Cucchi: Verità su annotazione “dettata”, vertebra L3 e sul processo (ombra) ai medici che gli altri non dicono

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Dopo l’ultima udienza del processo Cucchi, abbiamo atteso qualche giorno prima di scrivere e pronunciarci e, alla luce di quanto pubblicato dai media mainstream, abbiamo fatto bene.
Tra i diversi testimoni ascoltati durante l’ultima udienza, figura l’Ufficiale Vittorio Tomasone che, al contrario di quanto qualcuno ha sostenuto, sicuramente non ha tremato ma, con molta autorevolezza ha risposto alle domande del PM, nonostante diversi “non ricordo”.

Annotazioni sotto “dettatura”

Relativamente al mancato fotosegnalamento, Tomasone ha risposto che in alcuni casi, quando vi sono documenti di riconoscimento attendibili, è possibile non eseguirlo. Le domande poste anche dagli avvocati di alcuni imputati, erano a carattere generale, ma rilevanti nel caso di specie. In merito all’annotazione di servizio “dettata” all’epoca dal Maresciallo Roberto Mandolini al giovane maresciallo Davide Speranza, le modifiche avrebbero riguardato la data che era quella del 27 ottobre 2009 e non del 16 ottobre, e qualche altro errore di forma. La nuova relazione sarebbe risultata dunque più “corta” rispetto all’originale. Quando l’avvocato del Maresciallo Mandolini, Pietro Frattarelli ha chiesto al Speranza se sotto dettatura di Mandolini avesse scritto un falso, il maresciallo Speranza non avrebbe indicato questo “falso”.

L3 “tagliata” per non evidenziare la frattura

La vertebra L3 è il perno attorno al quale ruotano le presunte responsabilità contestate ai Carabinieri nel processo bis.

Durante l’udienza del 17 febbraio, è stata sentita, quale testimone addotto dalla parte civile, la Dott.ssa Beatrice Feragalli, Medico radiologo che ha lavorato presso l’Università di Chieti, come ricercatrice.
La Dott.ssa Feragalli ricevette una telefonata nell’agosto del 2012 da parte del Prof. Caputo, che chiedeva di recarsi a Chieti per effettuare degli esami TAC (nuova TAC denominata “Com Beam”, una tipologia di TAC che ha un’alta sensibilità diagnostica radiologica) su alcuni pezzi di osso, tra i quali quelli di Stefano Cucchi.
La Dottoressa Feragalli esaminò concretamente il pezzo di colonna vertebrale appartenente a Cucchi. Si trattava delle vertebre L3, L4 ed L5 e le chiesero di vedere se ci fossero delle fratture sul corpo di L3. La dottoressa disse che non era possibile esprimere un giudizio su un’eventuale frattura della porzione superiore del corpo di L3 PERCHÉ ERA COMPLETAMENTE INVISIBILE nella TAC in quanto la vertebra era completamente decalcificata. E la TAC rileva la zona con intensa presenza di calcio. Per tale motivo di detta vertebra si vedeva solo la metà inferiore all’immagine strumentale.
Tuttavia, ha confermato di aver avuto tra le mani la vertebra intera ed aver potuto visivamente constatare la forte decalcificazione che affliggeva la metà superiore.

Il Prof. Masciocchi,  in data 6 ottobre 2015, aveva rilevato un’anomalia nella perizia redatta dai periti nominati dalla Corte di Assise di Roma nel 2009, in occasione del primo processo.
Ed infatti dice che “Quello che è stato analizzato con la tecnica del Come Beam è proprio il reperto n.2, per cui è evidente che l’accertamento risulta falsato dal fatto che non è stato esteso proprio alla porzione superiore di L3, dove c’era la frattura….mi chiedete per quale plausibile ragione possa essere stata tagliata la vertebra L3, ma sul punto non so rispondere: a mio parere, infatti, è evidente che, dovendo analizzare proprio L3, sarebbe stato necessario esaminarla integralmente”.
Il Professore ribadisce questa sua affermazione nel parere pro veritate da lui redatto nel quale scrive “Ho la forte sensazione che sia stato esaminato un tratto di colonna che include solo la metà soma di L3 fino alla limitante somatica superiore di L5. In altri termini penso che sia stato tagliato il soma di L3 includendo solo la porzione più distale e quindi la sola limitante somatica inferiore”.
Il Prof. Masciocchi è stato escusso quale teste della parte civile Cucchi nel corso dell’udienza dell’8 febbraio 2019, e sostanzialmente ripete i medesimi concetti, ovvero che lui ha avuto a disposizione soltanto il dischetto con la TAC e non ha MAI potuto esaminare il reperto osseo in argomento. Ed infatti il Professore afferma di aver utilizzato, quali strumenti, l’esame radiologico della colonna vertebrale su cd, la TAC multistrato di soggetto eviscerato Total Body e l’esame “Come Beam”.
Esaminando le immagini, lui ha avuto il forte sospetto che la vertebra L3 fosse stata (per ragioni che lui non conosce) tagliata orizzontalmente.

In realtà la Dott.ssa Feragalli ci spiega l’apparente “anomalia”.
Ovvero fornisce una spiegazione logica sul perché alla TAC non si vede la parte superiore della L3. La dottoressa dice che, nonostante l’utilizzo della tecnica del Come Beam, che ha un’alta sensibilità diagnostica e radiologica, poiché la vertebra era decalcificata, la stessa era invisibile alla TAC.
Pertanto non c’è stata alcuna volontà da parte dei periti nominati nel corso del primo processo, di “tagliare” la parte superiore di L3 per ragioni particolari.
Dunque, insensato il sospetto che tale taglio fosse stato eseguito al fine di non far emergere l’esistenza della frattura.
Nella realtà si è compreso, con l’escussione della Feragalli, che ciò non risponde al vero, ma semplicemente, la parte superiore di L3 non era visibile in quanto decalcificata!
Infatti, la Dottoressa Feragalli ha chiarito che la vertebra L3 da lei esaminata era completa, sia pure sezionata come le altre vertebre e tenute tutte insieme da una serie di elastici gialli, tanto che lei esaminandola direttamente ha potuto constatare quanto sopra.

Processo “sbagliato” ancora in piedi perché al Comune di Roma ‘interesserebbero i soldi”

Secondo una intervista rilasciata al TPI, Ilaria Cucchi avrebbe dichiarato che se il processo farsa (quello contro i medici ndr) è ancora in piedi, è perché il Campidoglio conta ancora sul risarcimento economico che potrebbe ricavarne. E aggiunge: “dico qualcosa che non sa nessuno: questo processo si regge in piedi solo per il Comune di Roma che si è costituito parte civile. Noi ovviamente ce ne siamo andati e insieme a noi anche l’associazione Cittadinanza Attiva.

Bene, le cose non sono andate proprio così, ma noi abbiamo una buona memoria.
Il Comune di Roma, nel primo processo, si era già costituito parte civile. Nel maggio 2017, a pochi giorni dall’udienza preliminare per il Cucchi Bis, e dopo l’annullamento delle assoluzioni dei medici da parte della Cassazione, Ilaria Cucchi volle fortemente un incontro con il sindaco Virginia Raggi (circostanza resa nota anche da il Fatto Quotidiano). Successivamente a quell’incontro, fu reso noto che il Comune di Roma si sarebbe costituito parte civile contro i Carabinieri e che avrebbe ritirato la costituzione contro i medici. Ma non lo ha fatto, ecco perché secondo la Cucchi, la Raggi “non mantiene le promesse”. In realtà, il comune di Roma non poteva ritirasi. Vi spieghiamo il perché.
La Cassazione annulla le assoluzioni dei medici, preservando gli aspetti risarcitori. Il reato di cui i medici sono accusati, era vicinissimo alla prescrizione. Se il processo si fosse chiuso per intervenuta prescrizione non ci sarebbe stato un giudicato sulla causa di morte che ben due perizie, quella dei collegi peritali del professor Arbarello prima e del professor Introna dopo, non hanno attribuito a lesioni o percosse.
La richiesta avanzata alla Raggi di rinunciare alla costituzione di parte civile nel primo processo Cucchi premeva più alla famiglia Cucchi e non al Comune perché vi era e vi è un interesse a che il primo processo si chiuda senza un definitivo accertamento sulla causa della morte. Nel primo processo, infatti, era stata esclusa ogni rilevanza delle lesioni nel decesso; quindi una rinuncia del Comune avrebbe agevolato la ricostruzione, apodittica, sulla causa di morte del processo Cucchi bis. Di contro, il Comune non avrebbe avuto interesse, anzi avrebbe potuto ricevere un danno erariale dalla rinuncia in quanto ha in piedi, nella sentenza di primo grado, una statuizione sul diritto al risarcimento da parte dei medici condannati in favore del Comune di Roma, oltre al pagamento di 6.500,00 € di spese legali sempre in favore del Comune.
Quindi il Comune di Roma, rinunciando alla costituzione di parte civile, rinuncerebbe a percepire dei soldi dei cittadini.
Essendo stata annullata l’assoluzione in appello dei medici, tecnicamente, ha ancora vigore la condanna di primo grado che include il risarcimento del danno.
Pertanto, se il Comune di Roma avesse rinunciato in questa fase alla costituzione di parte civile, considerato che l’accertamento incidentale per le statuizioni civili non si prescrive, avrebbe rinunciato a portare avanti un diritto al risarcimento dei danni in favore del Comune di Roma già riconosciuto in primo grado.
Ilaria Cucchi ripete che il primo processo è stato un processo sbagliato, con sentenze sbagliate. Dal primo processo però, pare che la famiglia sia stata abbondantemente risarcita dall’ospedale Pertini. Ce lo chiediamo ancora. Si può dunque parlare di processo sbagliato e risarcimento giusto?