Antonietta Pezzullo ci parla di Amedeo Modigliani

Grande artista e scultore, Amedeo Modigliani ha lasciato un segno nella storia dell'arte italiana.

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Amedeo Clemente Modigliani, pittore e scultore italiano nasce a Livorno il 12 luglio 1884, da una famiglia di origini ebraiche, in un periodo di difficoltà economiche per il fallimento delle società gestite dal padre Flaminio.

La madre Eugenia, colta e intraprendente ha un ruolo determinante nel risollevare le sorti economiche familiari e nell’educazione e istruzione del figlio. Infatti, Amedeo cresce in un clima familiare intellettualmente stimolante, con la madre  discutono  e si confrontano sulle opere di scrittori come Bergson, Nietzsche.

La madre tra l’altro riporta sul suo diario “Journal de la famille…”, gli avvenimenti familiari, aneddoti, che si rivelano importanti per ricostruire la personalità del pittore. Amedeo ha una salute cagionevole, si ammala di pleurite e dopo alcuni anni nel 1898 le sue condizioni polmonari peggiorano.

Il periodo di degenza  rivela con determinazione la sua inclinazione artistica e si dedica alla pittura, iniziando a frequentare lo studio del maestro Micheli a Livorno. Nel 1900 ammalato di tubercolosi  per migliorare il suo stato di salute si sposta  in un clima più mite  tra Napoli e Roma.

Amedeo o Dedo per la famiglia e amici, segue poi la scuola di nudo a  Firenze e poi a Venezia. Nel 1906 riesce a trasferirsi a Parigi, conosce e frequenta molti artisti come Pablo Picasso, Andre Derain, Diego Rivera, il pittore Utrillo, il barone Pigeard. A Parigi conduce una vita bohémien, tra esaltazioni, difficoltà, passioni, conosciuto da  tutti come  Modì da maudit, “maledetto”.

Si appassiona al nudo femminile, usa le droghe, l’alcool e si diffondono le contraddizioni sulla sua personalità a volte gentile, altre  collerico e violento, tratti che contribuiscono  a trasformare la sua vita in arte, tra dramma e realtà.

Espone le sue opere a Livorno nel 1908 con L’Ebrea, Busto di donna nudo. A Parigi lascia il quartiere Montmarte e si trasferisce a Montparnasse, dove conosce Chagall, Leger, Soutine. Ritorna a Livorno e crea l’opera “Il mendicante”, esposta al Salone degli Indipendenti nel 1910 e due anni dopo presenta le sue teste di pietra. Segue il periodo delle “dame dal collo lungo”.

Sono anni difficili  per Modigliani e di ristrettezze economiche. Per quanto riguarda la vita sentimentale, conosce la poetessa russa Anna Achmatova.  Ha una relazione con la canadese Maud Abrantes, che lascia la Francia nel 1908 e sembra aspettasse un figlio. Famosa anche la donna ritratta Elvira La Quique, una modella, cantante, conosciuta in un caffè a cui resta legato nel tempo.

Tra glia anni 1914-1916 frequenta Beatrice Hastings, definita la “musa maledetta”, donna spavalda, che spesso ritrae. Sono note le frequenti scenate per gelosia di Modigliani verso Beatrice, che sottolineano il suo carattere volubile e passionale.

Nel 1916 il loro rapporto peggiora e anche il suo stato di salute. In una lettera Beatrice definisce Modigliani la prima volta che lo incontra “Bruto, feroce, ingordo” e il giorno dopo particolarmente delicato e attento. L’incontro però che si rivela fatale per Modigliani è con Jeanne Hebuterne all’Accademia Colarossi nel 1917, tra i due esplode la passione.

Lei è  una giovane modella e pittrice di diciannove anni,  proveniente da una famiglia borghese, con una forte personalità, capelli castani e un incarnato pallido, soprannominata Noix de Coco. Jeanne, in disaccordo con la famiglia decide di andare a vivere con Modigliani.

Affittano uno studio, dove  Berthe Weill organizzata una mostra nello stesso anno, ma dopo poche ore viene chiusa per i dipinti di nudo, ritenuti “offesa al pudore”. Non mancano tradimenti, infatti Modigliani mentre vive con Jeanne ha anche una breve storia con Simone Thiroux, da cui nasce un figlio, non riconosciuto dall’artista e che alla morte della madre viene adottato da una nuova famiglia.

La salute di Modigliani in questo periodo  peggiora ulteriormente, mentre la coppia è in attesa del primo figlio. Si spostano a Nizza per un clima migliore, aiutati dal poeta e mercante d’arte polacco Léopold Zborowski, che appare anche nei suoi dipinti.

Quando nasce la bambina Jeanne, chiamata come la madre, viene affidata a una balia, non essendo lei particolarmente adatta. Dopo poco Jeanne resta di nuovo incinta e Modigliani si impegna a sposarla. Intanto, inizia a essere conosciuto e stimato, e sembra che se avesse avuto un carattere più semplice, avrebbe avuto risultati migliori.

La salute intanto lo perseguita, si sente “vicino alla morte”. Viene trovato da un inquilino nel suo studio gelido, vicino a Jeanne allora incinta di nove mesi, tra “bottiglie di vino vuote e  scatole di sardine aperte”.

Muore il 24 gennaio 1920 in ospedale a trentacinque anni. Jeanne di fronte al suo corpo spento si mostra rassegnata. Ritorna a casa dei suoi genitori in Rue Amyot e verso l’alba presa dallo sconforto si butta dal quinto piano, morendo insieme al suo bambino.

Il corpo ritrovato da un operaio non viene riconosciuto dalla portinaia e finisce dal Commissariato, che ordina che venga ricollocato nel posto trovato, dove poi resta abbandonato per tutta la mattinata. Intanto il funerale di Modigliani viene molto seguito e celebrato da grandi artisti che ne riconoscono il valore e la perdita.

Si diffonde subito dopo la morte la sua fama, facendo crescere il valore delle sue opere proprio quando Modigliani scompare, contribuendo a creare la leggenda di artista geniale e maledetto. Jeanne, invece è seppellita dai genitori in sordina e solo successivamente ricongiunta alla tomba di

Modigliani nel cimitero del Père-Lachaise, dove riposano. L’epitaffio recita: “Devota compagna sino all’estremo sacrifizio”.La figlia Jeanne, dopo la morte dei genitori è affidata  alla nonna paterna Eugene a Livorno e viene poi adottata dalla zia.

Vive anni difficili, ma la situazione migliora quando nel 1930 con l’esposizione delle opere del padre alla Biennale di Venezia e il riconoscimento della sua grandezza, anche lei come erede si sente accolta benevolmente. Jeanne, diventa una storica dell’arte e si dedica alle opere e alla biografia del padre.

Cerca di sfatare spesso nei suoi scritti le tante leggende diffuse intorno all’artista. Quindi se Modigliani ama la compagnia non significa per lei che fosse  “mondano”, e che se ogni tanto si lascia andare a qualche bevuta di troppo non è necessariamente “alcolizzato”. Da quanto riporta sembra che anche la sua arte sia stata creata nei momenti di lucidità e non dettata dall’uso di droghe.

Inoltre nel 1981 a Parigi, Jeanne organizza la mostra più completa del padre con circa duecentocinquanta opere con sculture, dipinti, disegni. Inoltre, nel 1983 fonda un’Associazione culturale in suo nome. Jeanne muore l’anno dopo a Parigi per emorragia cerebrale.

Molte delle opere di Modigliani comunque si trovano in collezioni private e sparse in musei di tutto il mondo come il Museo dell’Orangerie a Parigi, la Pinacoteca di Brera a Milano. Tra le sue opere Cariatide in piedi, Ritratto di Diego Rivera, Ritratto di Raymond, Nudo sul divano (Almaisa). Modigliani come Van Gogh nella sua arte sembra “affiatarsi solo con esseri menomati”.

Il suo stile, la sua arte si riconosce facilmente nelle opere. I famosi ritratti femminili, i colli allungati e le figure stilizzate e anche la velocità nell’eseguire i ritratti. Tra le sue  caratteristiche quella di non dipingere gli occhi, di lasciarli bui, senza pupille, eppure questo non toglie intensità e anima allo sguardo.

Per Modigliani lo sguardo è la rappresentazione del mondo interiore e sembra che farsi ritrarre dall’artista fosse mettersi a nudo. Nel dipinto di Léopold Survage, Modigliani lo raffigura con un occhio vivo e l’altro accecato, giustificandosi con l’amico: “Ti ho dipinto così perché con uno guardi il mondo, mentre con l’ altro guardi dentro di te”.

Anche con Jeanne, il suo grande amore tormentato, quando la conosce la ritrae inizialmente senza occhi con la promessa: “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”.

Modigliani muore giovane, ma nonostante la sua breve esistenza  travagliata è riuscito a lasciare i frutti  della sua passione  in opere uniche e a fare della sua vita arte, come un avvincente romanzo.

In fondo anche con la morte riesce a preservare i suoi sogni nell’arte tenendo fede alle sue parole: “l’unico dovere è salvare i tuoi sogni.”