“A partire da Francia e Germania, i maggiori Paesi europei non fanno che valutare positivamente le proprie esperienze con il salario minimo. E’ sufficiente questo semplice dato di fatto per capire che è arrivata l’ora di introdurlo non solo in Italia, ma anche in Europa”.

Lo dice il Sottosegretario per il Lavoro e le Politiche sociali Claudio Cominardi che ieri, a
margine dei lavori del Consiglio dei Ministri del Lavoro europei svolto in Lussemburgo, ha
voluto incontrare e confrontarsi sul tema con il Sottosegretario tedesco Rolf Schmachtenberg.

“Dall’incontro con Schmachtenberg ne ho derivato un sostanziale incoraggiamento a proseguire sulla strada dell’introduzione del salario minimo anche in Italia. La scorsa settimana durante il G7 Sociale di Parigi erano stati i francesi a ribadire il loro giudizio
positivo nei confronti di questa misura”, spiega Cominardi garantendo che “non esistono
motivi fondati per temerlo” e registrando una sostanziale convergenza dei tre Paesi anche
sull’esigenza di un salario minimo in tutta Europa.

“Nel 2015, quando la Germania era uno dei pochi paesi europei a non avere ancora un
salario minimo, imprese e sindacati si sono opposti con decisione alla sua introduzione,
questi ultimi per timore di perdere il loro ruolo nella contrattazione. Alla prova dei fatti ogni
timore è stato spazzato via: contrariamente alle previsioni di alcuni economisti che temevano effetti depressivi, i dati dimostrano che l’economia e il mercato del lavoro ne sono usciti rafforzati, con indubbi benefici sull’intero sistema”.