Domenica 19 Maggio, si conclude l’ennesimo tira e molla tra Salvini e il salvataggio di vite in mare. Nonostante le “direttive” del Ministro degli Interni, il Procuratore di Agrigento che ha giurisdizione su Lampedusa, ha fatto attraccare la Sea Watch3 ponendo sotto sequestro probatorio la nave Ong e ha permesso lo sbarco delle 47 persone a bordo.

Il commento di Salvini non si è lasciato attendere e durante la trasmissione Non è l’Arena su La7, visibilmente scosso dall’azione che si andava protraendo a sua insaputa, ha dichiarato “se il Procuratore vuole fare il Ministro dell’Interno, si candidi alle prossime elezioni…il ministro sono io” prosegue minacciando di aprire una indagine su Luigi Patronaggio, il Procuratore di cui sopra, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Peccato che ignori che non è nelle sue facoltà fare una cosa del genere, in quanto spetta ad una Procura e non di certo ad un Ministero.

La Procura di Agrigento ha intanto posto sotto indagine con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il comandante della nave Arturo Centrone. Come per le navi precedentemente poste sotto indagini, il fermo e le indagini avvengono per una presunta violazione in campo immigratorio con la presunta violazione dell’articolo 12 del Testo Unico.

Il comandante è stato ascoltato martedi 21 Maggio, accompagnato dai suoi avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini. Centrone non ha fatto dichiarazioni ai giornalisti prima di parlare con i magistrati, ma successivamente l’avvocato Gamberini unendosi al tweet della Sea Watch, riferisce “Dimostreremo che è stato un intervento necessitato”.

Nel mentre il nostro Ministro dell’Interno è impegnato ad insultare chi lo contesta, a contestare pubblicamente i componenti del suo governo e ad affermare cose senza fondamento come che dall’inizio dell’anno sono morte 2 persone in mare.

Per l’UNHCR sono 402, per l’OIM sono 307 le persone tra disperse e morte. Il dato non può essere accertato, i controlli e i soccorsi sono minori e le informazioni arrivano principalmente dai naufraghi sopravvissuti e dai cadaveri recuperati. Sembra siano molte le imbarcazioni affondate e tante di più le vite dimenticate.

Rispetto a questo il Ministro Salvini si prende il merito di quello che può essere la sintesi della sua scelta, un po’ come quando disse “se non partono, non muoiono”, oggi si permette di dire tramite un tweet “La politica dei #portichiusi ha consentito meno sbarchi, meno morti, meno dispersi nel Mediterraneo: non lo dico io, lo dicono i dati Onu”.

Peccato che anche in questo caso non dice il vero, in primis perché la linea del’ONU, dell’UNHCR e dell’OIM è che la rotta con partenza dalla Libia è sempre più pericolosa per l’assenza di soccorsi; i controlli infatti stimano che su 5 che tentano la traversata almeno 1 muoia. Tra l’altro non essendo la Libia un porto sicuro ed essendo attualmente uno stato di guerra e terrore, impossibile è pensare ad una eventuale e sincera collaborazione da parte delle forze politiche locali.

Flavio di Giacomo, portavoce OIM Italia tramite un tweet ha dichiarato che le morti nel 2019 siano 307, nel 2018 a parità di periodo si conteggiavano 333 vite. Inoltre ha sottolineato come il salvare vite umane in mare debba essere una priorità.

Inoltre bisogna ricordare e sottolineare come non ci siano dei veri e propri atti ufficiali, sono mesi che assistiamo a questa presa di posizione non seguita da concrete azioni (probabilmente perché non è una scelta costituzionale né legata ai diritti e alla protezione umana). Le forze politiche locali e le procure di competenza sono oggetto di una vera propria vessazione da parte di un Ministro che a quanto pare spesso, non sa nemmeno di che parla.

Un Ministro dell’Interno che esulta per le indagini avviate dalla Procura di Agrigento su Arturo Centrone, comandante della nave Sea Watch 3; assenza di regolamentazione concreta e legittima; condanna Onu per il “decreto sicurezza bis” che viola i diritti fondamentali dei migranti e delle norme internazionali in materia di salvataggio in mare.

Inoltre viene chiesto al Ministro degli Esteri di “indicare quali passi intenda compiere il governo italiano per allineare le politiche migratorie con gli obblighi sul rispetto dei diritti umani” e inoltre si sottolinea nel rapporto dell’Alto Commissario dell’Onu come l’atteggiamento del Ministro dell’Interno intensifichi “il clima di ostilità e xenofobia contro i migranti”.

Salvini ritiene che l’Onu non abbia voce in capitolo e nella serata di lunedi 20 Maggio, dopo l’esame del decreto sicurezza bis, anche Giuseppe Conte esprime i suoi dubbi, le criticità del testo in termini giuridici; a Mezzanotte si è concluso il Consiglio dei Ministri con il rinvio dell’approvazione. Il governo è in stallo. Nel decreto sicurezza bis spariscono le multe previste per ciascun immigrato trasportato e compaiono sanzioni da 10mila a 50mila euro per il comandante, l’armatore e il proprietario della nave.

Modificato anche l’articolo 2, sul codice della navigazione, che individuerebbe nel ministro dell’Interno il compito di limitare e vietare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica. Inoltre, si prevede un “Fondo di premialità” per rapporti bilaterali con altri paesi, soprattutto in materia di riammissione di soggetti irregolari presenti sul territorio.

Nonostante l’inconsistenza del nostro governo in termini di immigrazione (come in altre questioni, ma non è questa la sede per elencarle) c’è da constatare e ribadire che è necessario l’intervento dell’Europa per una collaborazione reale e con concreti e legittimi provvedimenti in merito di accoglienza, diritti e anche, perché no, un po’ di cultura e conoscenza condivisa sull’argomento di modo che la parola migrazione non faccia più così paura.

Il Ministro degli Interni ripropone e vorrebbe investire nuovamente su una strada già battuta, gli accordi bilaterali. La storia ha dimostrato come non sempre funzionino, specie se in una delle due parti non c’è stabilità economica, quantomeno politica. Inoltre Salvini, insiste nel voler l’approvazione in questi giorni e senza stravolgimenti. Sarà forse una manovra politica per le europee?

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Nata a Monopoli, ha conservato il mare e il sole del Sud Italia nel sangue; ha vissuto, studiato e lavorato a Foggia, Roma, Lisbona, Pisa e Johannesburg. Specializzata nella cooperazione internazionale e management del non-profit; da sempre interessata alle diverse sfaccettature del sociale, si è immersa in esperienze internazionali lavorative e di volontariato.