Antonietta Pezzullo ci presenta un evento che interessa ai grandi appasionati di Leonardo Da Vinci e della Cultura: dal 13 marzo al 30 giugno 2019 vi è l’esposizione organizzata con il Museo Nazionale delle Scienze e della Tecnologia e della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, curata da Claudio Giorgione, dedicata all’Opera ingegneristica e umanista di Leonardo con più di duecento composizioni.

La mostra divisa in diverse sezioni ripercorre vari periodi della sua vita, dalla formazione in Toscana, a Milano, Roma, attraverso scritti, l’uso del disegno e della prospettiva; le invenzioni dalle macchine per la guerra, a quelle per il volo, ai sistemi idraulici, all’idea della città ideale, al mondo classico.

Un omaggio a Leonardo per il suo contribuito scientifico, tecnologico, alle sue molteplici attività di pittore, scienziato, architetto, inventore, scenografo, anatomista, scrittore, con la ricca  documentazione lasciata, seppur incompleta, che dopo la sua morte viene divisa lasciando parti mancanti e molti interrogativi.

Le sue opere famose il Paesaggio, la Gioconda, L’ultima cena, San Giovanni Battista e invenzioni come il paracadute, l’organo a canne, il carro armato, il robot, la muta d’immersione, ali volanti, barca a pale, sono solo un accenno del suo fervido ingegno. I colleghi del tempo sono noti artisti  Pietro Vannucci, Sandro Botticelli e mecenati come Lorenzo De Medici, Ludovico Sforza, Cesare Borgia e l’ultimo Francesco I di Valois.

Il grande Maestro toscano nato il 15 aprile 1452 a Vinci e spento il 2 maggio 1519 ad Amboise in Francia è figlio illegittimo, frutto di una relazione tra Caterina Meo Lippi, contadina e Piero Da Vinci notaio, con cui dopo i primi anni vive. Infatti, Piero già sposato non avendo altri figli allora, per il timore di restare senza eredi lo accoglie nella sua famiglia, ma viene escluso dall’eredità, divisa tra i fratelli nati successivamente.

Leonardo mostra l’attitudine per l’arte e inizia presto a lavorare nella bottega del maestro Andrea Verrocchi, che svolge varie attività come la pittura, scultura, disegno, nozioni di meccanica, architettura.

Inoltre, il Maestro del Rinascimento non avendo la possibilità di studiare diventa un autodidatta,    imparando dall’osservazione della natura per le sue intuizioni e creazioni, sempre animato dalla ricerca della verità. Il genio si rammarica di non conoscere il latino, ma non è un limite nella varietà dei suoi scritti oltre a quelli scientifici, come gli aforismi, Le Favole, in cui riesce sempre a dare grande valore alle parole e come lui afferma. “L’ho tanti vocavoli nella mia lingua materna, ch’io m’ho più tosto da dolere del bene intendere delle cose, che del mancamento delle parole, colle quali io possa bene espriemere il concetto della mente mia”.

Nel periodo vissuto a Firenze tra il 1470-1481, iniziano le prime commissioni, il legame con Lorenzo il Magnifico e dipinge L’Annunciazione, l’Adorazione dei magi, la Madonna del Garofano.

A Milano dove resta tra il 1482–1500, benvoluto da Ludovico il Moro, si dedica alla meccanica, all’ingegneria e anatomia con la dissezione dei corpi, indagando sul funzionamento degli organi e dipinge la Vergine delle rocce.

Sono famosi i suoi allestimenti per le feste milanesi, in particolare quello per Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona. Lavora a un monumento equestre in bronzo per Francesco Sforza e alle macchine belliche. Durante il soggiorno pianifica una città ideale tenendo conto delle esigenze dei contadini. Si dedica a progetti e studi idraulici, di canalizzazione sul sistema dei Navigli, i portelli di chiusa, definito “la sua opera d’ingegneria più ambiziosa riuscita”. Inventa anche impianti per sfruttare l’energia dell’acqua e per il suo prosciugamento. Anche a Mantova e Venezia realizza alcuni canali e in questo “periodo errante” coincide con il ritorno a Firenze e la creazione della Gioconda.

A Roma durante il soggiorno pontificio presso Giuliano De Medici, intorno al 1513, progetta la bonifica delle Paludi Pontine. Non risultano commissioni, ma sono presenti molti studi, appunti di meccanica, ottica, geometria e anche scritti sul rapporto della madre con il feto e la sua influenza per ” determinare la dimensione emotiva”.

Infine, nel 1516 insieme al suo allievo fedele Francesco Melzi e il servitore Battista de Vilanis si trasferisce in Francia al castello di Clos-Lucé, vicino ad Amboise, per conto di Francesco I, dove  riceve una grande accoglienza e si concentra sui suoi studi. Porta in questo viaggio molti scritti, la Gioconda, e sono sicuramente gli anni più sereni della sua vita. Completa il Codice Arundel, il Codice Atlantico e i Fogli di Windsor, appunti sulle sue materie d’interesse. Si occupa delle scenografie di feste tenute a corte e di sistemi di canalizzazione.

Muore qui nel 1519, lasciando generose eredità. La sua cappella nel 1807 viene distrutta a causa di scontri religiosi e i suoi resti dispersi. Quando muore Leonardo è un artista affermato per le sue capacità eclettiche e sperimentazioni in molti campi.

Duranti gli anni tra commissioni e progetti, Leonardo si trova spesso in difficoltà economiche ed è costretto a ripiegare su lavori più modesti e umili. Leonardo dal carattere generoso, eccentrico, di spirito, è conosciuto anche per la sua incostanza nell’eseguire un lavoro, capace di lasciare in sospeso un cantiere per una nuova idea o progetto. Eppure, quest’aspetto non pregiudica la sua fama, sicuri i committenti di poter contare comunque su un buon lavoro. Inoltre, spesso si prende la libertà di non restituire un lavoro richiesto o di ritrattare sul prezzo concordato.

La pittura per Leonardo ”è composizioni di luce e di tenebre …”, famosa la sua tecnica dello sfumato e delle “velature”, che sovrappone  colori diversi senza mischiarli.

Tra le varie curiosità essendo mancino scrive da destra verso sinistra e non è certo ma sembra che  dorma 15,  20 minuti ogni quattro ore.  Scredita la chiromanzia, ritenuta pura cialtroneria.  Scopre la funzione di pompa del cuore, che si rivela fondamentale per la medicina e resta tra i primi ad adottare il “metodo sperimentale” per lo studio del corpo umano.

Non solo intuisce per primo, che contando gli anelli del tronco degli alberi si può determinare la sua età. Con l’Uomo vitruviano, disegno a penna e inchiostro, dimostra che l’uomo “può iscriversi… sia all’interno di un cerchio sia… di un quadrato… Non è più Dio, ma l’uomo… il centro del mondo”. Leonardo rende concreta questa teoria.

Difficile crederci, ma sembra che sia stato escluso tra gli artisti per affrescare la Cappella Sistina, forse per la particolare originalità e un’accusa di sodomia di qualche anno prima e che la rivalità tra lui è Buonarroti si basa su fatti reali.

Ama particolarmente gli animali ed è vegetariano tanto da scrivere “i nostri corpi sono sempre più le tombe degli animali”.  Disegna spesso volti strani, brutti, cogliendone i difetti. Infatti, le sue caricature umoristiche e grottesche sono ritenute da Jonathan Jones “tra i suoi lavori più popolari e influenti”.

Leonardo da giovane secondo alcune ricostruzioni si presenta alto, di bell’aspetto e carismatico. Ha un carattere aperto, ama raccontare barzellette, gli indovinelli e fare scherzi.  Spesso si mostra in giro con un ramarro sulla spalla aggiungendo un paio di ali, le corna, una cresta e facendolo passare per un drago. Una volta addirittura, gonfia le interiora di alcuni animali che diventano palloni giganteschi, per spaventare le persone. Oppure traveste piccoli animali e si diverte raccontando barzellette sconce. Lui stesso sostiene che bisogna “ridere, sempre ridere” e “quando è possibile, … far ridere anche i morti”. L’ironia sembra una costante come il noto aneddoto con il priore che lo sollecita a sbrigarsi, mentre dipinge l’Ultima cena a cui risponde: “Ho difficoltà a trovare un modello per il volto di Giuda, se si presta lei, potrei terminare l’opera più rapidamente”.