Il baricentro dell’economia globale si sta spostando velocemente in Asia, particolarmente verso la Cina, diventata la prima potenza commerciale al mondo. Il gigante asiatico presta, investe e concretizza accordi bilaterali negli spazi dove gli USA erano egemoni.

A rendere più complicate le cose per gli Occidentali ci pensa l’amministrazione Trump, innescando una guerra dei dazi nei confronti degli stessi partner commerciali e della stessa Cina. Tale tendenza al protezionismo si sta rivelando controproducente per gli alleati storici con i quali gli Stati Uniti ha consolidato profondi legami commerciali.

Dalla sponda atlantica aumenta la diffidenza reciproca tra gli Stati Uniti e l’Europa e l’intero assetto politico ed economico consolidato a partire dal secondo dopoguerra, quindi, rischia di rivelarsi più fragile del dovuto. L’asse USA-Europa è talmente impegnato a cercare di rimediare le proprie fratture e a fare i conti con una crescente instabilità politica al proprio interno, che non riesce a rispondere in modo opportuno alla domanda proveniente dai paesi in via di sviluppo.

D’altronde, la Cina non è rimasta a guardare e, senza fare rumore – cioè, senza fare come gli americani – sta conquistando le sfere d’influenza che gli Stati Uniti e l’Europa hanno trascurato. Di fatto, Xi-Jinping è stato abilissimo nel diventare – attraverso i prestiti e gli investimenti – il primo partner commerciale dell’Africa e ora come ora sta mettendo fortemente in discussione il primato degli Stati Uniti nell’America Latina.

Nell’Africa, l’Eximbank cinese ha prestato 63.000 milioni di dollari a 54 paesi africani mentre quella degli Stati Uniti ha prestato la somma di 1.700 milioni soltanto a cinque paesi del continente. Inoltre, il 4 settembre scorso, Xi-Jinping ha deciso di investire “senza condizioni” altri 60.000 milioni di dollari utili anche per affermare l’ambizioso progetto delle “Vie della Seta”. Di fatto, la Cina sta soffiando alla Francia e al Regno Unito la loro storica sfera d’influenza che accusano Xi-Jinping di promuovere delle politiche neo-coloniali in Africa.

Particolare è il caso dell’America Latina, storica sfera d’influenza americana per la quale gli USA hanno sempre rivendicato il loro primato attraverso la dottrina “Monroe”. La regione, caratterizzata da una profonda instabilità politica incentivata da incolmabili disuguaglianze, si è divisa negli ultimi decenni tra gli Stati rimasti fedeli alla partnership con gli USA e quelli che promuovono il “Socialismo del XXI Secolo”, una specie di re-styling del Socialismo reale. Questi ultimi hanno spostato i propri scambi commerciali verso l’orbita cinese.

Sia per un mutamento nello schieramento ideologico da parte degli esecutivi di turno, sia per l’efficacia e la rapidità con cui la Cina si è fatta presente, alcuni paesi dell’America Latina hanno approfondito i propri rapporti commerciali con il governo di Xi-Jinping.

Paesi come il Brasile, l’Argentina, il Salvador, il Perù, il Bolivia e particolarmente il Venezuela e il Nicaragua hanno gradualmente sostituito gli Stati Uniti, rendendo la Cina il loro primo partner. Nonostante ciò, anche la Cina inizierà a soffrire l’instabilità politica di una regione in cui tutti gli Stati hanno un modello presidenziale e cambiano direzione ogni volta che cambiano di governo…