«L’identità personale e quella sociale non coincidono. Esistono tre uomini: Io, Nicolò e Metroman».

Questa frase potrebbe riportare alla mente, “Uno, Nessuno e Centomila” di pirandelliana memoria, e forse non vi si discosta più di tanto, perché “Metroman”, al secolo Nicolò Modica, dice di aver creato una maschera su misura, una sorta di rifiuto della realtà ideologicamente oggettiva.

Nulla è scontato, niente è uguale per tutti. La fantasia, l’arte, l’immaginazione, per Metroman, possono cambiare il mondo.

Il suo vero nome è Nicolò Modica, ha 38 anni e origini siciliane. Ama cantare, non gli importa come fare, gli importa solo farlo. E lo fa.

La sua avventura con Metroman inizia a Milano, per poi diventare celebre e attesissima a Roma.

Perché la metropolitana?

«Metroman è la dimostrazione che nella vita, per fare grandi cose, bisogna partire dal basso».

Risposte apparentemente ingenue ma cariche di provocazione, perché Metroman, il “partire dal basso”, lo ha interpretato letteralmente, partendo da sottoterra: la metropolitana.

Milano è stato il suo inizio, ma lui le grandi cose dice di averle fatte a Roma e, per grandi cose, intende i milioni di visualizzazioni alle sue video performance, pubblicate sulla sua pagina Facebook che conta oltre 100.000 followers.

Nicolò vive da solo a Roma, e le sue giornate, racconta, sono tutte diverse.

«Non mi limito solo a cantare. La mia giornata non inizia imbracciando la mia cassa e il microfono. Prima faccio molte altre cose».

E quando gli chiediamo quali siano le altre cose, lui ci risponde che si sveglia e fa colazione. Alcuni giorni pratica sport.

Ma nella vita, cosa fa?

«Canto. Ho normalizzato un lavoro, quella che è iniziata a Milano come rivoluzione artistica. Io mi aggrappo al successo degli altri per fare il mio successo. E fare successo lo si può considerare un lavoro. Faticosissimo».

Sulla sua pagina facebook scrive: «la mia storia inizia quando canto una canzone insieme a voi. Siete un pubblico fantastico».

Metroman da sempre regala sorrisi a bordo dei treni delle linee A e B. Ha un vasto repertorio di musica italiana e straniera e un pubblico che lo adora. Il suo punto forte? Il “salto della morte”, sfidando a ritmo di musica il tempo di apertura delle porte dei treni tra una fermata e l’altra. Un “gesto estremo” che di recente ha compiuto anche in compagnia di Giorgia Meloni.

Metroman ha un sogno: rivoluzionare l’arte e accentrarvi il potere.

«Il potere un tempo era nelle mani della Chiesa, poi della politica, ora dei mass media. Io voglio che il potere sia nelle mani degli artisti. Voglio creare un movimento, “l’artismo”, dove l’immaginazione sia al centro di tutto, perché la società, il singolo hanno bisogno degli artisti. L’arte è una necessità – prosegue – quando qualcuno viene mollato dal compagno o dal fidanzato, corre ad ascoltare la musica. Quando un’artista musicale muore, la gente corre ad ascoltare le sue canzoni, a condividerle».

La musica dunque, come arma di riscatto personale e del mondo. Perché per Metroman un mondo migliore esiste, ed è quello in cui il potere sia nelle mani “dell’artismo”, l’unica vera salvezza della società e anche un po’ la sua, perché la musica lo ha liberato dalla solitudine: «Quando ho iniziato a cantare, ho scoperto di non essere più solo».