A partire dal 1° gennaio 2019 scatta l’obbligo della fatturazione elettronica tra privati titolari di partita IVA residenti in Italia. Tale obbligo riguarda tutte le fatture emesse tra imprese, professionisti e artigiani per riscuotere il denaro dovuto per la cessione di beni o servizi.

La fatturazione elettronica obbligatoria era stata prevista nella Finanziaria del 2018, sotto il governo Gentiloni. Per quanto riguarda l’Agenda Digitale, il governo Conte ha chiaramente manifestato l’intenzione di proseguire sulla strada della continuità: è di pochi giorni fa la nomina di Luca Attias come Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale al posto di Diego Piacentini. E va bene cosi, perché la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione non ha e non deve avere colore politico. Attias, 53enne ingegnere elettronico romano, direttore generale dei sistemi informativi automatizzati della Corte dei Conti, ricoprirà fino al 15 settembre 2019 il prestigioso incarico.

La fatturazione elettronica, che rappresenta solo uno degli aspetti legati alla trasformazione digitale della PA, comporta un risparmio medio calcolato tra i 7 e 12 euro a fattura per un’azienda che produce o riceve 3mila fatture all’anno. Un risparmio legato ad una maggiore efficienza, a un minore impiego di manodopera e in generale, alla dematerializzazione dei processi di gestione dei documenti.

È proprio sulla dematerializzazione che bisogna puntare per favorire l’introduzione e lo sviluppo a tutti i livelli di una cultura della società dell’informazione.  Non ha dubbi in merito Guido Bacigalupi, area manager per il centro e sud Italia di IT Consult. Bacigalupi è coetaneo di Attias e come luk ingegnere elettronico, romano e laureato all’Università La Sapienza.

IT Consult, nata nel 2001 dall’intuizione di Giovanni Marrè, è un’azienda di Urbino leader in Italia in ambiente Microsoft nei servizi e nello sviluppo di piattaforme software per la gestione di processi, competenze e documenti, nel protocollo informaticoarchiviazione e conservazione sostitutiva a norma di legge. Tra i suoi clienti vi sono ENEL, Marina Militare, l’Autorità Garante per le Comunicazioni, Lazio Innova, Coldiretti, Invitalia, i Musei Vaticani e vari Aeroporti italiani.

“La forza di IT Consult – spiega Bacigalupi – consiste proprio nell’aver fatto della dematerializzazione il suo core business. Tante imprese italiane operano nel settore dell’IT, ma poche si dedicano completamente allo sviluppo di soluzioni per la dematerializzazione di documenti e processi. Il laboratorio di sviluppo di IT Consult, basato ad Urbino, consente un’evoluzione rapida delle soluzioni offerte, in linea con le dinamiche del mercato italiano e la normativa di riferimento”. 

A che punto siamo in Italia in tema di dematerializzazione?

Resta da superare un vuoto culturale e organizzativo, più che tecnologico. Abbiamo recuperato il gap tecnologico con le grandi multinazionali dell’IT, ma siamo ancora in forte ritardo nell’adozione di soluzioni innovative che migliorano enormemente l’efficienza ed efficacia delle aziende che producono beni e offrono servizi. Queste aziende, pubbliche o private che siano, dovranno necessariamente adeguarsi ai nuovi obblighi di legge in merito alla fattura elettronica. Questo dovrebbe fornire loro uno spunto per procedere ad una profonda rivisitazione dei propri processi e procedure interne. La fattura elettronica, infatti, non è altro che il punto di arrivo o di partenza di un iter di lavorazione di dati e documenti che dovrebbe essere completamente digitalizzato.

Come si supera questo vuoto culturale?

Attraverso un’opera di formazione che deve coinvolgere, nel pubblico come nel privato, tutto il personale interessato ai diversi livelli dell’amministrazione o dell’azienda, dal manager all’impiegato. Luca Attias ha bene identificato le priorità d’intervento nel settore pubblico, dalla digitalizzazione di scuole e università alla riforma della giustizia, dall’eliminazione della burocrazia e degli enti inutili alla riforma della Pubblica Amministrazione. Le stesse linee sono applicabili al settore privato, con una sfumatura in più: in una visione lungimirante e consapevole della logica del profitto, chi prende decisioni a livello aziendale non può rinunciare ad investire a 360 gradi sia nel “capitale umano”, ovvero nel suo personale, sia nelle soluzioni che consentono di traghettare l’impresa dall’era post-industriale all’era digitale. Molti manager nicchiano di fronte all’investimento iniziale, ma quanto costerebbe nel medio lungo periodo non farlo?

Quanto tempo occorre ad una media azienda per rientrare dall’investimento in una soluzione di protocollo informatico?

Sulla  base della mia più che ventennale esperienza, posso affermare che il rientro di un investimento di questo tipo è inferiore ai dodici mesi.

Quali sono i vantaggi della dematerializzazione per i cittadini?

L’accesso online ai servizi offerti dalla PA e dai privati è il primo immediato beneficio. Questo significa documenti e certificati a portata di un semplice clic, senza code negli uffici, senza impatto sull’ambiente (traffico, utilizzo dell’auto, ecc.) e sulla qualità della vita. La dematerializzazione offre inoltre la possibilità di sviluppare il telelavoro, che consente di ottimizzare l’equilibrio tra vita professionale e privata.

E per le imprese?

La digitalizzazione consente all’impresa di gestire in maniera organica e strutturata il proprio asset più importante: il patrimonio informativo. Questo consente all’impresa di restare competitiva e affrontare con gli strumenti necessarie le sfide della globalizzazione.