Il Gruppo di Lima si è riunito ieri a Bogotà (Colombia)

per affrontare la crisi venezuelana. Gli Stati presenti nell’incontro hanno condannato all’unanimità l’uso della forza da parte di Maduro nei confronti della popolazione civile e, in particolare, l’impiego di forze paramilitari le quali, pur di evitare l’ingresso dei soccorsi umanitari, hanno lasciato il tragico saldo di almeno 25 morti e una centinaia di feriti. Allo stesso tempo, i membri del Gruppo di Lima hanno ribadito che la transizione verso la democrazia in Venezuela deve essere pacifica. Con queste affermazioni, gli Stati hanno cercato di scongiurare l’ipotesi di un intervento armato a Caracas mantenendo però una ferrea posizione di condanna nei confronti del Regime di Maduro.

Che cos’è il Gruppo di Lima?

Prima di continuare a parlare della decisione emanata ieri da questo summit, bisogna precisare cos’è il gruppo di Lima. Stiamo parlando di un’istanza multilaterale fondata dalla Dichiarazione di Lima l’8 agosto 2017. Il gruppo conta attualmente sulla partecipazione di 14 Stati americani ed è stato creato allo scopo di seguire da vicino la crisi nel Venezuela. L’elenco degli Stati membri è composto da: Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costarica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia. Il 23 Gennaio dell’anno in corso, il Gruppo di Lima ha deciso di ammettere il Governo pro tempore di Guaidò tra i propri membri. Accomunati dalla condanna unanime alla rottura dell’ordine costituzionale e a violazione sistematica dei Diritti Umani nel Venezuela, il blocco diplomatico ha definito illegittimo il secondo mandato con il quale Maduro intendeva continuare nell’esecutivo senza aver convocato elezioni libere e competitive nel Paese.

Dopo l’incontro di ieri…

Sulla scia di una condanna unanime all’impedimento dell’entrata degli aiuti umanitari attraverso l’uso della violenza nelle frontiere con la Colombia e il Brasile, è stata fatta lettura di una dichiarazione nella quale viene sollecitato alla Corte Penale Internazionale di prendere atto sulla grave emergenza umanitaria del Venezuela aggravata dagli atti di repressione contro la popolazione civile oltre che dalla negazione di cibo e medicinali attraverso la loro distruzione. Inoltre, il cancelliere colombiano Carlos Holmes ha fatto menzione di alcune minacce ricevute da Guaidò e dalla sua famiglia per le quali gli Stati presenti alla riunione responsabilizzerebbero Maduro di qualsiasi cosa accada al Presidente ad interim o alle persone a lui vicine.

Nella dichiarazione è stato fatto l’ennesimo appello alle

Forze Armate del Venezuela perché si adoperino a far rispettare la costituzione e a ripristinare la democrazia nel Paese. All’incontro era presente anche Mike Pence, il quale ha ribadito che per il governo Usa, tutte le opzioni sono sul tavolo. Dopo aver annunciato di contribuire con altri $ 56 milioni destinati all’accoglienza dei profughi venezuelani nella Regione, il Vicepresidente statunitense ha detto che verranno congelati i beni e i risparmi dei membri del Regime di Maduro negli Stati Uniti.

Gli USA convocano il Consiglio di Sicurezza

L’attivismo degli USA non si ferma a Bogotà. Gli Stati Uniti hanno convocato d’urgenza il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere sull’emergenza nel Venezuela e, particolarmente, gli episodi di violenza verificati il 23 febbraio nelle frontiere del Paese.La riunione avrà lo scopo d’incentivare l’ingresso dei soccorsi umanitari nel Paese. Si tratta di un tentativo di superare lo stallo verificato nell’ultimo incontro del Consiglio di Sicurezza nel quale Mosca ha bloccato ogni possibile accordo o risoluzione. Lo scenario più probabile è quello del veto di Mosca di fronte alle pressioni statunitensi.

Il gruppo di contatto UE, sintesi alla controversia?

D’altronde,  Federica Mogherini ha ribadito il bisogno di “una soluzione pacifica e democratica alla crisi” escludendo l’impiego di ogni tipo di violenza. Dalla voce dell’Alta rappresentante della Politica estera dell’UE, la soluzione alla controversia passa per lo svolgimento di elezioni libere, trasparenti e credibili. Per raggiungere questo scopo, sono in corso i lavori del gruppo di contatto composto da alcuni Paesi europei e latinoamericani.

Il CGI (gruppo di contatto) avrebbe svolto la prima missione tecnica giovedì e venerdì scorso incontrandosi con alcuni soft-liners del regime di Maduro e una direttiva composta da alcuni membri del Parlamento venezuelano. Questo gruppo si riunirà il prossimo giovedì a Bruxelles per offrire un primo bilancio sulla missione tecnica in corso.

In conclusione, all’interno della larga coalizione anti-Maduro sembrano formarsi due sottogruppi: quello dell’intervento militare tenuto in considerazione dagli Stati Uniti e quello del non intervento, promosso dal Gruppo di Lima e dall’UE.