Critica di molte poesie, Antonietta Pezzullo torna a parlarci di una poesia di Reinaldo Arenas.

Da diversi giorni Antonietta Pezzullo ci ha mostrato i suoi grandi valori critici e letterari, e oggi torna a parlarci di una poesia intitolata “Io sono quel bambino “ di Reinaldo Arenas:

Non mi stanco mai di leggere o di ripetere “Io sono quel bambino” di Reinaldo Arenas, scrittore e poeta cubano. Versi  che mi catturano, si materializzano e  ogni volta mi sembra di vederlo quel bambino all’angolo della strada, che mi guarda “arrabbiato e solo” e che nella sua solitudine “proietta l’insulto della sua faccia tonda e sporca”, allunga una mano e mi chiede una monetina. Ed è facile sentirsi disturbati nelle proprie sicurezze dalla sua esistenza o a disagio, in errore di avere quello che a lui  viene negato. Costretto ad essere spettatore in un mondo feroce, mentre “da lontano contempla gli autobus, in cui gli altri bambini ridono forte, e fanno salti molto grandi”. Per lui invece solo piccoli passi, incerti  “di fronte a un panorama di terrore imminente, lebbra imminente, pulci imminenti, di offese e di crimine imminente”. La speranza, il futuro,  l’innocenza sono già precocemente compromesse, barattate o vendute negli occhi di un bambino, che ha la colpa di non essere nato al posto giusto, con le persone giuste. Perché quando si nasce, si nasce e basta! Si chiama ingiustizia o diseguaglianza, temi che Arenas racconta con toni vivi, crudi, e che  caratterizzano i suoi scritti dando voce a questa poesia. Tra le sue opere la più conosciuta e importante è   la sua autobiografia, che riassume il suo vissuto, le sue lotte, il suo pensiero  “Prima che sia notte”. Scritta  più volte nel corso della sua vita, e più volte andata distrutta nei tentativi di fuga dal regime castrista, a cui si opponeva e che lo perseguitava per la sua omosessualità dichiarata.  Riesce a completare il racconto prima di morire di AIDS in esilio a New York, dove finalmente era arrivato negli anni ’80. Ma come lui stesso racconta “in esilio non si è che dei fantasmi, ombre”.

E in questi versi  racchiude in modo viscerale  la diseguaglianza, nello sguardo  perso e disilluso di un bambino “ certamente non voluto  con la faccia tonda e sporca …,  che  proietta l’insulto della sua faccia tonda e sporca”.  Lo stesso Arenas dice che “l’umanità non tollera la bellezza” e che “l’orrore della bruttezza avanza ogni giorno in passi sempre più veloci”. Difficile giustificare le differenze tra un essere fortunato e un altro, che sin da subito deve imparare l’arte di arrangiarsi e che con destrezza “ improvvisa un letto con un vecchio scatolone”. Stessa carne, stesse ossa, ma con occhi vuoti e pieni di paura. Ma non ci sono meriti tra bambini, solo differenze. Destini segnati che soccombono e la forza, la volontà  non sempre basta. E le parole di Arenas sono la testimonianza del proprio dolore e di un mondo in cui l’equità è un valore per pochi e il potere una mano che decide. E’ un vivere del niente, selvaggiamente, inventando alternative nella totale solitudine e comunicando con la sua  “compagna” luna e sua “consolazione”.  Un uomo che tenacemente ha creduto, voluto dar voce a una realtà lontana, ma reale fatta di soprusi e differenze. Arenas lotta per  esistere, per dare senso a un dolore, a un nome e ai tanti come lui soli, a quelli facilmente ricattabili, vendibili pur di  sopravvivere e arrivare alla sera. E quando sei solo, senza affetti, protezione e conti poco  e  hai meno di niente, nell’indifferenza del mondo,  ti improvvisi e aspetti  “con la faccia tonda e sporca… certo, che verrai con me”. 

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Nato ad Alatri il 01/03/1999 Diplomato presso l' Istituto d'istruzione superiore Martino Filetico sez. I.T.E. Interessi verso la cultura, poesia e romanzi.