Terzo: ricordati di santificare le feste. “Maccheddavero mi vuoi portare ancora a messa?!” L’adolescente scuote la testa e alza gli occhi al cielo. Non per iniziare ad onorare il Terzo, ma come manifestazione del suo “Uffaaaaa” interiore. E inizia una novena di improbabili scuse: “Non posso, sono indietro con i compiti”. “Improvvisamente te ne frega qualcosa?” “Nel pomeriggio vado allo stadio”. “Bugia, la Roma oggi gioca fuori casa”. “E comunque, ieri si parlava di fare una partita di calcetto a mezzogiiorno”. Si, peccato che piove a dirotto.

I riflessi del nostro eroe, alle 10 di una domenica qualunque, sono alquanto rallentati perché il suddetto ha spento la luce alle 2 di notte, dopo un’overdose di videogiochi. Meglio evitare argomentazioni troppo complicate e restare sul basico di immediata comprensione. “Sai che santificare la festa vuol dire riposarsi?” “Appunto, mi riposo e non vado a messa”, ribatte il furbastro. *No. Mi hai appena detto che vorresti fare un sacco di altre cose”. “A màaaaaaa…. facendo quelle cose, io mi riposo!”

Barometro vicino al rosso esasperazione. “Un favore me lo fai? implora la madre. Grugnisce. “Poi vedemo”. Traduzione: dipende dal favore. Tu provaci comunque.  “Un’ora di silenzio con te stesso. Senza rumori di fondo, neanche il mio. Regalati un’ora di silenzio per santificare la festa”. 

L’adolescente guarda la madre con sospetto. Dov’è la fregatura? É troppo facile.  È sostanzialmente un invito a fare una pennica  di un’ora. E per di più, dopo colazione! Mito: un vero e proprio ripasso in padella. Nel timore che la madre ci ripensi, si fionda in camera pensando tra sé e sé  “Ahoooo magari me lo chiedesse tutti i giorni, un favore così…”

La madre è soddisfatta: obiettivo raggiunto. Tira fuori da un cassetto un foglio e legge ad alta voce: “Beati quelli che non giocano alla Playstation. Beati quelli che non torturano le proprie orecchie in discoteca. Beati quelli che a una canna per rilassarsi preferiscono una chiacchierata con un amico. Beati quelli che non bevono shottini, non dicono “nun c’ho sbatti” e non bestemmiano. E beati quelli che, nonostante tutto ciò di cui sopra, attraversano indenni le forche caudine dell’adolescenza dedicando almeno un’ora, la donenica, a una chiacchierata con il Padreterno“.

Fine della preghiera ad alta voce. La madre si guarda furtivamente intorno. A parte il gatto, nessuno l’ha sentita. Ah si, dimenticavo. Il Padreterno, l’ha sicuramente ascoltata. E per questo sussurra speranzosa: “Potresti metterti Tu in contatto con lui? Magari in sogno, che so…