Si sa, in un processo ognuno fa la sua parte e per chi non lo avesse ben chiaro, specifichiamo che il PM, quindi la pubblica accusa, in teoria ha pari diritti della difesa dinanzi alla Corte. Anche nel caso Cucchi, a decidere e valutare saranno sempre e solo i giudici, al di là della durata e dell’enfasi delle diverse arringhe.

Detto ciò, proviamo a spiegare cosa è avvenuto ieri in udienza. L’avvocato Bruno Giosuè Naso, uno dei difensori del Maresciallo Capo Roberto Mandolini, insieme all’avvocato Piero Frattarelli, ha chiesto alla Corte di Acquisire la terza e ultima perizia depositata in Corte d’Assise d’Appello, nell’ambito del processo ai medici dell’ospedale Pertini. La Corte ha deciso di acquisire questa documentazione, chiedendone copia integrale insieme ai verbali di udienza durante la quale sono stati escussi i consulenti che hanno redatto la relazione.

Farlocca tutta o solo in parte?

Il primo commento del PM Musarò è stato: “clamoroso autogol della difesa in quanto la è incentrata su quella disposta nel primo procedimento che abbiamo dimostrato essere una perizia farlocca e costellata da errori incredibili”. E ancora, Musarò aggiunge: “Inoltre se la difesa avesse letto tutta la perizia scoprirebbe che il trauma subito, e ascrivibile ai carabinieri, è considerato una concausa della morte di Stefano Cucchi”.

La domanda sorge spontanea: questa perizia è farlocca perché basata su una precedente – a dire del PM – pilotata, oppure dimostra le lesioni quali concausa? E’ farlocca tutta? O solo fino a un certo punto? Questo vorremmo capirlo un po’ tutti…

Vi spieghiamo perché non si tratta assolutamente di clamoroso autogol

La perizia in oggetto, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo, arriva a conclusione che Stefano Cucchi sia morto a causa di una aritmia fatale, elencandone diversi fattori di rischio. Tra i fattori di rischio ve ne sono alcuni diretti ed altri che indirettamente avrebbero potuto contribuire, e tra questi ultimi abbiamo lo stress derivante dall’arresto, detenzione e dolore provato a causa di lesioni che aveva il Cucchi. Nonostante ciò, il collegio peritale, afferma con certezza (e lo fa a pagina 22) che i dati a loro disposizione e l’attenta analisi di questi, permette di escludere la “sussistenza di lesività traumatiche intrinsecamente idonee a causare la morte”.

La perizia riconosce l’esistenza di lesioni sul corpo di Cucchi, ma le ritiene prive di ogni idoneità letifera, detto in maniera elementare: non sono lesioni tali da causare la morte di una persona nonostante la forte debilitazione.

Stress?

Quindi, appellarsi al fattore stress dovuto al dolore per le lesioni subite, quali causa di morte, potrebbe significare che qualsiasi cosa correlata con lo stress del Cucchi, potrebbe rappresentare una colpa, tra l’altro, nelle note a margine, gli stessi periti specificano che non è possibile determinare l’entità dello stress emotivo, quindi non si può fare una stima di quanto questo incida o meno sulla morte improvvisa.

Cucchi avrebbe vissuto stress a causa dell’arresto, ma l’arresto era legittimo considerato che fu beccato a spacciare sostanza stupefacente;

Cucchi avrebbe vissuto stress correlato alla detenzione. E qui ci sorgono altri interrogativi. Durante l’udienza di convalida, avvenuta il giorno seguente all’arresto, Cucchi non dichiara un domicilio. E nessuno interviene affinché gli siano concessi i domiciliari o, forse, nessuno si accorge che stava così male.

Quindi nessun autogol della difesa, anzi. A meno che, non si riesca a dimostrare che tutti i periti, dal primo all’ultimo, siano stati corrotti e pilotati dai Carabinieri. Il ché appare alquanto inverosimile.

Perché è invece importante l’acquisizione di questa perizia

Considerazioni a parte, l’acquisizione di questa perizia ha una grande importanza dovuta al fatto che essa tiene conto criticamente di tutte le perizie precedenti, con una supervisione di tutto il materiale che, per l’ennesima volta, esclude il nesso causale tra lesioni e morte, rilevando invece le potenzialità mortali dell’abuso di alcol e droghe su un corpo già debilitato. L’acquisizione di questa perizia è importante, perché negli ambiti di questo processo, già inquinato da atti derivanti dall’indagine parallela su presunti depistaggi, è stata finalmente acquisita la prova che smonterebbe l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Noi vogliamo la verità e continueremo a cercarla. Chi ha sbagliato è giusto e sacrosanto che paghi. Ma per ciò che ha commesso.

Concludiamo con una citazione, molto attuale,  di Jean Josipovici: “Chi si accontenta di pubbliche verità, vive di menzogne private”.