E’ proprio il caso di dirlo: siamo in un periodo caldo in tema di clima. In questi giorni stiamo assistendo ad una serie di aggiornamenti riguardanti il riscaldamento globale provenienti da una moltitudine di fonti, dati che vanno dall’andamento globale alle ordinanze comunali di casa nostra. Se tutti questi annunci possono sembrare caotici essi rendono chiara però una cosa:il tempo è finito.

Ma andiamo con ordine:

E’ stato pubblicato oggi il rapporto ONU sul futuro del clima terrestre, ed i riscontri non potevano essere meno auspicabili. Se da un lato si certifica che il livello attuale di riscaldamento rispetto ai livelli pre-industriali si attesti intorno ad 1 grado centigrado, dall’altro si prevede che con l’andamento attuale si possa sforare la soglia dei 1,5C° a partire dal 2030. Perchè ci si sofferma proprio su questa cifra? E’ questo l’obbiettivo fissato nel 2015 nel famoso Trattato di Parigi sul riscaldamento globale. Se fin dalla sua ratificazione è stato evidente che tale cifra era frutto più di ideali che di reali direttive  politiche oggi ci troviamo di fronte a questa conferma:ad oggi non esistono misure in materia in grado di garantire il rispetto degli obbiettivi decisi solo 3 anni fa.

Certo, l’aumento di 1 grado registrato globalmente è solo una media. Ma qual’è la situazione dell’Italia? A questo quesito rispondono gli altrettanto freschi dati provenienti dal CNR che riportano una situazione ancor più preoccupante. Il 2018 si attesta finora come l’anno più caldo della storia italiana, da noi il riscaldamento si attesta già a 1,5C°, segno che il nostro paese sta sentendo in pieno tali effetti negativi.

Sarebbe opportuno aspettarsi quindi misure altrettanto drastiche da parte delle nostre istituzioni, ed infatti sono arrivate. La regione Emilia-Romagna, facente parte della Pianura Padana, la zona più inquinata dallo smog del paese, ha infatti deliberato un nuovo regolamento che si propone di vietare la circolazione nei centri urbani delle auto diesel euro 4 o inferiori. Sono infatti i motori alimentati a gasolio i più inquinanti in termini di polveri sottili (le più pericolose per la salute umana) e questa misura si muove certamente nella direzione più auspicabile in un territorio così colpito. Ma c’è un problema. La tanto discussa norma regionale è entrata si in vigore, salvo poi essere abrogata 48 ore dopo la sua nascita. In seguito alle rimostranze dei cittadini interessati e dei relativi sindaci si è così deciso di cancellare quello che era un tentativo sicuramente efficace nell’interesse in primis della salute pubblica.

In questo episodio nostrano si possono così cogliere tutte le dinamiche che caratterizzano i dibattiti sul climate change. Da un lato le evidenze scientifiche con le loro impietose e funeste previsioni, dall’altro l’inedia della società e della politica che , di fronte ad interessi particolari e locali sceglie di ignorare il bene più grande e generale:la propria sopravvivenza.