Di recente alcuni ricercatori giapponesi hanno sviluppato un robot in grado di aiutare gli individui ad affrontare la perdita di una persona cara. Digital Shaman Project è un automa che riproduce il comportamento e la voce di un individuo morto. Il giapponese Etsuko Ichihara, mentre viveva il dolore per la morte della nonna, ha deciso di creare un robot in grado di alleviare il dolore umano. Il robottino indossa una maschera in 3D con il volto del defunto, riproduce gesti e voce che il defunto ha registrato e permette ai parenti più stretti di conversare con la persona cara per ben 49 giorni, accompagnando così la persona nella rielaborazione del proprio lutto.

Potrebbe realmente essere utile ascoltare la voce della persona amata? Rivedere la riproduzione del suo viso e i suoi atteggiamenti tipici, come se fosse ancora qui con noi?

Non è mai facile restare saldi quando la vita ci mette di fronte a un lutto. Perdere una persona cara è una delle esperienze più difficili a cui possiamo essere sottoposti. Ma sotto il nome di lutto non si considera solo la morte di una persona che amiamo. E’ un lutto qualunque perdita dolorosa che ci si trova a vivere. La consulenza di uno psicologo ci permettere di capire che cosa ci stia accadendo, di imparare ad utilizzare al meglio gli strumenti in nostro possesso per superare questo momento difficile.
La reazione emotiva che noi sperimentiamo davanti ad una reale perdita fisica di una persona, è la stessa che rimettiamo in atto dopo una separazione da un coniuge o dopo la fine di un’amicizia importante. In psicologia, tutte queste reazioni vengono incorporate nel temine Lutto e da ora in poi, in questo articolo, userò il termine lutto per intendere tutte queste situazioni di perdita.
La separazione da una persona cara è comunque, in ogni caso, un’esperienza evolutiva composta da due fasi: l’individuazione e l’autonomia. Solo chi ha elaborato definitivamente un lutto si sente arricchito, mette in campo tutta una serie di risorse interne che non sapeva minimamente di avere. Ci si riorganizza, si ha una maggior coscienza di sé.

Secondo “La scala degli eventi stressanti” di Holmes e Rahe, la morte di una persona cara, in particolare del partner, è l’evento più stressante che un essere umano possa affrontare.
Seguendo gli studi di Parkes (1972), Bowlby (1980) e Rando (1993), si può affermare che il lutto è un processo costituito da una serie di reazioni psicologiche, comportamentali, sociali e fisiche legate a un’esperienza personale di perdita. È un processo naturale, per fasi, con una durata e un’intensità variabile anche alla luce di differenze individuali legate alla specifica perdita.
Secondo J. Bowlby (1907-1990), psicologo e psicoanalista britannico, che ha studiato l’elaborazione del lutto e ne ha esposto i passaggi nel libro Costruzione e rottura dei legami affettivi, il percorso di elaborazione si divide in quattro fasi.
1. FASE DELLA NEGAZIONE: immediatamente successiva alla perdita, è contraddistinta dallo shock, dall’incredulità e dalla grande disperazione. Si vorrebbe poter fermare il tempo. Predomina la negazione, un meccanismo difensivo che protegge la persona da una realtà troppo dolorosa.
2. FASE DELLO STRUGGIMENTO: predominano la rabbia e l’impotenza verso l’accaduto, il destino e/o la persona che è venuta a mancare. Il dolore psichico è avvertito in maniera acuta e struggente, insieme alla ricerca della persona morta, sotto forma di rievocazione e ricordi.
3. FASE DELLA DISPERAZIONE: la disorganizzazione e la disperazione si accompagnano al ricordo continuo della persona scomparsa. Termina con la progressiva accettazione della realtà.
4. FASE DELLA RIORGANIZZAZIONE: si torna alla vita, riprendendo a progettare e a investire sul futuro. Si abbandona la speranza che la persona morta possa tornare: la sua immagine viene interiorizzata, la vita ricomincia.

L’ultima fase del lutto ne prevede la completa elaborazione: accettare la perdita della persona cara ( sia in senso reale che figurato) come un qualcosa di definitivo e irreversibile (il defunto non tornerà più, così come la persona che ci ha lasciato ha preso un’altra strada) e il dolore a essa conseguente.
La grande maggioranza delle persone che affronta un lutto riesce entro circa 18 mesi ad arrivare a questa forma di accettazione (Bonanno & Lilienfeld, 2008). Parlare di tempi in questo contesto è riduttivo. Indubbiamente ogni lutto è a sé, porta con sé una storia personale e particolare. Sicuramente una malattia come quella oncologica concede il tempo di cominciare il processo di elaborazione del lutto, spesso prima della morte vera e propria. L’elaborazione del lutto continua finché siamo in vita, perché il legame con la persona perduta rimane vivo dentro di noi. Il legame è qualcosa che noi abbiamo costruito con l’altro e ormai fa l’arte d noi, ha contribuito a farci essere ciò che siamo ora. Gli esperti lo chiamano “legame continuato”, che viene rivisto e ridefinito a più riprese, durante la nostra vita.
Mi piace pensare al lutto come ad un processo nel vero senso del termine.

Un lutto non si supera mai ma si impara a conviverci.

Il vero processo di elaborazione passa da una definizione del problema nel senso: “senza l’Altro io perdo la mia anima e non sono più nessuno” a una nuova definizione, un nuovo riassesto, nel senso “grazie all’Altro ho potuto trovare e scoprire un pezzo della mia anima che oggi posso usare e ho scoperto un po’ chi sono”. In queste parole è racchiuso tutto il processo di elaborazione di un lutto, di un abbandono vero e proprio.

A volte, come nel caso dei cosiddetti “lutti complicati”, certe reazioni emotive non tendono a diminuire e moderarsi con il passare del tempo e interferiscono significativamente con il funzionamento personale e sociale. In questi casi non assistiamo ad una completa chiusura del processo di elaborazione del lutto.

Cosa possiamo fare, dunque, per aiutare un amico o amica che si trovi a vivere una situazione così tragica? O quando siamo noi stessi a vivere tale situazione?

Spesso ci rendiamo conto che la persona che ha subito una perdita, una separazione da un coniuge o la fine di un’amicizia importante (come nel caso di adolescenti) non riesce da solo a riprendere in mano la propria vita e a superare la cosiddetta fase della Riorganizzazione. Qualsiasi aiuto le proponiamo non basta, non lo accetta e continua ad estraniarsi anche nelle situazioni sociali. In questi casi è utile rivolgersi ad uno psicologo per una consulenza. Solo attraverso il lavoro con un esperto, infatti, è possibile affrontare e superare una fine dolorosa che non si riesce ad accettare. La consulenza di uno psicologo ci permettere di capire che cosa ci stia accadendo, di imparare ad utilizzare al meglio gli strumenti in nostro possesso per superare questo momento difficile.

Piccole riflessioni per guidarti in questo percorso:
Comincia a separarti dalla persona.
Hai qualcosa in sospeso con quella persona? Delle risposte che non potrà più darti? Comincia a scrivere nei minimi dettagli come è avvenuta la separazione. Rivivi quei momenti terribili un’ultima volta. Prendi carta e penna e scrivi una lettera in cui dirai tutte le cose mai dette alla persona che se n’è andata dalla tua vita.
Cambia il colore dei ricordi
Riprendi tutti i ricordi positivi della persona. Prendi carta e penna e mettili nero su bianco. Perché l’Altro è stato importante per noi? Cosa ci ha insegnato? Come è cambiata la nostra vita da quando lo abbiamo conosciuto? Man mano la tristezza si trasformerà in ricordi positivi.
Riunisci passato, presente e futuro
Raccontati tutta la tua storia, passata e presente. Inizia oggi una nuova storia che si congiunge alle passate. Abbandona il tuo vecchio ruolo (di moglie, fidanzata, amico..) per costruirne di nuovi come Persona. Comincia a incrementare la tua rete sociale e le occasioni di svago.