Il beach tour di Salvini sulle spiagge del Centro-Sud, da Anzio a Tropea, da Pescara a Polignano a Mare, sta rivoluzionando le ferie di molti. In bikini, boxer e infradito vogliono esserci, donne e uomini, sindaci, assessori, maestre e professori, nonni e nipoti. In riva al mare, sotto l’ombrellone portato da casa, non parlano d’altro e si organizzano magari in comitiva.

A qualcuno disturba anche il concerto di Jovanotti o l’attesa per Bob Sinclar perché temono che il primo intralci la strada che li conduce fino alla battigia del loro Matteo e che il secondo distolga le attenzioni delle folle. Vogliono esserci, insomma, e vogliono sentire che intorno a loro sono in tanti. Noi non vogliamo guastare la festa a nessuno e non commetteremo mai l’errore di trattare Salvini come un “Gallo” e un “Paglietta” qualsiasi tipo lo “statista” di Varese, l’ultimo arrivato alla guida della Regione Lombardia, l’Attilio Fontana, quello che dice al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che “è un piccolo individuo” o lancia editti del tipo “se si tocca la spesa storica non mi siedo neppure al tavolo”.

Vogliamo dare credito, se non altro per il crescente consenso elettorale, vogliamo credere alla buona fede del suo progetto di Lega Italia non più Lega Nord e ci permettiamo, pertanto, di suggerire alcuni spunti di riflessione e qualche piccola domanda anticipatrice di quella operazione verità che avverrà di sicuro in Parlamento.

Che cosa facciamo ministro Salvini con la “cassa pubblica” che il Nord ruba al Sud da dieci anni in qua? Lei non è né Bossi né Calderoli né Tremonti,  la sua firma non c’è sotto la legge sul federalismo del 2009 meglio conosciuta come il gioco delle tre carte.

Quella che diceva: dobbiamo fissare i livelli essenziali di prestazione (Lep) e fabbisogni standard, prime due carte, perché in materia di mobilità, scuola e sanità tutti i cittadini devono avere uguali diritti, nel frattempo, però, mentre li definiamo usiamo il criterio della spesa storica. Ricordate carta vince carta perde come fanno a Forcella? Bene, è quello che hanno fatto prima a Pontida poi a Varese: le prime due carte (Lep e Fabbisogni) quelle che avrebbero dovuto garantire parità di diritti e solidarietà sono finite nel cestino; la terza carta, quella che permette al ricco di diventare sempre più ricco prendendosi i soldi destinati ai poveri, ha addirittura stravinto. Il frattempo è durato dieci anni e sono stati dieci anni di furto con scasso, parliamo di qualcosa che vale più di 60 miliardi come spesa pubblica lorda, e ora il Paglietta di turno, l’ultimo arrivato Fontana, non vuol neppure sentire parlare di Fondo di Perequazione. Sapete cosa vuol dire oltre 60 miliardi in più e oltre 60 in meno? Ci stiamo rendendo conto dell’ordine di grandezza dello scippo? Mi spiego con un micro esempio di un micro settore che aiuta a capire: se nasco a Reggio Calabria avrò diritto a 18 euro pro capite di soldi pubblici da spendere in asili nido, se nasco a Altamura, nella Murgia, mi toccheranno zero euro, ma se vengo al mondo nella ricca Brianza la spesa pubblica italiana (cioè tutti noi, non le famiglie benestanti della capitale dell’arredo-design)  destinerà generosamente a me personalmente 3mila euro.

Visto che lo avete a qualche centimetro di distanza, addirittura in spiaggia, potete chiedere a Salvini se si può mettere la mano sulla coscienza, oltre che sul portafoglio, e dire al “Paglietta” Fontana di tacere per i prossimi due anni e cominciare subito a restituire in moneta contante una parte del maltolto?

Volete chiedergli se si è reso conto che tra Mose, Pedemontana veneta, Pi-Ru-Bi, Brebemi, piazze inutili, strade inutili, pezzoni di strada inutili lasciati a metà, poltronificio Lombardo Veneto con migliaia di micromunicipalizzate dove il numero dei consiglieri amici degli amici, politici trombati e così via, è superiore a quello dei dipendenti, ci sono sempre un  “Gallo” o un  “Paglietta” di turno – anche qui quasi sempre del suo partito – che si sono abbuffati in modo indecoroso con i soldi che avrebbero dovuto consentire di costruire o ammodernare asili nido, mense scolastiche, ospedali e pronto soccorso al Sud? Ha il coraggio come leader di Lega Italia di dire solennemente la verità: l’imbuto della spesa pubblica assistenziale è il Nord non il Sud, mi pento come leader politico di avere lasciato campo libero a questi “Galli e Paglietta” fino al punto di arrivare a fare un treno a alta velocità ogni trenta minuti tra Milano e Torino e ZERO spaccato, ripeto ZERO spaccato, da Napoli in giù e tra Napoli e Bari?

Se volete essere un po’ più tecnici, il sole a 40 gradi non aiuta, potete chiedergli se si è mai accorto che la sua ministra degli affari regionali, Erika Stefani, mente spudoratamente in Parlamento e  fuori fino al punto di ignorare i Conti Pubblici Territoriali, voluti da un lungimirante Ciampi,  che indicano con chiarezza numerica che alla popolazione del Sud, pari al 34,3%, arriva il 27,8% degli investimenti delle amministrazioni pubbliche italiane mentre alla popolazione del CentroNord, che è pari al 65,7%, arriva il 72,7% di investimenti. Si è reso conto che questa differenza del 6,5% corrisponde alla bellezza di 62,3 miliardi l’anno e sono esattamente quelli indebitamente sottratti dal Nord al Sud?

Qualcuno dei tanti trombettieri vecchi e nuovi che si autoproclamano “servitori volontari” del sovrano di turno avranno la forza di non mettere nelle tasche del Capitano qualche foglietto sgualcito, sono trent’anni che lo fanno salendo sul carro del vincitore di tutte le stagioni politiche, per chiedere questa o quella elemosina questo o quel posticino, ma di consegnargli piuttosto in riva al mare l’atto di un avvocato o di un notaio che ingiunge al ministro dell’Interno di utilizzare il fondo di perequazione dei Comuni (quello almeno esiste) e di distribuire da subito, con più equità, le risorse pubbliche?

Visto che ci siete e lo avete  lì a portata di mano consegnate al leader politico leghista un decreto ingiuntivo di uno speciale tribunale del popolo meridionale che ordina alle Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte di restituire alcune decine di miliardi di quelli indebitamente sottratti e di destinarli, con effetto immediato, alla realizzazione dell’alta velocità ferroviaria e dell’alta capacità ferroviaria da Napoli a Reggio Calabria e a colmare l’abissale gap ferroviario siciliano? Siamo d’accordissimo Capitano a fare la Tav, ma prima che l’Italia si disintegri del tutto può spiegare ai vari Fontana, Zaia e a tutti gli incolpevoli loro accoliti, che la pacchia è finita, che l’abbuffata di risorse pubbliche che tanto male ha fatto al Nord produttivo non c’è più, non è più disponibile? Altro che nuovi svaligiamenti tanto miopi quanto pesanti con la cosiddetta autonomia differenziata! Ma lo sa che con questa rapina istituzionalizzata siamo arrivati al punto che nel Nord Est ci sono 4,9 dipendenti pubblici ogni mille abitanti (censimento Istat) e nell’intero Mezzogiorno compresa la tanta vituperata autonomia della Sicilia si arriva al 4,5% mettendo insieme tutte le Regioni continentali e insulari? Ma si rende conto a quali mostruosità ha condotto il gioco delle tre carte di Pontida e Varese?

Tutto questo, documentato e documentabile sulla base delle indagini del Sistema di statistica nazionale e delle principali istituzioni contabili della Repubblica italiana, non assolve minimamente le responsabilità di una classe dirigente meridionale che non si è accorta di nulla, se se ne è accorta ha lasciato fare accomodandosi per i portafogli loro e dei loro amici, si  è dimostrata incapace di amministrare e di spendere in modo efficace quei quattro centesimi lasciati liberi dallo scippo permanente del Nord. Ha perfettamente ragione chi sostiene che qui si pone la grande questione del presente e del futuro del Mezzogiorno. Tutto vero, ma tutto vero un attimo dopo che si compia solennemente in Parlamento l’operazione verità. Liberiamoci almeno del complesso di colpa. Perché le lezioni di efficienza si possono fare solo a parità di risorse. Non è questo il caso. Anzi la distanza è così abissale che macroscopicamente almeno una certezza c’è. L’ordine di grandezza delle deviazioni assistenziali e clientelari, in termini quantitativi, non può non essere nettamente a vantaggio del Nord.