L’amore, quel sentimento che nessuno riesce a controllare, è diventato negli anni un tema molto ricorrente all’interno della letteratura. Un sentimento che a volte riesce a farci vivere illusioni di amori impossibili, amori che non sono ricambiati e che alla fine hanno sempre un finale deludente. Questo sentimento viene descritto da Antonietta Pezzullo nella raccolta “Lettere a Milena “ , raccolta di lettere poetiche che nasconde  un amore complicato:

 “Lettere a Milena” è una raccolta di lettere tra Franz Kafka e Milena Jesenskà, allora giovane traduttrice, tra il 1920-1923. E che si possono considerare struggenti e  poetiche, diventando l’emblema dell’amore tormentato e impossibile. Inizialmente si tratta di una corrispondenza formale, la richiesta di Milena di tradurre uno dei racconti dello scrittore dal tedesco al ceco. Ma piano piano lo scambio diventa intimo e passionale.  I due amanti si vedranno solo poche volte, lasciando questo amore in una perenne attesa e sfiorandosi appena. Giorni che diventeranno la tela su cui costruire un amore e che saranno ore come lui stesso scriverà “troppo poco per parlare, abbastanza per tacere, per tenerci per mano, per guardarci negli occhi.” Ma basterà questo tempo a intessere e ad infuocare una fitta corrispondenza, nel tentativo di colmare le distanze e appagare i desideri. Fino a diventare  per Kafka “il coltello col quale frugo dentro me stesso”. Infatti, nonostante l’impossibilità di viversi, questa donna segnerà profondamente l’autore, che pur sapendola legata ad un altro uomo, non smetterà di scriverle. Ma continuerà a viaggiare nel suo animo come parte di sé: “Tu appartieni a me anche se non dovessi vederti mai più”.

Kafka eleva questo sentimento fino ad arrendersi come mostrano le sue parole: “”Per qualche motivo che ignoro tu mi piaci moltissimo. Molto, niente di irragionevole direi quel poco che basta a far sì che di notte da solo mi svegli e non riuscendo a riaddormentarmi inizi a sognarti.” Le parole tracciano la strada, riducono le distanze, creano e inventano per raggiungersi e ritrovarsi stretti in un pensiero. Un sentimento che si sedimenta nell’anima di Kafka nutrendosi d’illusioni, fantasie, sconforto. Momenti in cui scrive: “Se tu fossi qui.., io potrei con un respiro di sollievo posare il mio viso nel tuo grembo”. Kafka continuerà ad amarla anche quando i contatti si diraderanno, intristendosi. E saranno le sue parole a renderla immortale e a legarla al suo stesso destino, come se quel sentimento cercasse oltre il tempo di estendersi e imporsi ancora. Un amore embrionale, sofferto, taciuto e vissuto tra spazi di lettere e consumato nei moti dell’immaginazione. Forse troppo grande per essere vissuto e troppo forte e indenne per essere dimenticato.