Il progresso degli ultimi quarant’anni ha visto le donne

ottenere molta più libertà e indipendenza: nonostante delle tristi realtà in cui non è ancora così, oggi noi donne occidentali siamo libere di scegliere con chi instaurare una relazione, che tipo di carriera intraprendere, se volere figli o meno. Potremmo vivere in serenità e guardare con ottimismo al futuro. Eppure, come abbiamo un po’ di spazio mentale, veniamo travolte spesso da una valanga di pensieri, preoccupazioni ed emozioni che non trovano risposta immediata: domande esistenziali, che ci riportano a nuovi interrogativi e rimuginii.

Dove andrò se continuo con questo lavoro?

Come farò ad essere Felice? Perché la collega mi ha guardato così? Cosa vorrà dire? Spesso ci sembra che questo aspetto faccia parte dell’essere donna e sì, ce lo fanno notare anche gli uomini. Sembra far parte della nostra indole ad occuparci dell’altro, e così tendiamo a far nostri pensieri che appartengono ad altri, come quando il nostro compagno ci fa una scenata perché nervoso di suo, o il capo non riesce a gestire le relazioni sul lavoro, o un figlio non si comporta come vorremmo. Ma, come spiega la Psicologa Susan Nolen-Hoeksema, docente alla Yale University, L’abitudine a pensare troppo può essere deleteria. Interferisce con la nostra capacità di risolvere i problemi. E può nuocere seriamente al nostro equilibrio psichico. Allora come fare ad affrontare questi momenti? Le ricerche dimostrano che le donne hanno il doppio di possibilità degli uomini di sviluppare un disturbo di tipo ansioso o depressivo e la tendenza a rimuginare non aiuta, anzi sembra proprio collegata all’insorgere di queste patologie.

Essere in un momento di ruminazione mentale e tentare

di uscirne, sempre secondo la Nolen-Hoeksema, è come essere immersi nelle sabbie mobili, impossibile liberarsene da soli. È come un vortice che ci spinge sempre più giù fino a farci affondare e non c’è nulla a cui appigliarsiNaturalmente, prima di procedere, dobbiamo ricordare che esiste un Rimuginio normale  e un Rimuginio patologico. Quest’ultimo è quello inserito all’interno di un disturbo d’ansia o un disturbo depressivo vero e proprio. In questo caso è bene seguire le indicazioni dello psicologo da cui si è seguiti. Mentre il rimuginio normale si distingue, secondo T. Borgovek, lo studioso che ne ha introdotto per primo il concetto nel campo della psicopatologia, per le seguenti caratteristiche: si rimugina su un minor numero di problemi, si passa meno tempo a rimuginare, si rimugina su problemi oggettivamente gravi e pericolosi. Da qui in avanti, dunque, ci occuperemo solo del rimuginio normale. Vediamo da vicino delle strategie di efficacia immediata per spezzare la morsa dei pensieri e impedirle di andare avanti, facendoci solo del male.

1. Concedersi una tregua con distrazioni piacevoli.

I ricercatori della Yale University hanno scoperto che, fornire ai ruminatori distrazioni positive, anche solo per 8 minuti, è estremamente efficace per risollevare il morale e spezzare il circolo vizioso dei pensieri ripetitivi. Anche se possono fornire solo un sollievo momentaneo, le distrazioni piacevoli preparano la strada per un sollievo a lungo termine. Ognuno può trovare la strategia personale che gli risulta più efficace, ad esempio un’attività fisica, la lettura di un libro o la visione di un film, o ancora una passeggiata col proprio cane.

2. Formulare frasi o concetti più complessi che aiutano ad allontanarsi dai pensieri ripetitivi.

Ad esempio aiuta ripetersi frasi del tipo, Non permetterò a questi pensieri di prendere il controllo della mia vita!

3. Programmare un’ora precisa in cui ci si dedicherà alla preoccupazione

che ci portiamo dietro per tutto il giorno, aiuta molto a limitarne l’estensione e a riprendere il controllo della propria vita. Programmando un’ora, che non sia peró prima di andare a dormire, possiamo rispondere ai nostri pensieri che non li stiamo sottovalutando ma che stiamo pianificando un tempo specifico da dedicare loro, invece di farlo ora che abbiamo da fare.

4. Parlatene con un amico o un familiare.

Dagli studi dei ricercatori della Yale University è emerso che uno dei modi più diffusi per liberarsi dalle ruminazione è parlare con una persona fidata, che ci faccia sentire accettata, capita e che ci aiuti ad organizzare i nostri pensieri. Parlare, quindi, in modo sincero con degli amici o familiari, chiedendo loro esplicitamente di aiutarvi a liberarvi dai pensieri ripetitivi.

5. Mettere nero su bianco i vostri pensieri.

Spesso, al posto di parlare con un amico, molti preferiscono scrivere le proprie ansie e preoccupazioni (su carta o smartphone) piuttosto che continuare a farle mulinare nella loro testa. Metterli per iscritto, spesso, aiuta a riconoscerli, a discriminarli. E ci si accorge così che sono ridicoli, riferiti a preoccupazioni inesistenti o esagerate. Scrivere i propri pensieri aiuta ad uscire dalla ruminazione e ad entrare nell’ ambito della riflessione costruttiva, che ci aiuta così a distinguere le ruminazioni incontrollate dalle preoccupazioni oggettive e ad intraprendere azioni mirate.

6. Cercare una gratificazione personale ed usarla.

Si tratta di inserire nella routine quotidiana una piccola cosa gratificante da fare per se stessi, che S. Goldman, psicologa dell’università della California chiama strategie basate sulle emozioni positive. Possono essere svariate attività, come pensare a dei momenti felici, dirsi delle parole che aiutino a star meglio, andare dal parrucchiere o estetista, fare un bagno caldo con oli profumati, ad esempio al gelsomino, giocare con dei bambini piccoli o animali, guardare un film divertente, ascoltare la nostra musica preferita ad alto volume, ecc. Le emozioni positive possono farci pensare positivo e di conseguenza stoppare le ruminazioni.

Queste strategie aiuteranno sicuramente a liberarsi dalle

ruminazioni nel breve periodo. Ma non possono certamente risolvere i problemi sottostanti. Per farlo, dovrete passare ad un livello più elevato e attaccare concretamente i vostri problemi e il vostro particolare modo di affrontarli. Pertanto, se ritenete le vostre ruminazioni eccessive, non esitate a parlarne con uno psicologo!

Insieme potreste fare un percorso che vi aiuterà a gestire i vostri pensieri e le vostre emozioni, senza farvi più sopraffare da essi.

VIAWww.professionepsicologoroma.it
CONDIVIDI
Articolo precedenteTv: Identità Digitale, la D’Urso vince in tv ed in rete
Prossimo articoloI veri numeri della paura, rimpatri ed escamotage elettorale
mm
Sono una psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e mi sono laureata nel 2002 presso l'Università La Sapienza di Roma. La mia passione per l'ambito clinico mi ha portato a frequentare diversi masters, tra cui quello dell'Università Cattolica del Sacro Cuore che mi ha dato la formazione teorica di psicologia e psichiatria ospedaliera. A questa esperienza è seguita quella pratica e interessantissima di collaborazione con l'Ambulatorio di Psicologia dell'Ospedale di Rieti, iniziata nel 2004 e terminata da poco. All'interno di questo servizio ambulatoriale è stato impostato un servizio di assistenza a pazienti oncologici, con percorsi psicoterapici strutturati e paralleli a quelli farmacologici. Contemporaneamente, sempre nel 2004, ho iniziato l'esperienza di Psicologa Responsabile del Centro Antiviolenza della Regione Lazio, che è andata avanti per 10 anni. Sono appassionata di Mindfulness e tecniche di rilassamento, su cui tengo dei seminari. Attualmente partecipo come relatore a convegni di Psiconcologia e seguo i miei pazienti presso gli studi di Roma e Rieti. Effettuo inoltre consulenze on line in tutta Italia e a italiani residenti all'estero.