A margine di Alla festa di Olimpia ed In viaggio di Francesco Sisinni

Quando si parla di presepe, vorrei ricordare il mio Maestro Francesco Sisinni, colui che mi insegnò la definizione di Uomo di Tutela. 

Segnalo i suoi due testi a parer mio più illuminanti. Il Professor Sisinni è stato il principale tra i miei tre maestri; gli altri due sono stati Lina Unali e Gianfranco de Turris, con i quali ho avuto alla fine grosse divergenze filologiche, cosa che poi ha portato a rotture purtroppo dolorose, un po’ come avvenne tra Freud e Jung.

Dopo una collaborazione per me preziosa e di cui sarò sempre profondamente grato, vidi, per motivi assai diversi, sia la Unali che de Turris assumere posizioni che erano nettamente in contrasto con le mie. Ciò non vuol dire che io avessi o abbia ragione sia chiaro. Per converso, con Sisinni si è sempre rimasti in piena sintonia, anche se ormai non mi capita più di vederlo.

I suoi insegnamenti furono NETTI, pieni di profonda e inequivocabile cultura. Se oggi sono un museologo degno di questo nome, il 70% del merito va a lui. Sisinni, tra le varie cose, parlava di arte presepiale, poiché il presepe è prima di ogni altra cosa una forma di espressione artistica popolare persino più che religiosa, anzi, forse è la forma più laica di espressione religiosa, quindi le polemiche stesse sul presepe risultano insulse, figlie di una sottocultura.

A Roma – inarrivabile, come del resto l’Italia in ogni ambito della cultura e del Patrimonio – abbiamo il maggior museo al mondo sul presepe (https://www.museopresepioroma.it). Se lo visitate, vedrete presepi dalle Filippine, dall’Africa, da ogni dove. Perché? Perché il presepe è immaginazione, individuale creatività… allora anche una famiglia del Kenya può immaginare il suo diorama religioso, ambientandolo nel proprio contesto etnico.

Pensavo di solleticare corde semplici, epifanie dell’infanzia, per far sentire in colpa coloro che da anni definisco i benpensanti del progresso; invece, mi sono ricordato come affronta la cultura Sisinni, con la potenza della sapienza, e il garbo della incontestabile verità della Bellezza.

Il presepe è certamente un omaggio a nostro Signore, ma è altresì folclore, immaginazione, manualità, e persino una creatività che si avvicina a quella di un regista teatrale. Ecco, quando non mi arrabbio, mi esprimo, e ho la fortuna di poterlo fare in più lingue, come mi ha insegnato Francesco Sisinni.

Il mio unico merito è di essermi accorto da molto giovane della levatura di questa persona e di imparare da lui più che potevo.

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RICCARDO ROSATI Museologo. È bilingue italiano-inglese e da anni studia l’Oriente. Ha al suo attivo numerosi saggi e articoli su pubblicazioni italiane e straniere e ha preso parte a conferenze in Italia e all’estero. Con Starrylink ha pubblicato: La trasposizione cinematografica di Heart of Darkness (2004), Nel quartiere (2004), La visione nel Museo (2005). Ha anche scritto: Museologia e Tradizione (Solfanelli, 2015), Lo schermo immaginario (Tabula fati, 2016). Sue monografie sul Giappone sono: Perdendo il Giappone (Armando Editore, 2005); con Arianna Di Pietro, Da Maison Ikkoku a NANA. Mutamenti culturali e dinamiche sociali in Giappone tra gli anni Ottanta e il 2000 (Società Editrice La Torre, 2011); con Luigi Cozzi, Godzilla 2014 (Profondo Rosso, 2014). Ha inoltre co-curato il testo Nihon Eiga - Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010 (csf edizioni, 2010) e curato quello di Julius Evola, Fascismo Giappone Zen. Scritti sull’Oriente 1927-1975 (Pagine, 2016). Negli anni, ha comunque continuato a fare ricerca anche nell’ambito della anglistica, della francesistica e del cinema.