Il caso Diciotti avrebbe potuto mettere in crisi il Governo.

Nell’agosto 2018 la nave Diciotti, Guardia costiera italiana, attraccava al porto di Catania, con 177 migranti salvati a largo di Lampedusa e Matteo Salvini ribadiva che, nessuno sbarcherà nei porti italiani almeno fino a quando l’Unione Europea non aderirà all’accordo sulla ripartizione dei migranti in Europa. Gli eventi successivi hanno portato all’accusa per sequestro di persona e abuso di ufficio a carico del ministro dell’Interno.  Salvini chiede di al Governo di non autorizzare il processo e il M5s decide di indire un voto online per permettere un parere politico su quello che il Parlamento dovrebbe decidere.

Alle ore 11 del 18 Febbraio l’apertura delle urne virtuali della Piattaforma Rousseau con chiusura ore 21.30, Piattaforma online del M5s per la democrazia partecipata. Purtroppo Rousseau non ha funzionato a dovere: irrangiungibilità del sito, lentezza costante, assenza di identificazioni certe dell’utente, nessuno strumento che certifichi l’avvenuto voto. Gli iscritti al partito erano chiamati a digitare SI per non autorizzare, NO per autorizzare.

Il risultato del voto tramite mezzo di democrazia partecipativa, ha stabilito che Salvini ha agito nell’interesse dello Stato e quindi non è da processare. Si tratta però, di un voto espresso da una minima parte della cittadinanza, ma come ribadito da Di Maio, il Movimento seguirà tale linea al momento del voto. Il M5s ha una percentuale maggiore di seggi all’interno della Giunta, chiaramente la decisione del Movimento avrà un peso importante sulla decisione finale.

Perché si parla di democrazia (di popolo) partecipata

considerando i ritardi e le votazioni non concluse della piattaforma? Anche la potenziale partecipazione è scesa. In questo ultimo periodo tra M5s e Lega, sono emerse delle differenze che hanno creato delle tensioni e lievi divergenze sia all’interno del Movimento che tra i due partiti principali. Tanto che l’eventuale scelta di autorizzazione a procedere è stata vista come elemento di crisi e sfiducia del proprio  governo.

Salvini, dopo voler andare a piedi ad Agrigento per il processo, è passato alla ricerca di aiuto da parte dei suoi colleghi, alla tranquillità per qualsiasi scelta venga fatta. Nell’intanto Di Maio si sente sollevato nel non aver dovuto decidere e scegliere tra il rispetto di quanto sempre detto dal Movimento e gli interessi di quest’ultimo. Di Maio si pone come ambasciatore della volontà di una piccola collettività, peccato che essendo al Governo si suppone che se sottopone un quesito al popolo per una scelta di Governo venga interpellato tutto il popolo e non solo una piccolissima fetta di cittadini.

La Giunta del Senato che è chiamata a votare pro o contro Salvini è composta da 23 membri di cui 7 dei pentastellati (assente la vicepresidentessa della Giunta Grazia D’Angelo, partoriente). Quattro poltrone per la Lega, Forza Italia e PD. Un membro per LEU e Fratelli di Italia. Il 30 Gennaio c’è stato il primo incontro della giunta per iniziare ad analizzare la richiesta del Tribunale. Il PD è rappresentato da una minoranza, ciò nonostante ha attivato una protesta nel cortile della Sapienza a Roma, non condividendo la scelta dell’uso della Piattaforma Rousseau.

Simona Malpezzi dichiara siamo molti preoccupati perché siamo di fronte a una democrazia di un blog che sconfigge la democrazia parlamentareLa Giunta per l’immunità ha votato a favore di Salvini e quindi ha negato l’autorizzazione al processo. Con 15 voti contro e 6 a favore. Il Dossier passerà all’esame dell’aula del Palazzo Madama che entro il 24 Marzo dovrà ratificare o contraddire la decisione presa oggi.