Il terrorista di estrema sinistra Cesare Battisti, classe 1954, è stato catturato in Bolivia, mentre passeggiava per le strade di Santa Cruz de la Sierra, la città più popolosa del paese. È giunta a termine una latitanza iniziata lo scorso mese, quando il presidente brasiliano Michel Temer emise un ordine di estradizione nei suoi confronti.

Quando le cose iniziarono a mettersi male in Brasile, Battisti fuggì dal paese facendo perdere le sue tracce. Ma la latitanza del terrorista è durata poco. Alle 17 di sabato 12 gennaio (ore 22 in Italia) una squadra speciale dell’Interpol, composta anche da investigatori italiani, ha fermato l’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) mentre camminava per le strade di Santa Cruz de la Sierra, città scelta come nascondiglio che Battisti pensava, erroneamente, essere sicura. Quando il terrorista è stato catturato indossava barba e baffi finti, nel vano tentativo di nascondere la sua identità. Il terrorista non avrebbe posto alcuna resistenza all’arresto. Il successo degli investigatori speciali è il frutto di settimane di tenace lavoro, iniziato poco prima di Natale. La squadra dell’Interpol aveva individuato Santa Cruz de la Sierra come possibile nascondiglio del terrorista già da qualche settimana, ma è stato necessario raccogliere informazioni sul posto ed effettuare numerosi appostamenti per poter circoscrivere l’area in cui si rifugiava il latitante.

Battisti, arrestato nel 1979, evase nel 1981 dal carcere di Frosinone e fuggì in Francia, protetto dalla cosiddetta dottrina Mitterand, dove rimase nascosto per circa un anno. Successivamente, nel 1985, mentre soggiornava in Messico, la magistratura italiana lo condannò all’ergastolo per aver commesso quattro omicidi durante la sua militanza nei Pac. Tornato in Francia nel 1990 si reinventò scrittore di romanzi gialli noir. Nel 2004, poco prima che le autorità francesi lo estradassero in Italia, il terrorista scappò in Brasile dove è rimasto fino allo scorso mese. La decisione di estradare Battisti, presa dell’ex presidente Temer, è in linea con la posizione dell’attuale presidente Jair Bolsonaro, il quale è entrato in carica lo scorso 1° gennaio. Bolsonaro, già durante la campagna elettorale per le presidenziali, aveva espresso la sua intenzione di consegnare Battisti alla giustizia italiana, rinnegando la lunga protezione concessagli dall’ex presidente di sinistra Lula Da Silva.

L’arresto condotto dall’Interpol ha ricevuto il plauso delle autorità brasiliane e italiane. Filipe G. Martins, consigliere speciale del presidente Bolsonaro, ha scritto su Twitter che Battisti “sarà presto portato in Brasile, da dove verrà probabilmente mandato in Italia, così da poter scontare l’ergastolo secondo la decisione della giustizia italiana”. Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente brasiliano, si rivolge al ministro dell’interno Matteo Salvini dicendo che il “piccolo regalo” dal Brasile è in arrivo. Proprio il capo del Viminale ha espresso grande soddisfazione per la notizia dell’arresto. Battisti è “un delinquente che non merita una comoda vita in spiaggia, ma di finire i suoi giorni in galera” ha affermato Salvini su Twitter, il quale aggiunge che “è finita la pacchia” per il terrorista “coccolato dalle sinistre”. “Le famiglie Santoro, Torregiani, Sabbadin, Campagna (le famiglie delle vittime degli omicidi commessi da Battisti, nda) potranno finalmente ottenere giustizia. La cattura e l’espulsione di Cesare Battisti sono un risultato atteso da oltre quarant’anni, che dovevamo soprattutto a loro, come pure alle altre vittime delle sue azioni criminali” ha dichiarato il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Il premier rivela anche che “un nostro aereo è in viaggio per la Bolivia dove atterrerà verso le ore 17 (ora italiana) con l’obiettivo di prendere in consegna Battisti e riportarlo in Italia”. A bordo dell’aereo vi sarebbero funzionari dell’Aise (la sezione esteri dei servizi segreti) e della polizia di Stato. Sulla vicenda si è espresso anche il ministro della giustizia Alfonso Bonafede. “Il tempo trascorso non ha lenito le ferite che Battisti ha lasciato nelle famiglie delle sue vittime e nel popolo italiano, così come non ha fatto diminuire il desiderio umano e istituzionale di ottenere giustizia”.

La pluridecennale epopea del terrorista dei Pac sembra giungere a termine. È ora che Battisti paghi, fino alla fine dei suoi giorni, come stabilito dalla magistratura più di trent’anni fa, per i delitti che ha commesso, per il dolore che ha inflitto e per la destabilizzazione dell’ordine della vita democratica del paese che lui, insieme a tanti altri terroristi, ha compiuto durante i terribili anni di piombo. Le famiglie delle vittime e il popolo italiano chiedono da decenni che questo terrorista venga consegnato alla giustizia e paghi per ciò che ha fatto. Quel momento sembra essere arrivato. Finalmente.