Di Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya nel novembre 2018, non si hanno notizie e non se ne sente più parlare; eppure lei è li da qualche parte nel mondo che spera di ritrovare l’amata libertà che l’ha portata a denunciare con fermezza e chiarezza anche i maltrattamenti che avvenivano all’interno della struttura presso la quale faceva volontariato in Kenya.

Venerdi 12 Luglio a Roma si è tenuto un incontro tra il procuratore generale del Kenya Noordin Mohamed Haji e il pubblico ministero italiano Sergio Colaiocco. Il procuratore segue le indagini da otto mesi con scarsi risultati come il Presidente Conte sottolineò nel mese di Marzo. Purtroppo i rapporti tra le autorità italiane e kenyote non sono ottimali e questo ha inciso notevolmente sugli scarsi progressi.

Repubblica e Corriere della Sera riportano quanto è trapelato da questo incontro. Silvia Romano è stata rapita da una banda locale (inizialmente si pensa fossero 5 persone, poi è emerso che fossero 8) su delle motociclette, dal centro presso il quale svolgeva volontariato. Nel mese di dicembre, pare sia stata passata ad un’altra banda di criminali somali e nonostante le autorità locali abbiano in custodia due persone che forse verranno processate a partire da fine luglio, pare che non si sappia altro.

Ma per quale associazione lavorava Silvia Romano? Africa Milele, la mission è aiutare i bambini, il centro presso il quale prestava servizio pare si chiamasse Hopes Dreams Rescue Sponsorship Centre di Davide Ciarrapica e del socio Rama Hamis Bindo, pare ben protetto dalle alte sfere.

Massimo A.Alberizzi, inviato speciale per Africa ExPress, ha voluto far un po’ di chiarezza su quanto è accaduto rilasciando, dopo averli verificati, dettagli molto importanti e che non si sa se la Farnesina ne fosse a conoscenza o no. Alberizzi grazie anche alla collega americana Hillary Duenas è riuscito a far trapelare alcuni dettagli che non sembrano far pensare ad una banda locale su dei motorini che rubano una sprovveduta ragazza italiana.

Silvia viene sequestrata la sera del 20 Novembre a Chakama, ad oggi ci sono le indagini in corso ed è stato richiesto il silenzio stampa dalla Farnesina, inoltre il Governo non accenna nemmeno a farci sapere che le indagini continuano. Alberizzi fa tappa alla guest house Marigold, nel centro di Mombasa, fa presente che cercano notizie su Silvia Romano e di tutta risposta la signora indiana e il figlio Aash Sahiko presentano i registri dai quali si evince che Silvia è stata li il 22 settembre e la notte tra il 5 e il 6 novembre, sempre da sola.  Purtroppo i due gestori fanno anche sapere che né la polizia locale né quella italiana si sono presentati per far domande e verificare se fosse effettivamente sola.

Intanto la polizia di Nairobi formula tre ipotesi sul rapimento della giovane ragazza: sequestro per riscatto, sequestro per tapparle la bocca sulla pedofilia di cui sarebbe stata testimone a Likoni (centro del nuovo amico Davide Ciarrapica, conosciuto ad un evento di beneficienza) o per le molestie a Chakama.  Davide, interrogato dalle autorità locali, riporta che la ragazza era alquanto promiscua e aggiunge di averle sconsigliato di far volontariato in quel centro, mentre, dalle e-mail risulta l’esatto opposto. Dice anche di essere stato ascoltato dai carabinieri del ROS durante una sua visita in Italia a Gennaio.

A Likoni, dove Silvia prestava servizio, i due ricercatori della verità, hanno incontrato una mamma che conosceva Silvia e che ha ritirato le sue figlie dal centro perché, ha dichiarato, accadevano cose poco corrette ed imbarazzanti. I due fanno visita al centro e quando Hillary si presenta come medico, le aprono le porte ringraziandola per essere sopraggiunta per una quattordicenne incinta e nel mentre arriva Davide con la sua girlfriend diciasettenne. C’è un vocale di whatsapp dove Silvia Romano afferma con fermezza che ci sono casi di pedofilia e che insieme ad un volontario sono andati alla polizia per denunciare gli abusi da parte di un pastore anglicano Kalama. Nel vocale Silvia Romano oltre ai dettagli racconta anche di aver strappato alla polizia la promessa che le bimbe sarebbero state sottoposte ad un controllo medico; purtroppo in questura non c’è nulla sul suddetto sacerdote chiamato “father” e inoltre non ci sono più le tracce dell’arrivo di Silvia all’aeroporto di Mombasa, sparite le sue impronte e le sue foto segnaletiche.

Il volontario suddetto, è stato intervistato anche dal programma televisivo “Le Iene” e oltre a confermare quanto detto, il programma rivela che l’Onlus Africa Milele ha ricevuto e continua a ricevere richieste di riscatto a nome di un certo Yusuf Aden. Nome che richiama l’attenzione sui precedenti arresti ma che fa risalire anche ad una morte avvenuta mesi prima della scomparsa.

Lilian Sora, la presidentessa di Africa Milele dichiara “ Da sei mesi questa persona manda email. Io ci ho anche parlato, mi ha chiamato una mattina da un numero americano dello stato dell’Illinois, penso uno di quei numeri che si comprano su internet. Si è presentato come Yusuf Aden: è una persona non giovane, direi di mezza età. Dal suo inglese e dal modo di parlare credo che sia un keniano, però noi pensiamo che dietro di lui ci sia un italiano. Nelle email che continua a scrivere infatti c’è uno studio attento di cose che accadono in Italia: le email arrivano a giornalisti italiani che si stanno occupando in qualche modo della vicenda di Silvia… Ha addirittura scritto all’email dell’associazione che ha organizzato in Italia la fiaccolata per lei… l’uomo scrive da un’email fornita da un provider svizzero, che non consente di risalire all’indirizzo Ip di provenienza e dunque di essere localizzato. Un provider altamente criptato, che neanche i i Ros dei Carabinieri sarebbero riusciti a identificare”.