Nella notte della finale di Champions League, un atmosfera surreale al Wanda Metropolitano.

Tottenham e Liverpool danno più spettacolo sugli spalti che in campo, con i tifosi che non smettono nemmeno per un secondo di sventolare bandiere e cantare a squarciagola.

La gara è segnata subito dall’errore di Sissoko, che per chiamare il movimento al compagno viene colpito dal pallone sul braccio.

L’arbitro serbo, Skomina, non ha dubbi e concede immediatamente il penalty. Dal dischetto ci và Momo Salah che non sbaglia e porta in vantaggio i reds.

La gara resta bloccata per tutto il primo tempo con le squadre entrambe in attesa.

Il Tottenham prova ad alzare il baricentro rendendosi più pericolosa con Son, che però sbatte più volte sul muro eretto da Alisson.

Kloop capisce il momento di difficoltà della squadra e mette dentro Origi al posto di un inesistente Firmino.

È proprio il belga a chiudere la gara con una rasoiata di sinistro che batte un incolpevole Lloris.

Quello che è da alcuni giornalisti considerato “l’allenatore più sopravvalutato e perdente della storia”, mette a tacere tutti riportando dopo 14 anni la Champions sotto la coop.

Un cammino frastagliato dei reds che culmina nell’apoteosi totale, di tifosi e giocatori uniti nel canto più emozionante che il calcio abbia mai vissuto, uniti nel will never walk alone.

CONDIVIDI
Articolo precedenteSiria: l’offensiva di Idlib mette alla prova le relazioni russo-turche
Prossimo articoloEx Ilva, nascosti dati su 600 bambini malformati
mm
Gennaro Zaccaria, nato a Napoli, sono un ragazzo che fin da piccolo ha sempre avuto una passione smisurata per lo sport. Ero solito fare la telecronaca delle partite viste in tv già all'età di 5 anni. Lo sport per me è passione, amore, una fede. Il mio sogno è sempre stato quello di diventare giornalista già da quando muovevo i primi passi. Il giornalismo non è un mestiere ma un amore viscerale che parte dal cuore, è una passione che scorre nelle mie vene.