Leggendo qua e là pare, anzi, è assodato come i tuttologi con laurea “ad honorem” conferita nei bar abbiano banalizzato un fenomeno così spiacevole e francamente brutto qual è l’attacco di panico, naturalmente per loro naturale ignoranza sull’argomento, relegandolo ossia scambiandolo col calo di pressione o con la palpitazione cardiaca o con altro comune accidente che accompagna talvolta la nostra quotidianità. Non si tratta neppure di un fenomeno “moderno” come pensa qualcun altro di questi tuttologi, dato che l’attacco di panico è legato all’ansia e l’ansia esiste da quando esiste l’uomo.

L’attacco di panico, questo mostro, può essere improvviso ma non sempre è improvviso, a volte è invece prevedibile, perché è prevedibile la situazione specifica che può scatenarlo; non è vero che non sia pericoloso, come sostengono gli esperti di cui sopra, quelli con laurea “ad honorem” conferita nei bar: può essere pericoloso, eccome, a volte può risolversi con lo svenimento o comunque con la perdita del controllo e staremo poi a vedere se diventa pericoloso o meno quando l’episodio si scatena alla guida dell’auto.

Gli attacchi di panico, spiegano gli psicologi, non i tuttologi con laurea “ad honorem” conferita nei bar, sono episodi acuti ed intensamente drammatici di ansia, che possono durare dieci minuti o anche venti, accompagnati da sintomi quali palpitazioni, battito cardiaco accelerato che il cuore pare debba scoppiare, tremori dalla testa ai piedi, senso di soffocamento, nausea, timore di perdere il controllo o addirittura di “perdere se stessi”, disorientamento come quando si è brilli, sensazione di morte ed irrealtà.

Le cause e le origini sono le più molteplici e vanno individuate, ammesso che vi si arrivi, da soggetto a soggetto.

Sovente l’attacco di panico è connesso con l’agorafobia, nel senso che la situazione individuata come agorafobica scatena l’attacco di panico, che non invece la claustrofobia e tutte le altre situazioni che terminano con –fobia.

Sentiamo cosa scrive a tal proposito il professor Silvestro Paluzzi nel suo Manuale di Psicologia (Ed. Urbaniana, 2003): Si possono distinguere tre categorie di fobie:

  1. le fobie specifiche, ad esempio la paura di alcuni animali (chi ha paura dei ragni soffre di aracnofobia);
  2. le fobie sociali, ad esempio la paura di parlare in pubblico o di presenziare a manifestazioni affollate;
  3. l’agorafobia, dal greco agorà (piazza del mercato) che viene individuata dal DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) secondo i seguenti criteri diagnostici:

“si tratta di ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico inaspettato o sensibile alla situazione, o di sintomi tipo panico”. Sensibile alla situazione significa che vi sono situazioni nei quali si prevede che possa scatenarsi un attacco, ossia prevedo che se mi devo incolonnare sull’autostrada si scatena il finimondo (la paura di incolonnarsi in auto in situazioni di coda o fila su un’arteria che non abbia via di fuga qual è l’autostrada, è la più frequente manifestazione dell’agorafobia).

I timori agorafobici, continua Paluzzi, riguardano situazioni caratteristiche che includono l’essere fuori casa da soli; l’essere in mezzo alla folla o in coda; l’essere su un ponte oppure viaggiare in autobus, in treno o in automobile. Le situazioni vengono evitate (subentra l’evitamento ossia il meccanismo di difesa), ad esempio vengono ridotti gli spostamenti, oppure sono sopportate con molto disagio o con l’ansia di avere un attacco di panico o sintomi tipo panico, oppure viene richiesta la presenza di un compagno. L’evitamento è il classico atteggiamento che rivela in questi casi l’agorafobia.

L’ansia o l’evitamento fobico non sono connessi ad altri disturbi come nel caso di una fobia sociale o una fobia specifica (ad esempio si evita una sola situazione come nel caso degli ascensori per chi soffre di claustrofobia) né sono connessi a disturbi ossessivi-compulsivi (ad esempio la mania di lavarsi continuamente le mani o di riordinare).

L’attacco di panico da agorafobia può scatenarsi anche in luoghi chiusi come può essere un piccolo negozio o un teatro. Una situazione, quindi, molto complicata per chi crede ancora che l’agorafobia sia il contrario della claustrofobia.

Naturalmente si distingue l’agorafobia associata ad attacchi di panico da quella in cui questi sono assenti. Ma la possibilità che si possa presentare un attacco di panico in aggiunta all’agorafobia è assai frequente.

Qual è allora il legame dell’attacco di panico con una paura come l’agorafobia? La psichiatria lega panico e agorafobia: l’agorafobia non è quindi solo paura delle situazioni che abbiamo sopra descritto, ma timore di poter avere un attacco in quelle medesime situazioni che vengono evitate dal comportamento agorafobico. Se si uniscono le acquisizioni sul panico e sugli atteggiamenti agorafobici, la relazione tra panico e agorafobia rimane strettamente legata.

Vogliamo riportare quanto scrive Kelsey Darragh, una ragazza americana, in una sua lista composta per superare o comunque ovviare ad un attacco di panico: Non dirmi di combattere il panico. Piuttosto, lascia che mi attraversi. Più io cerco di controllarlo, o tu provi a controllarlo, peggio sarà.