”Gesù ha dissacrato la morale umana e gli stereotipi della famiglia cosiddetta naturale”. 

Solo se è veramente il luogo dell’amore, essa può essere celebrata, senza cadere in contraddizione, perché solo se è luogo dell’Amore e non della  sofferenza, da essa potranno derivare tutti quei valori che sostengono il progresso civile ed umano della società.

La famiglia, tradizionalmente intesa, è definita “naturale” in quanto i suoi componenti sono la moglie (una donna), il marito (un uomo) ed i figli che essi hanno generato. Assistiamo, non senza tristezza e, a volte, sgomento, al disgregamento di tale famiglia quando i coniugi divorziano, rinnegando la propria missione originaria, quella per la quale hanno prestato giuramento.

Ne conseguono drammi irreparabili per gli stessi ex coniugi e per i figli, i quali  risultano essere più danneggiati degli stessi ex coniugi, in quanto vedono crollare  i loro punti di riferimento, nei quali hanno creduto e ne riportano conseguenze morali e psicologiche, a volte non  cicatrizzabili con il passare del tempo.

Bisogna prendere atto, altresì, del fatto che, sovente, anche il cosiddetto “ femminicidio” si verifica  all’interno della famiglia “naturale”. Allora, cosa dire, in realtà, della famiglia definita “naturale? Non sembra essere una compagine perfetta, anche se la società si fonda sulla famiglia. 

Vi sono altre forme di unioni, che non sono ritenute famiglia.  Vi sono, altresì, persone non coniugate che, tuttavia, costituiscono una cellula vitale della società, strutturata su solidi valori morali e sociali, la cui dignità è indiscutibile. Le persone non coniugate non sono definite famiglia,  anche se realizzano i più autentici valori che la famiglia naturale dovrebbe incarnare.

Non si vuole porre in discussione la celebrazione della famiglia naturale, ma il fatto di non voler riconoscere il valore delle differenze che, da sempre, esigono di essere tenute in considerazione. Quale famiglia allora?

Nel fare presente che anche io  ho costituito una famiglia “naturale”, in quanto ho sposato una donna, dalle quale ho avuto un figlio naturale, desidero, tuttavia, far presente che il concetto di famiglia deve essere riformulato alla luce degli eventi legati all’evoluzione storica e alla luce dei contenuti autentici del Vangelo.

Non si può ammettere, senza timore di essere smentiti , che la famiglia “naturale” sia l’unica dimensione nella quale vivono i valori dell’unità, della stabilità, sorretti dal reciproco amore .

Il Congresso Mondiale delle Famiglie vuole affermare il valore di una sola forma di famiglia, quella realizzata dall’uomo  e dalla donna e dai suoi figli naturali e rischia di  avallare l’ipocrisia che deriva dagli stereotipi.

Occorre domandarsi: “La storia non ha insegnato nulla a proposito della famiglia?”. Quanti divorzi, quante separazioni si registrano, nonostante i matrimoni siano stati celebrati di fronte all’altare delle Chiese. Tali eventi cosa testimoniano? Non certo un modello esemplare al quale uniformarsi perché indefettibile.

Occorre anche chiedersi: “ La donna non sposata non viene celebrata?” Non viene considerata famiglia quella di una donna e di un uomo non sposati, quella che gli omosessuali costituiscono, il cui diritto all’amore non viene tenuto in considerazione, pur essendo espressione della realtà del creato e della sua innegabile armonia.

La giornata Mondiale delle Famiglie potrebbe creare antagonismi tra le varie  “famiglie umane”, “quella giusta e quelle non giuste”, e, pertanto, sminuire anche la stessa dignità della donna, relegandola al solo ruolo di madre e non alla molteplicità dei valori insiti nella identità femminile.

I bambini hanno il diritto di  vivere in contesti in cui si sentono amati ed in cui siano educati secondo i dettami di una pedagogia della vita, che fa propri i valori umani e sociali. Perché mettere in discussione il fatto che una  donna single e una coppia omosessuale possono essere capaci di amare ed educare i bambini?

Sono cristiano e vado in Chiesa, tuttavia ritengo doveroso non schematizzare la realtà, sicché , da una parte, ci siano “i buoni” e, dall’altra, i “meno buoni”, ossia quelli che mettono in discussione la stabilità della nostra società, che tende all’omologazione.

Se non sei sposato o sposata  non sei una persona socialmente inserita a pieno titolo. Se sei omosessuale, certo, hai diritto a partecipare alla vita sociale e politica, ma, per piacere, non parlare di famiglia. Tuttavia, chi può confutare la verità secondo cui dove vive l’amore ed il sostegno reciproco è certo che li viva la vera famiglia.

Gesù, nel Vangelo, dissacra  la morale umana e va molto aldilà degli stereotipi sociali  parlando di famiglia, di figli,  di fratelli e delle donne, dimostrando che  i valori dell’Amore non sono definibili dalla morale umana che giudica e condanna. Cristo era un single, la Madonna era una vergine,  che ha avuto un figlio non in modo naturale, ma spirituale.

Nell’epoca contemporanea avrebbero potuto dire alla Beata Vergine: “Non sei sposata e hai avuto una procreazione assistita, certo dall’alto dei cieli”. Quale scandalo della ragione sarebbe stato!