Il CARA di Castelnuovo di Porto, come è ormai noto, sarà chiuso il 31 Gennaio per effetto del Decreto Sicurezza. Le operazioni di sgombero sono partite il 21 Gennaio quando gli operatori del centro sono stati informati di effettuare le necessarie procedure per svuotare il sito. A partire da martedì 22, settanta persone alla volta sono state caricate su autobus, cui la destinazione non era stata dichiarata alla stampa o ai diretti interessati.

Il CARA di Castelnuovo di Porto ospitava più di cinquecento persone, di cui centocinquanta hanno diritto alla protezione Umanitaria Internazionale, gli altri sono richiedenti Asilo a vario titolo. Per il Decreto Sicurezza i migrati dovranno ricevere due tipi di trattamenti differenti in dipendenza del loro status giuridico. I primi dovranno lasciare il centro e non riceveranno più il supporto di seconda accoglienza. Il secondo gruppo invece verrà trasferito in altri centri in Italia.

Il CARA di Castelnuovo di Porto aveva avviato una serie di attività per l’integrazione delle persone lì ospitate. In particolare la vicinanza della Capitale aveva permesso l’attivazione di svariati corsi di formazione e integrazione. Fatte alcune eccezioni, tutti gli ospiti partecipavano ai corsi di Italiano, gran parte prendeva parte ai corsi di formazione interni al CARA, gli altri, come detto, integravano con corsi di specializzazione in Roma.

Il CARA di Castelnuovo di Porto quindi, creava prospettive per circa seicentocinquanta persone, sì perché in tale computo non si possono escludere i centoventi lavoratori che saranno disoccupati a partire dal 1 Febbraio. Costoro sono Psicologi, Sociologi, Mediatori culturali, Insegnanti. Queste persone sostentavano le loro famiglie grazie a questo lavoro, che veniva ripagato anche grazie alle soddisfazioni nel vedere gli ospiti essere accolti dalla popolazione locale.

Il CARA di Castelnuovo di Porto non è di certo il top tra i CARA italiani, funziona nella media da un punto di vista qualitativo. Eppure davanti alle porte del CARA stesso, all’indomani della notizia, l’intera popolazione si è riversata per protestare. Solidarietà nei confronti degli ospiti, ma anche dei lavoratori. Si sottolinea nuovamente che nell’arco di una settimana costoro hanno scoperto di essere disoccupati. A sottolineare il danno, il Viminale ha pensato bene di affidare loro tutte le incombenze relative alla divisione dei gruppi, allo smistamento delle famiglie, a spiegare alle persone perché dovessero improvvisamente andare via, abbandonare la loro vita; un bel TFR.

Il CARA di Castelnuovo di Porto ha visto quindi la deportazione di gruppi di uomini e donne verso CARA di altre regioni. I lavoratori hanno dovuto dividere i gruppi secondo le regole imposte dal Decreto Sicurezza, potendo inviare solo uomini verso Lombardia e Piemonte, uomini e donne verso Abruzzo e Marche, famiglie verso il Molise. Le logiche non sono state rese note. Men che meno ai dipendenti. I pullman hanno cominciato quindi la loro attività di sversamento di persone verso nuove terre sconosciute ai viaggiatori.

Il CARA di Castelnuovo di Porto ha poi visto anche la fuoriuscita di centocinquanta persone con trolley al seguito. Queste persone sono invece quelle che l’Italia si è impegnata a difendere dal punto di vista umanitario. Queste stesse persone sono state invitate a lasciare il centro e quindi arrangiarsi. La maggior parte di queste si sono quindi avviate verso la stazione Termini di Roma. Considerando che anche per un italiano con busta paga e contanti è difficile trovare un alloggio dalla mattina alla sera in Roma, si presume che queste centocinquanta persone siano andate ad aumentare il numero di senzatetto che affollano i portici della stazione Roma Termini. Normalmente sono circa quattrocento, a partire da questa settimana saranno almeno cinquecentocinquanta. Per il Decreto Sicurezza.

Il CARA di Castelnuovo di Porto, nei pressi di Roma, incredibilmente è però emersa anche una forma di umanità e solidarietà che si scontra con il Decreto Sicurezza. In primis Rossella Muroni si è posizionata davanti ad un Pullman che doveva deportare 75 uomini verso un altro CARA (tuttora è ignota la destinazione di quello specifico carico di esseri umani). La donna in piedi e immobile ha fermato un intero pullman guardando negli occhi l’autista chiedendone la destinazione. Negli occhi dell’autista la tristezza di chi capisce, ma non può fare a meno di eseguire gli ordini. Mentre i poliziotti cercavano di allontanarla, per la verità in forma garbata, la donna appariva più grande del pullman, più grande del Decreto, più grande della Sicurezza, più grande di chi si sente in diritto di trattare uomini come bestie.

Il CARA di Castelnuovo di Porto ha visto anche una popolazione locale che per garantire la Sicurezza della propria località, ma soprattutto la Sicurezza dell’umanità e coscienza riconquistata si sta impegnando ad ospitare più famiglie e persone possibili. La popolazione locale conosce quegli esseri umani integrati tra loro e sa che deve evitare lo sversamento di quell’umanità, la perdita del lavoro di integrazione svolto, la perdita di amici. In fretta e furia hanno messo su un progetto di accoglienza diffusa riuscendo a fermare la deportazione per quattro famiglie e altre sedici persone. Il numero è in crescita. La nuova forma di accoglienza subirà un controllo di validità tra sei mesi.

Il CARA di Castelnuovo di Porto è il primo atto del Decreto Sicurezza. Lo squallido modo di considerare esseri umani, ci ha permesso di apprezzare la lucentezza della popolazione che dovrebbe essere protetta e la grandezza di una donna che fa un gesto, per quanto simbolico, di grande forza. In questa piccola località vicino Roma è stato mostrato che qualcosa si può e si deve fare.

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Nata a Monopoli, ha conservato il mare e il sole del Sud Italia nel sangue; ha vissuto, studiato e lavorato a Foggia, Roma, Lisbona, Pisa e Johannesburg. Specializzata nella cooperazione internazionale e management del non-profit; da sempre interessata alle diverse sfaccettature del sociale, si è immersa in esperienze internazionali lavorative e di volontariato.