Questa volta è il decreto famiglia ad accendere una nuova polemica nella maggioranza di Governo.

Ad alimentare il dibattito è il ministro Tria che, diversamente annunciato nei giorni scorsi dal M5S, al momento non ci sarebbero le coperture necessarie per approvare il decreto. La replica del vicepremier Di Maio, invece, ribadisce che il decreto è una priorità politica e che i soldi ci sono.

Apparentemente sembrerebbe una questione di ruoli, infatti Di Maio rammenta al ministro che quando si decide dove destinare i soldi è la politica che lo decide non i tecnici. Il dato certo sui conti resta l’allarme dell’Ocse. La crescita dell’Italia sarà zero nel 2019 e resterà ‘modesta’, allo 0,6%, nel 2020. Rapporto tra deficit e pil al 2,9% nel 2020, debito al 135% del pil.

Ma il ministro Tria ha spiegato il rinvio del provvedimento: “Non sappiamo cosa sia questo miliardo. Se si spenderà meno di quanto preventivato (per il reddito di cittadinanza, ndr) si saprà a fine anno e non adesso. E’ inoltre chiaro che queste spese non possono essere portate all’anno successivo”.

“Il deficit non è una decisione autonoma dai mercati, perché significa prendere denaro a prestito” e “il problema è che il deficit significa che qualcuno sia disponibile a prestarci del denaro a quel tasso di interesse. Inutile pensare di fare un deficit per 2-3 miliardi in più quando poi per fare questo dobbiamo fare interessi aggiuntivi per 2-3 miliardi. Salvini lo sa bene e non devo spiegare nulla a nessuno. C’è una campagna elettorale in atto”.

“Nell’ambito di una riforma fiscale gli 80 euro vengono riassorbiti. Tecnicamente – ha detto Tria – è stata una decisione sbagliata, risultano come spese e non come un prelievo. Inoltre tecnicamente è stato un provvedimento fatto male”. Gli 80 euro ha ricordato sono stati adottati dall’ex premier Renzi spendendo 10 miliardi poco prima delle precedenti elezioni europee.