Carabinieri, espressione dello Stato, non vanno lasciati soli. Per questo è nato il SIM

0

Additati, bistrattati, scherniti, resi il simbolo dell’infamia e divenuti il core business di chi, evidentemente poco competente in altro, ha deciso di fare carriera sulla presunta brutalità degli uomini in divisa che, da eroi, fanno presto a passare per TV e giornali come carnefici. Parliamo degli uomini dell’Arma dei Carabinieri, eccellenza italiana, di quell’Italia in cui plurimedagliati per alti meriti finiscono alla sbarra, mentre pregiudicati o spacciatori vengono osannati al limite del delirio di santità, in nome del giustizialismo che con la giustizia ha poco a che fare.

Questa doverosa e personale premessa, per dire che finalmente anche gli uomini  dell’Arma dei Carabinieri hanno un sindacato che, come avviene per la Polizia di Stato, si farà portavoce di istanze e proposte volte a migliorare la condizione lavorativa del personale in divisa.

Il SIM (Sindacato Italiano Militari) è la svolta nella storia bicentenaria dell’Arma. Costituitosi di recente, con una struttura nazionale completa, presieduta dal colonnello Sergio De Caprio (Ultimo), il SIM vede nella propria segreteria generale, Antonio Serpi (Segretario Generale); Massimiliano Zetti (Segretario Generale Aggiunto); Vito Turco (vice presidente); i segretari nazionali Roberto Di Stefano, Luca Spagnolo, Salvatore Iandiorio, Donato Caputo, Emanuele Donno, Antonio Aprile, Luigi Avveduto, Vincenzo Bonaccorso e Riccardo Monti.

Oggi parte ufficialmente la fase dei tesseramenti. Interpellato da IlFormat, il Segretario Generale Antonio Serpi, ci ha spiegato che ha preferito aspettare e non avviare subito i tesseramenti, perché l’idea è che questi avvengano con il “modello polizia”, per certificare la rappresentatività e in nome della massima trasparenza, prerogativa principale del loro sindacato.

Ma qual è la vera novità?

«La svolta è quella di creare un sindacato che vada incontro ai Carabinieri anche e soprattutto sul piano sociale. Gli uomini in divisa non vanno lasciati soli, hanno bisogno di qualcuno che li sostenga. A parte questo – spiega Serpi – lavoreremo molto sui diritti e sulla sicurezza dell’operatore su strada».

Un altro punto fondamentale del programma sindacale è quello è quello delle garanzie funzionali: «quando ci si trova ad avere a che fare con una persona poco collaborativa, bisogna preventivare l’esistenza di una forza contraria. In caso di pericoli estremi, come la  vicenda dell’autobus a San Donato Milanese, un Carabiniere non può esitare a compiere azioni finalizzate alla messa in salvo di 51 bambini, preoccupato di possibili conseguenze chiamati “atti dovuti” che dovrà portarsi dietro per molti anni. Noi rappresentiamo la volontà dello Stato e lo Stato deve garantirci. Limitando la nostra sicurezza, si limita quella dei cittadini».

Com’è stato l’approccio con le forze politiche, in particolare il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta?

«Da parte del Ministro Trenta abbiamo trovato grande apertura, è una persona di una intelligenza rara. Qualche difficoltà l’abbiamo incontrata con la Difesa, ma è normale, rappresenta la controparte. Posso però dire, che siamo l’unico corpo militare ad aver istituito un ufficio per le relazioni sindacali».

Casi mediatici come quello Cucchi, vedono pesantemente coinvolti diversi militari. Come pensate di porvi a tal proposito?

«Abbiamo fiducia nella giustizia. Nel caso di specie, che abbiano ragione o torto (non voglio assolutamente entrare nel merito della vicenda giudiziaria) hanno comunque creato un danno. Molti Carabinieri sono arrivati a registrare le operazioni con i loro cellulari o a munirsi di bodycam. Hanno il terrore di operare. Questa vicenda ha pesantemente condizionato l’atteggiamento del Carabiniere rispetto agli interventi su strada».