Il modo in cui mangiamo è un aspetto della nostra personalità che ci accompagna per tutta la vita. Fa parte della nostra memoria. Tutti noi ricordiamo le merende dalla nonna, le feste di compleanno dell’infanzia, piene di patatine o dolcetti, le prime pizze fuori con gli amici da adolescenti, le pause pranzo tra colleghi in allegria. Insomma, il cibo ci accompagna nella nostra crescita ed ogni alimento rimane scolpito nella nostra mente, assumendo dei connotati personali che colorano i nostri ricordi.
A regolare la nostra alimentazione c’è il meccanismo di fame e sazietà, che scandisce gli equilibri della nutrizione e ci spinge a mangiare esclusivamente in risposta allo stimolo della fame.
Ma sappiamo benissimo che ad influenzarlo ci sono anche molti meccanismi psicologici, che scompensano questa bilancia, ossia quei meccanismi che sono alla base dell’obesità e dei disturbi alimentari.

Essi determinano un’alterazione del nostro rapporto con il cibo, che sarà, a seconda delle situazione, fonte di conforto, di rifugio o di benessere.

Se combatti con i chili in eccesso da una vita, se in passato hai perso peso per poi riacquistarlo, incolpando te stesso, il tuo organismo o la tua dieta, allora questo articolo fa per te.
Tanti medici ti avranno detto che tutto ciò non fa bene al nostro corpo. Allora proviamo a vedere COME fare una dieta, mantenere il peso e porre fine al ciclo PERDITA-RIACQUISTO PESO.
Il metodo cognitivo applicato alla perdita di peso, ideato dalla dott.ssa Judith Beck, ci insegna che ogni dieta equilibrata funziona se abbiamo il giusto atteggiamento mentale.
Vi capita mai di mangiare in modo automatico, di sentire che il mangiare è in qualche modo fuori dal vostro controllo consapevole? Bene, allora siete nel posto giusto!
Il metodo cognitivo ci ricorda che mangiare non è una cosa automatica, ma una decisione che prendiamo. Così, scopriremo che possiamo imparare ad avere un controllo maggiore sul nostro comportamento alimentare.

L’importanza dei pensieri

La terapia cognitiva si basa sul concetto che il modo di pensare di una persona influisce su come si sente e su cosa fa.
Prima di mangiare c’è sempre un pensiero.

Facciamo un esempio. Siete a una festa e vedete un vassoio di pasticcini che vi tenta. Non ne prenderete automaticamente uno. I vostri pensieri influenzano ciò che fate. Se pensate: “Che voglia di dolci che Ho!”, “Non succederà nulla se ne prenderò solo uno”, allora lo mangerete. Se invece penserete: “Voglio mangiarlo ma non devo perché non è previsto dalla mia dieta”, oppure “Devo riuscire a resistere al cibo tra i pasti”, probabilmente non lo mangerete.
I pensieri che vi portano a mangiare secondo modalità improduttive sono pensieri sabotanti. I pensieri che vi conducono ad agire secondo modalità più produttive sono pensieri utili.

Eventi scatenanti
I pensieri sabotanti emergono quando ci confrontiamo con eventi scatenanti, una situazione che stimola tali pensieri.
Stimoli ambientali, come la vista o l’odore di cibo;
Stimoli biologici, come la fame, la sete o la smania di cibo (impulso intenso a mangiare);
Stimoli mentali, pensare al cibo, leggere delle ricette, ricordare qualcosa che ci è piaciuto;
Stimoli emotivi, sentimenti spiacevoli, come la rabbia, la tristezza, l’ansia, la frustrazione o la noia, ma possono essere anche sentimenti piacevoli;
Stimoli sociali, ad esempio le persone che vi spingono a mangiare o le situazioni in cui desiderate di poter mangiare come tutti gli altri.
Secondo la dott.ssa Beck riuscire a identificare gli stimoli che evocano i pensieri sabotanti e che vi portano a mangiare secondo modi improduttivi è la cosa più difficile. Ognuno di noi è maggiormente sensibile a determinati stimoli, mentre ad altri no. Dunque, la cosa è del tutto soggettiva. Fatto questo, potete minimizzare l’esposizione a quegli stimoli o cambiare la vostra risposta ad essi.

Cosa possiamo fare?

• Modificare l’ambiente in cui mangiamo
• Tollerare la fame e le smanie di cibo
• Pensare al cibo in modo diverso
• Gestire le emozioni in modo produttivo
• Rendere l’alimentazione salutare una priorità più importante del dare piacere agli altri (pazienza se si offendono quando non prendo i dolci al loro compleanno!) o del soddisfare un desiderio momentaneo (resisteró a questa voglia perché voglio stare in salute!).

L’atteggiamento mentale

Se lottate per dimagrire, avete un atteggiamento mentale relativo al cibo diverso dalle persone che non combattono con il peso.

Il modo in cui pensate, vedere la fame come un’emergenza, (non siamo mica in guerra!) sovrastimare il disagio e la durata delle smanie di cibo (fate passare qualche minuto e passeranno), sottostimare il fatto che la gente magra limita la propria alimentazione (fateci caso: Quanto mangia poco la vostra amica magrissima!!!) rende più difficile per voi rispettare una dieta.
Non importa quale sia oggi il vostro atteggiamento mentale, potete imparare a cambiarlo, non solo per dimagrire, ma per essere sicuri che non riprenderete peso in modo permanente.

Non importa se volete perdere 3 kg o 20 kg, oppure se volete solo mantenere il vostro peso.
Se volete tenere lontano il peso in eccesso in modo permanente, avete bisogno di una serie di abilità per stare a dieta.

Allora siete pronti?

L’ideale è scegliere un programma alimentare e progredire un giorno alla volta , appuntando ogni giorno i vostri pensieri sabotanti e il modo  in cui rispondere ad essi. (Preparate delle risposte-tipo da utilizzare ogni volta si ripresentino).
Vi capiterà di sentirvi molto motivati e di voler procedere più velocemente. Ma nella maggior parte dei casi farete meglio a rispettare l’alimentazione prevista. Ci vuole tempo per lasciar penetrare i nuovi concetti e per diventare abili nel cambiare le vostre idee e il vostro comportamento.

Di cosa ho bisogno?

Prima di iniziare il programma avrete bisogno una dieta sana e di alcuni articoli di cancelleria: cartoncini colorati in cui scrivere le vostre motivazioni a intraprendere una dieta, dei post-it in cui appunterete i vostri traguardi e rileggerete ogni volta che vorrete e un quaderno per scrivere giornalmente i pensieri che vi suscita lo stare a dieta.
Si comincia!

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Sono una psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e mi sono laureata nel 2002 presso l'Università La Sapienza di Roma. La mia passione per l'ambito clinico mi ha portato a frequentare diversi masters, tra cui quello dell'Università Cattolica del Sacro Cuore che mi ha dato la formazione teorica di psicologia e psichiatria ospedaliera. A questa esperienza è seguita quella pratica e interessantissima di collaborazione con l'Ambulatorio di Psicologia dell'Ospedale di Rieti, iniziata nel 2004 e terminata da poco. All'interno di questo servizio ambulatoriale è stato impostato un servizio di assistenza a pazienti oncologici, con percorsi psicoterapici strutturati e paralleli a quelli farmacologici. Contemporaneamente, sempre nel 2004, ho iniziato l'esperienza di Psicologa Responsabile del Centro Antiviolenza della Regione Lazio, che è andata avanti per 10 anni. Sono appassionata di Mindfulness e tecniche di rilassamento, su cui tengo dei seminari. Attualmente partecipo come relatore a convegni di Psiconcologia e seguo i miei pazienti presso gli studi di Roma e Rieti. Effettuo inoltre consulenze on line in tutta Italia e a italiani residenti all'estero.