Dalla saga letteraria ai film di successo degli anni ’80, alle (intricate) vicende odierne

di Gianfranco Tomei

La vicenda di Conan il barbaro nasce in Texas. Il suo padre letterario, Robert Ervin Howard, viveva a Cross Plains, un piccolo paese della periferia texana, ed era un personaggio piuttosto curioso. Taciturno e solitario, passava le giornate scrivendo e poi si rilassava in palestra a sollevare pesi. Tanto che somigliava fisicamente ai suoi possenti ed eroici personaggi sword and sorcery. Oltre a Conan, lo scrittore aveva creato altri mitologici personaggi: Kull di Valusia, Solomon Kane, ecc. tutti anti-eroi accomunati dagli scenari fantastici ed esotici, dalla forza poderosa, dalla smodata brama di potere e di avventura, tutti “bigger than life” come dicono gli americani, e pubblicati sulla famosa rivista del tempo “Weird Tales”.

Lo scrittore, grazie ai suoi romanzi e racconti, era diventato in breve tempo celebre in tutti gli Stati Uniti, e guadagnava più di tutti gli altri abitanti del paese. In realtà tuttavia era un uomo profondamente solo e travagliato. Sempre sull’orlo della depressione, si rianimava davanti alla macchina da scrivere, inventando saghe eroiche e popolate di personaggi mitici e possenti e da donne bellissime e lascive. La sua patologia però alla fine ebbe la meglio, e quando le condizioni della madre, ammalata di tumore, si aggravarono, Howard si chiuse nell’abitacolo della sua auto parcheggiata sul viale vicino a casa, estrasse dal cruscotto una Colt 380 automatica presa in prestito da un amico e si sparò alla tempia. Aveva poco più di 30 anni. Era il 1 giugno del 1936, la madre lo seguirà il giorno successivo.

Le avventure di Conan il Barbaro, il suo personaggio più celebre e duraturo nel tempo, furono proseguite a livello letterario da altri scrittori: Lyon Sprague De Camp, Lin Carter e altri scrissero altre avventure del barbaro venuto dalla Cimmeria, storie simili nello stile e nei temi a quelle del loro maestro e mentore Howard.

Per lungo tempo il cinema ebbe nel mirino il personaggio di Conan, che nel frattempo era anche diventato un fumetto di successo pubblicato dalla Marvel Comics. Ma ogni volta che si provava a farne una versione per il grande schermo sorgevano problemi di diritti e di copyright intricati e all’apparenza irrisolvibili.

Nel ’75, sull’onda del successo di Guerre Stellari, il produttore indipendente di origine ebraica Edward Pressman, erede di una famiglia di produttori di giocattoli, decise di mettere mano con decisione alla faccenda. Quello poteva essere il momento buono per una saga ambientata in un universo fantastico popolato di strane creature e mostri mitologici.

Pressman convinse il produttore italiano Dino De Laurentiis, nel frattempo sbarcato in Usa per problemi di tasse avuti in Italia, e contattò lo sceneggiatore Oliver Stone per una prima versione dello script. Mise sotto contratto il regista John Milius, famoso per le sue idee di estrema destra, e si mise a cercare un attore che avesse le fattezze giuste per interpretare Conan. Si imbattè presto in un documentario sul mondo del culturismo, “Pumping Iron” (in Italia “Uomo d’acciaio”) dove svettava la presenza scenica di Arnold Schwarzenegger, campione del mondo e 6 volte di seguito Mister Olympia, la più famosa gara di body-building a livello planetario. Austriaco di nascita, Schwarzenegger era intelligente, sbruffone ma non troppo, ambiva a diventare attore, ed aveva il giusto carismo, anzi era davvero perfetto, per interpretare il personaggio uscito dalla penna di Howard.

Milius, che non era un regista dal carattere facile, giudicò la sceneggiatura di Stone velleitaria e troppo costosa, e la riscrisse a modo suo, facendo del film un apologo nicciano sulla volontà di potenza, costellandolo di immagini fortemente iconiche, epiche, leggendarie, e dando il via di fatto alla carriera di Schwarzenegger come eroe di film d’azione.

Il film fu un grosso successo al botteghino ma Pressman e De Laurentiis non furono contenti del lavoro di Milius: si aspettavano un prodotto più addomesticabile sul quale applicare un merchandising simile a quello imbastito per Guerre Stellari, ma da Milius ebbero un film d’autore selvaggio, molto violento, non adatto alle famiglie e su cui i critici si divisero in fazioni ideologiche.

Per il seguito, “Conan il Distruttore”, cambiarono regista, che ebbe precise indicazioni di adottare un tono più scanzonato e favolistico, con il risultato che il nuovo film non fu né carne né pesce.

Se si esclude il dimenticabile terzo capitolo “Red Sonja”, dove in realtà Conan viene ribattezzato “Principe Kalidor” (“Yado” in Italia, sempre Arnold Schwarzenegger) di Conan al cinema non si parlò più fino al 2011, quando venne messo in produzione un orribile reboot con un dimenticabile Jason Momoa nei panni del Cimmero.

E veniamo ai giorni odierni. Facendo un passo indietro. Nella saga di Howard e dei suoi successori, Conan ad un certo punto della sua vita diventa re del ricco e popoloso Regno di Aquilonia. Avviene nel romanzo “Conan il liberatore” (1979) di L.Sprague De Camp e Lin Carter, dove Conan organizza la rivolta e uccide il perfido e incapace re Numedide (talmente perfido che faceva il bagno nel sangue delle ancelle vergini, questo almeno ricordo dalle mie letture adolescenziali..!). Ma già Howard prefigurava un anziano Conan re di Aquilonia nei racconti “La fenice sulla lama” e “La cittadella scarlatta” (rispettivamente 1932 e 1933).

Nel frattempo Arnold Schwarzenegger, siamo sempre ai nostri giorni, dopo una gloriosa carriera da action-hero, e una altrettanto formidabile ascesa a Governatore della California, è di nuovo in pista come attore, ha oggi 70 anni, e ben si presterebbe a impersonare questa fase della storia del Barbaro.

Ma c’è un ma.

A livello di copyright la situazione è forse ancora più intricata di quella che si riscontrava nel ’75. E’ tutto in mano alla “Robert E. Howard Estate”, la compagnia che detiene i diritti dei personaggi dello scrittore texano. Schwarzenegger vorrebbe fortemente fare il film e interpretare un anziano Conan assiso sul trono, ma come affermato da lui stesso al fan site The Armold Fans:

“Quando hai a che fare con un film come questo, l’aspetto triste della faccenda è che c’è di mezzo una proprietà fondiaria, la Robert E. Howard estate in questo caso specifico. Quando qualcuno compra i diritti di sfruttamento ne diventa il possessore e finisce per avere una propria idea di come andrebbero fatte le cose. Però magari chi ha i diritti è un tizio giovane che sta cercando di capire come farsi strada a Hollywood, una cosa che non è semplicissima. E magari si ritrova circondato da gente che gli consiglia di cominciare con una serie TV e si ritrova a negoziare per quello. Solo che poi non se ne fa niente. Poi magari passa da Netflix, ma anche lì nulla. A quel punto, magari, decide di fare il film […] Nel mentre ci siamo noi che tentiamo di convincerlo che la maniera sensata per dare il via al tutto sarebbe ingaggiare un regista quotato e fare un film di Conan dove io interpreto Re Conan a 70 anni, un sovrano stanco e disgustato dal sedere su un trono, solo che poi accade qualcosa. Non è poi così lontano dalla creazione di uno script completo. Ma l’unica persona che ha il potere di dare il via al processo è chi detiene i diritti di Conan. Andiamo da Netflix o da chiunque voglia produrlo, assumiamo un regista che sia molto creativo e facciamolo diventare un progetto vincente! Spero che si possa fare presto perché mi pare un’idea grandiosa.

Non possiamo che condividere le parole di Arnold, e sperare che il film si faccia proprio in questo modo qui (prima che non diventi una scialba fiction da Netflix o magari da Amazon…)!