Mentre il governo continua a discutere del Documento di Economia e Finanza distraendo gli ascoltatori con il passaggio da percentuali del 2,4 a 2,04%, è drasticamente calata l’attenzione sul Decreto Sicurezza. Questo è il primo provvedimento ufficiale a firma Salvini. Si può dire che a parte i quotidiani annunci sui social, è la prima firma del Ministro degli Interni ormai a sei mesi dal suo insediamento. Il Decreto Sicurezza doveva essere una legge finalizzata ad incrementare le pene per reati legati ad organizzazioni criminali, mafiose e terroristiche.

I punti in materia rispetto ai primi annunci, sono stati drasticamente ridotti. Per quanto riguarda la lotta alla mafia sono rimasti solo punti di rinforzo rispetto agli enti pubblici e sequestro dei beni. Ovviamente nessun riferimento ai concorsi esterni in attività mafiose che avrebbero decimato parte dei politici attivi in Parlamento e in taluni enti locali. Nulla in merito al riciclaggio di denaro tramite matrioske societarie. Nulla in merito ad una semplificazione delle procedure per le indagini di organizzazioni ormai vaccinate. Nulla in merito ad un peggioramento delle condizioni del 41bis. Nulla di quanto richiesto da tempo dall’Antimafia.

In materia di terrorismo, ora sarà molto più complesso noleggiare un furgone per coloro i quali hanno avuto contatti con organizzazioni terroristiche. Allo stesso tempo sarà più facile richiedere il daspo dagli stadi per chi sia sospettato di tali attività. Quindi sono stati limitati i terroristi a noleggiare solo auto monovolume e si perderanno la nostra bella Serie A.

Verificato che il testo originale sarebbe stato alquanto povero di argomenti, il Ministro ha deciso di aggiungere un argomento a lui caro: l’immigrazione. Qui era certo di trovare titoli utili da rivendere su giornali e dirette Facebook. In primis sono stati stanziati 500.000 euro per il 2018, 1,5 milioni per il 2019 e 500.000 euro per il 2020. Questo nonostante i flop nel rimpatrio di immigrati dovuti a costi eccessivi, aerei non funzionanti, decadimento di accordi bipartizan con altri stati a causa di uscite incaute.

In seconda battuta, il Ministro ha ben pensato di superare la differenza tra richiedenti asilo politico, migranti per motivi umanitari e immigrati irregolari. Questa trasformazione è stata introdotta riducendo drasticamente le possibilità di emanciparsi da parte dei nuovi arrivati. Ridurre al minimo la possibilità di ricorrere al Patronato gratuito, complicare le procedure per poter richiedere gli status di richiedente, ritiro degli status in caso di condanna in primo grado. Mentre con l’altra mano, il Governo tutto continua ad essere garantista per reati economici fino alla Cassazione, in questo caso non riconosce la possibilità di appello.

Il punto più interessante è relativo al raggio di azione degli SPAR ed una trasformazione dei Centri di Rimpatrio. In particolare i piccoli centri che ospitano i migranti, sotto l’egida dei Comuni, non potranno più accogliere i richiedenti asilo ma soltanto minori non accompagnati e chi ha già ricevuto la protezione internazionale; mentre sono raddoppiati i tempi in cui i migranti possono essere trattenuti nei centri per il rimpatrio, da un massimo di 90 giorni a 180 giorni.

La criticità in questo caso è presta spiegata. Gli SPAR nei migliori dei casi, tendono ad avere procedure di integrazione che puntano all’insegnamento della lingua italiana, insegnamento della cultura italiana e insegnamento di un lavoro spendibile sul mercato. I centri per il rimpatrio invece sono delle mega strutture circondate da filo di ferro e guardie armate. All’interno non ci sono attività, ma si pretende che un essere umano rimanga inattivo per 6 mesi e magari rimanga anche sano di mente.

Facendo la guerra ai “35 euro”, facendo la guerra a chi usa la legge etica e di giurisprudenza per migliorare la condizione degli italiani, dando seguito alle tante urla da bar gridate dal balcone di Piazza Venezia, non è stato tenuto conto del fatto che con molti meno fondi si potevano incrementare i controlli e inseguire modelli di integrazione sostenibili. I modelli cui mi riferisco sono quelli del tanto ammirato nord Europa, dove ça va sans dire, tutto funziona bene. Magari però si poteva fare riferimento alle nostre italianissime Riace, Petruro Irpino e Chiesanuova.

Qui, anche per restituire abitanti ai piccoli borghi, il sistema SPAR è stato declinato in maniera tale da restituire dignità ai migranti, ma anche agli abitanti italiani dei borghi. I cittadini, sparuti e abbandonati in questi borghi, sono stati coinvolti attivamente restituendo servizi che a causa dello scarso numero di abitanti, stavano sparendo insieme a lavoro e dignità per gli italiani stessi. Ma è evidente che non c’ è  stata considerazione nemmeno per gli italiani stessi, del loro lavoro e di quanto si è cercato di costruire, indi per cui non ha funzionato nemmeno il “Prima gli italiani” del Ministro dell’Interno Salvini.

Chiudere un essere umano a non fare nulla in un centro di concentramento, cacciarlo dagli spazi in cui comincia a sentirsi a casa senza offrire una soluzione. Provvedere a sgomberi coatti per riempire le strade in maniera diffusa è pericoloso oltre che non avere senso. Gli esseri umani non scompaiono se li sparpagli, rimangono lì soffrono e diventano pericolosi. Non riuscendo a rimpatriare, non riuscendo a controllare i centri, le persone si spargeranno nelle strade o peggio in baraccopoli ad alto rischio incidenti come quello di San Ferdinando di Calabria, dove solo poche settimane fa è morto un ragazzo di 18 anni.

Si consiglia al Ministro almeno di usare un minimo di onestà intellettuale e cambiare il nome del Decreto Sicurezza in Decreto Social: purtroppo però, a differenza dei post su twitter, ai decreti è necessario fornire spessore e coerenza. Se in un disegno finanziario non si indicano i fondi e in un decreto governativo non si indicano le modalità di gestione, purtroppo non funzionano.