuti allo Spielberg; portò 200 napoletani alle cinque giornate di Milano ed organizzò gli ospedali durante la difesa della Repubblica Romana del ‘49.

Già redattrice al Constitutionnel fu editrice della Gazzetta

 italiana con Marino, Falconi, Montanelli e Brofferio e poi del giornale Ausonio; scrisse l’Essai sur la formation du dogme catholique del ‘42 ed altri studi sulla Lombardia. La bella, pallida Madonna lombarda delle Notti fiorentine fu spesso antesignana di modelli moderni, come per la minigonna saintsimoniania indossata molto prima di Mary Quant, o per il falangsterio, su modello fourieriano di Locate (asilo, ricovero, scuole) che anticipava la fabbrica sociale di Olivetti. Nei lunghi esili a Genova, Roma, Napoli, Firenze, Svizzera, Provenza, Lugano, Marsiglia, Lione, Malta, Grecia, Turchia e Parigi fu estremanente lucida, anche nelle contraddizioni di finanziare la Giovine Italia ed esserne nemica oppure di sostenere, da repubblicana, i Savoia. Al contrario però di Anita Garibaldi, o della Contessa di Castiglione sparì nell’oblio. I francesi l’avevano fatta oggetto di satira da quanto era nota (Non contenta di cospirare, di essere bella, di usare chitarra, pugnali,ventagli e di far sapere a tutta Parigi che l’asma la stava perseguitando, leggeva l’ebraico e scriveva un libro), in Italia il suo impegno esclusivo patriottico venne scordato.

Cristina morì nel 1871 a Locate senza politici al funerale.

Spaventava la determinazione di una donna, che con molti fatti aveva affrontato la persecuzione per le sue idee. Tutt’oggi le donne a destra si trovano nella stessa posizione. Le loro idee non sono tenute spesso in considerazione anche perché è vero che il femminismo originario, quello del diritto al voto ed al lavoro, è nato in un alveo di sinistra. La battaglia però del femminismo di portare la donna fuori  dai ruoli di moglie, mamma, domestica è andata ben oltre; è divenuta sempre più violenta con il me-too ed infine demenziale con l’aggancio ai cento nuovi sessi trav, trans e queer, destabilizzando un possibile e necessario rapporto tra i sessi.

Il femminismo destro della partoriente candidata sindaco

e della Bongiorno è tornato allora alla ribalta perchè combattere piccole cose come la depilazione o il make up significa porsi contro l’essere naturale femminile. Le donne di destra, contrarie alle quote rosa nelle liste elettorali e nei consigli di amministrazione aziendali, contrarie alla discriminazione alla rovescia favorevoli al merito ed alle proprie inclinazioni che volgono al lavoro equilibrato alla sfera privata e affettiva si sono riconosciute e specchiate nella grande maggioranza dell’altra metà del cielo che vuole essere fidanzata, moglie, madre e che non ritiene fare figli un atto fascista. Le donne di destra, hanno snobbato dunque una giornata internazionale trasfigurata al punto da non essere riconoscibile per affrontare le tematiche oggi loro di maggior interesse, scuola, denatalità, adozioni, disabilità, violenza tutti temi necessariamente da affrontare con il sesso maschile, che non è necessariamente violento, misogino, ladro di spazio vitale, ma semmai il partner con cui si costruisce per natura la famiglia, la comunità, il popolo, la nazione.

Ecco perché le donne in campo di ieri oggi e domani; le donne che difesero sempre i propri figli anche da ragazze madri, sia povere che ricche. Con i balli in costumi d’epoca delle danze risorgimentali, con i brani di Cristina Trivulzio recitati dall’attrice Anna Maria Ackermann si è voluto evocare un tempo in cui indipendenza e questione femminile erano un tutt’uno.

Mai come oggi la questione femminile si pone sopprattutto quando teorie filantropiche generiche mettono più che altri in pericolo proprio le donne, la loro evoluzione ed il loro diritti. Ci sono state donne valorose che, anche a costo della propria vita, hanno issato con eroico stoicismo il vessillo della propria libertà. Erano donne però, non mostri gender ed è per questo che la questione femminile, non un femminismo di fazione, ci pone l’obbligo di ricostuire una società coesa, ordinata e sicura. Perché la libertà sostanziale della donna è quella di tutti