La Belt and Road Initiative (Bri) è un ambizioso progetto lanciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping di cui abbiamo già parlato in due articoli precedenti. La Bri consiste nella creazione di una estesa rete di rotte commerciali, sia terrestri che marittime, che collegheranno la Cina all’Europa. Concretamente, significa costruire infrastrutture in tutta l’Eurasia, dalla Cina fino alla Grecia, passando per lo Xinjiang e l’Asia Centrale.

Ma se lo scopo finale della Bri è riportare in auge le antichissime vie della seta tra Cina ed Europa, lo scopo primario, ed è qui che si vedono già i risultati più tangibili di questo macro-progetto, è l’aumento della cooperazione economica tra la Cina e i paesi limitrofi, che si attua attraverso la costruzione di infrastrutture.

Il paese con cui la Cina sta maggiormente collaborando, nell’ambito della Bri, è il Pakistan. Il Corridoio Economico Cina-Pakistan (acronimo inglese Cpec) è un progetto di cooperazione economica bilaterale il cui fine è la modernizzazione dell’obsoleta rete infrastrutturale del Pakistan. Il Cpec comprende 43 progetti infrastrutturali confermati di cui 20 già realizzati o in fase di realizzazione. Nei prossimi 12 anni saranno completati altri 157 progetti mentre nel 2016 il valore complessivo del Cpec è stato stimato in 62 miliardi di dollari. La collaborazione sino-pakistana si sta concretizzando attraverso la costruzione di ponti, strade, ferrovie, gasdotti e centrali energetiche che serviranno a collegare tra di loro i due paesi ma anche le varie regioni del Pakistan.

La punta di diamante di questo progetto è il porto di Gwadar situato all’estremità sud-occidentale del Pakistan, a breve distanza dal confine iraniano. Gwadar, città che si affaccia sul mare Arabico, è il punto di arrivo della rete infrastrutturale che i cinesi stanno costruendo in Pakistan, ovvero la destinazione delle merci che partono dalla Cina, passando dallo Xinjang e attraversando tutto il Pakistan. Dal 2013 il porto viene gestito dalla China Overseas Port Holding Company, una società pubblica di proprietà del governo cinese. Al porto verrà dedicata una zona economica speciale che garantirà sgravi fiscali e semplificazioni amministrative. La modernizzazione del porto di Gwadar, che si sta realizzando grazie a copiosi investimenti cinesi, risponde alla necessità di Pechino di trovare un sbocco sul mare Arabico per le sue merci, nell’ambito della Bri. Gwadar è il punto di collegamento tra la Cintura Economica della Via della Seta (il percorso terrestre della Bri) e la Via della Seta Marittima del XXI Secolo. Nel porto pakistano giungeranno le merci dalla Cina e da lì partiranno via mare verso ovest, destinazione Africa ed Europa. Gwadar rappresenta quindi una pedina fondamentale della Bri.

Il Cpec è finora la partnership economica bilaterale più efficace e proficua tra le tante che vanno a formare il colossale macro-progetto delle nuove vie della seta. Al momento, nessuna partnership come il Cpec ha prodotto risultati così tangibili e portato alla realizzazione di così tante infrastrutture.

Per il Pakistan, la cooperazione economica con Pechino ha portato numerosi vantaggi. La costruzione di infrastrutture nell’ambito del Cpec ha generato ben 60 000 posti di lavoro mentre si stima che da qui al 2030 verranno creati 700 000 posti di lavoro in tutto il paese. Considerando l’indotto creato dai numerosi progetti infrastrutturali si stima che verrà creato impiego per un totale di 3,5 milioni di persone. Il Pakistan in questi anni ha guadagnato molto anche in termini di crescita economica. Nel 2013, quando venne annunciato l’inizio della cooperazione, il pil pakistano cresceva a un tasso del 3,5 %. Nel 2017 invece è cresciuto del 5,9 %. Il più alto tasso di crescita di tutta l’Asia.

Ma il Cpec ha portato anche degli inconvenienti per Islamabad. I problemi principali sono due: l’eccessiva dipendenza economica dalla Cina e l’elevato indebitamento nei confronti di quest’ultima. Non sono in pochi a sospettare che il Pakistan sia destinato a diventare una sorta di colonia cinese il quale, sebbene formalmente indipendente e sovrano, sarà legato mani e piedi a Pechino per quanto riguarda la propria crescita economica. Il 46 % del deficit commerciale pakistano è già nelle mani della Cina. A ciò si aggiunge il forte indebitamento derivato dal denaro prestato dai fondi d’investimento e dalle banche cinesi. La situazione economico-finanziaria del Pakistan è parecchio grave e molto probabilmente verrà chiesto l’ennesimo prestito al Fondo Monetario Internazionale.

Al netto delle conseguenze interne al Pakistan, il Cpec è lo strumento attraverso cui la Cina vuole ottenere uno sbocco sul mare Arabico e incrementare la già consolidata e duratura cooperazione con Islamabad che non si realizza solo sul piano economico, ma pure su quello militare. I cinesi stanno infatti costruendo in Pakistan una base militare e forniscono alle forze armate del paese numerosi equipaggiamenti e mezzi militari. Ma il Cpec è sopratutto uno strumento per la realizzazione di una delle rotte commerciali delle nuove vie della seta.  L’asse Cina-Pakistan va definendosi, con la sudditanza del secondo alla prima.