Oggi si va sempre più verso un’organizzazione del lavoro che prevede l’obbligo di interagire con gli altri. Sentiamo ovunque parlare di team: gruppi dirigenti, task force nelle aziende o gruppi di apprendimento e gruppi di lavoro nelle scuole e in  contesti formativi.

Ma sappiamo bene che le persone sono diverse per idee, temperamento, formazione ed è normalissimo che, ogni tanto, possano crearsi delle tensioni e delle conflittualità che creano forti stress negli ambienti di lavoro. Dunque un requisito fondamentale del saper lavorare con gli altri è rappresentato dalla capacità di gestire i contrasti che inevitabilmente vengono a crearsi.

Come vedremo in questo articolo, i contrasti non sono da evitare o reprimere, ma sono invece da gestire, attenuandoli. Se affrontati in modo adeguato, infatti, ci permettono di prendere coscienza della realtà e migliorarla, contribuendo in modo significativo al benessere delle relazioni lavorative che viviamo.

Secondo la definizione di M. Becciu, psicoterapeuta e presidente dell’A.I.P.R.E., “Il conflitto è un contrasto tra due o più persone che mirano, ciascuna, al conseguimento di un obiettivo interferente o antagonista con il soddisfacimento dell’obiettivo dell’altro.”


Perché si discute?
Le cause che stanno alla base di conflitto interpersonale possono essere molteplici. Nella maggior parte dei casi ha origine da una comunicazione inefficace, in seguito alla quale le persone, invece di ricorrere al chiarimento grazie ad abilità metacomunicative, evitano il contatto con l’altro e si allontanano dopo aver costruito in mente delle ipotesi, non sempre corrette, sul comportamento degli altri. Possiamo anche incontrare divergenze di gusto e di sensibilità, in cui l’intensità del conflitto varia in base all’importanza del motivo di divergenza.

In ultimo posto troviamo le divergenze di condotta e di mentalità. Infatti, tutti noi agiamo in base ai nostri valori che ci guidano ma che sono diversi da persona a persona. Spesso si crede che una cosa “dovrebbe essere in un certo modo” e questo non è altro che un nostro valore dominante che ci porta a vedere la realtà dal nostro punto di vista.

Ci conosciamo?
Quando discutiamo con l’altro, entrano in gioco i nostri spazi personali. Ognuno di noi, infatti, ha bisogno di uno spazio, che varia da persona a persona. Se conosciamo di quanto spazio abbiamo bisogno per star bene e impariamo a conoscere quello degli altri e a rispettarlo, ci sarebbero meno motivi di conflitto.
Ogni volta che ci relazionano con una persona, immaginiamo di essere dei porcospini, e chiediamoci: “Quanto posso avvicinarmi senza farti e farmi male? Quanto è lecito rinunciare alle proprie esigenze per rispettare l’altro?”

Il decalogo del perfezionista
Ognuno di noi si porta dietro delle rigidità provenienti dalla propria famiglia di origine o dall’ambiente in cui si è cresciuti, dunque conoscerle e prenderne atto è già un modo per prevenire i conflitti e lo stress derivante. Facciamo attenzione a frasi che tornano nella nostra mente, come “Fidarsi è bene, controllare è meglio; Purché nulla cambi; Io pretendo dagli altri ciò che pretendo da me stesso”, ecc.. Potranno dirci molto su di noi.

Cosa possiamo fare per evitare il conflitto?
Posso provare a:
• osservare me stesso
• Riconoscere le mie emozioni e quelle degli altri per non farmi sopraffare da esse
• Applicarmi le regole che reputo idonee per l’altro ( e scoprire così la nostra doppia morale)
• Mettermi nei panni dell’altro e chiedermi cosa desidera lui
• Convivere con la diversità
• Non dare per scontato che la mia etica, il mio stile, i miei valori siano universalmente validi

Quando il conflitto è inevitabile
Non evitiamo il conflitto! Esso genera in noi emozioni negative, come rabbia, paura e sofferenza. Permette loro di venire a galla ed essere elaborate. Il conflitto esiste sempre, anche quando non lo si fa emergere. Farlo emergere è sano e utile e riduce lo stress.

Un conflitto sano è un confronto tra diversi modi di intendere la vita, tra valori simili o diversi, tra scelte e motivazioni più  o meno distanti. Il conflitto può anche essere forte ma è meglio un conflitto forte che un non-conflitto. Fino a quando c’è conflitto c’è reciprocità, c’è voglia che l’altro ci sia, c’è possibilità di dialogo.

In conclusione possiamo dire che ci sono conflitti che si possono evitare, ad esempio se uno vuole bere un tè piuttosto che un caffè o se una persona preferisce dormire e l’altro si alza presto.

Ma se questi atti ripetuti provocano irritazione e sentimenti di disagio forti, allora bisogna esplicitare all’altro il nostro disagio e le nostre emozioni, anche se ci fanno paura. Ricorda che per superare la paura di alcune emozioni negative, come rabbia, tristezza o sofferenza, l’unico modo è… CONOSCERLE!

FONTEWww.professionepsicologoroma.it
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Sono una psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e mi sono laureata nel 2002 presso l'Università La Sapienza di Roma. La mia passione per l'ambito clinico mi ha portato a frequentare diversi masters, tra cui quello dell'Università Cattolica del Sacro Cuore che mi ha dato la formazione teorica di psicologia e psichiatria ospedaliera. A questa esperienza è seguita quella pratica e interessantissima di collaborazione con l'Ambulatorio di Psicologia dell'Ospedale di Rieti, iniziata nel 2004 e terminata da poco. All'interno di questo servizio ambulatoriale è stato impostato un servizio di assistenza a pazienti oncologici, con percorsi psicoterapici strutturati e paralleli a quelli farmacologici. Contemporaneamente, sempre nel 2004, ho iniziato l'esperienza di Psicologa Responsabile del Centro Antiviolenza della Regione Lazio, che è andata avanti per 10 anni. Sono appassionata di Mindfulness e tecniche di rilassamento, su cui tengo dei seminari. Attualmente partecipo come relatore a convegni di Psiconcologia e seguo i miei pazienti presso gli studi di Roma e Rieti. Effettuo inoltre consulenze on line in tutta Italia e a italiani residenti all'estero.