Cosa è successo?
La direttrice finanziaria Sabrina Meng Wenzhou, nonché figlia di Ren Zhengfei, fondatore del colosso cinese Huawei, è stata arrestata l’1 dicembre a Vancouver dalle autorità canadesi per dei presunti illeciti commessi contro il diritto di un terzo Stato, gli USA. Come sia possibile per il Canada arrestare un cittadino straniero per dei presunti illeciti commessi altrove contro un diritto di un terzo Stato, risulta ancora poco chiaro, se non ipotizzando un arresto meramente politico. Un’ipotesi questa, non troppo azzardata, tenendo in considerazione sia la strategia aggressiva di Trump, sia l’abituale linea giuridicamente ipervolontarista statunitense.
Le accuse che trapelano dalle autorità canadesi sono poche, ma si tratta senz’altro di presunti illeciti commessi in violazione delle sanzioni USA all’Iran. Sembra infatti che Huawei abbia avuto una qualche forma di ruolo nella vendita di computer Hewlett-Packard a uno Stato che gli USA ritengono nemico, ovvero l’Iran, aggirando quindi indirettamente l’embargo imposto da Washingotn a Teheran.
In parole più semplici, secondo l’accusa, Huawei avrebbe aiutato Teheran a vanificare le sanzioni unilaterali di Washington.
Sulla figlia del fondatore di Huawei adesso pende la richiesta di estradizione verso gli Stati Uniti.
Le sue dichiarazioni invece lasciano stupefatti per la serenità e l’autocontrollo che trasmettono, così come la risposta di Huawei, che si dice “fiduciosa che le autorità canadesi e statunitensi raggiungano senza dubbio una conclusione corretta e imparziale”.

Huawei è una compagnia cinese nata nel 1987 a Shenzhen per mano di un ufficiale dell’esercito cinese, Ren Zhengfei, padre di Meng. Inizialmente era un distributore di materiale informatico e prodotti per le telecomunicazioni, ma da qualche anno ha iniziato una vertiginosa crescita entrando prepotentemente nel mercato delle telecomunicazioni internazionale come sviluppatore e produttore. Le ambizioni di Huawei sono alte, ma non fuori mano. Infatti i nuovi prodotti Huawei eccellono non più per i costi ridotti, ma per la ricerca tecnologica che contengono, in particolar modo la ricerca sull’Intelligenza Artificiale, di cui Huawei sta sviluppando la V generazione.
Il marchio che fino a qualche anno fa era conosciuto per offrire smartphone a basso costo sotto, oggi è secondo solo a Samsung per vendita di smartphone, nonché produttore anche delle infrastrutture telematiche, contando su un fatturato superiore alle americane Apple e Boeing.


(Sabrina/Cathy Meng Wenzhou, Direttrice finanziaria di Huawei, arrestata l’1 dicembre a Vancouver)

Rapporti Cina-USA
I rapporti Cina e USA, ultimamente sempre più tesi dopo che Trump ha dovuto fare marcia indietro sui dazi visto che hanno causato nelle casse americane un buco di 32mld di dollari, adesso potrebbero subire una ulteriore stangata.
I due leader, Xi Jinping e Donald Trump, riuniti al Summit del G20 in Argentina stavano proprio discutendo in questi giorni sulla guerra finanziaria in corso, stabilendo una tregua di 90 giorni per trovare un nuovo accordo. La notizia dell’arresto non arriva nel migliore dei momenti e Donald Trump ha fatto arrivare le proprie raccomandazioni e inviti alla calma alla controparte cinese. Tuttavia bisogna ricordare come proprio Trump stia da tempo facendo pressione su tutti gli alleati di non avere rapporti di alcun tipo con Huawei per “motivi di sicurezza”: una azione questa, che sembra un embargo ufficioso.
Inoltre non va dimenticato come sia la ZTE sia la Huawei, siano compagnie vietate nel mercato USA, sempre per un embargo unilaterale imposta da Washingotn a Pechino. Ma è anche fatto divieto alle stesse compagnie americane di telecomunicazione di fare affari con le controparti cinesi.

Questa rapida ascesa della Cina, prima come leader di vendite e produzione, poi leader nello sviluppo tecnologico e adesso come fornitore di una infrastruttura propria segna un epocale cambio geopolitico. Infatti il possesso delle infrastrutture di comunicazione determina chi ricopre il ruolo di potenza assoluta e chi no. Bypassare le infrastrutture fornite dal potere egemone significa entrare in diretta competizione con esso. Ciò sancisce l’inizio di un probabile passaggio da una supremazia americana ad una asiatica.
Motivo questo, di grandissime preoccupazioni per la Casa Bianca.


(Ren Zhengfei, padre di Meng e fondatore di Huawei)

Conseguenze sul mercato
Secondo Paul Flood, gestore del Global Multi-Asset income fund per conto della Bank of New York Mellon, c’è poco da star tranquilli. Infatti come ribadisce egli stesso, “Wenzhou adesso potrebbe subire un’estradizione verso gli Stati Uniti. L’ottimismo degli investitori in merito a una svolta positiva nelle relazioni commerciali tra USA e Cina ha avuto vita breve. (“Essi, nda) hanno immediatamente incorporato nelle loro valutazioni un deteriorarsi delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, spingendo pesantemente al ribasso i mercati asiatici in apertura di giornata. Anche i future USA sono in forte ribasso in seguito a questa notizia. Con l’allentamento delle aspettative sui tassi da parte della Federal Reserve, le obbligazioni hanno performato bene recentemente. Ora ci troviamo dinanzi a un’inversione nella curva dei rendimenti, con i titoli del Tesoro a 2 anni che rendono meno di quelli a 5 anni. Ma gli investitori terranno attentamente d’occhio la differenza tra i titoli a 2 e a 10 anni, perché rappresenta un indicatore più efficace dell’avvicinarsi di una recessione. In media, infatti, vi è una recessione due anni dopo un’inversione della curva dei rendimenti a 2 e 10 anni. Una guerra delle tariffe, però, potrebbe facilmente anticipare i tempi.”

Al coro di protesta, si aggiunge anche Sergei Lavrov, ministro degli esteri russo che definisce la politica statunitense come una politica guidata dall’arroganza.