La leggenda delle streghe di Benevento conosciute nel luogo come le Janare, risale probabilmente al periodo del regno longobardo, che introduce anche il culto della vipera.I Longobardi, infatti con la conquista del Ducato di Benevento,  (6. sec.), sembra che celebrassero l’Odino germanico con dei riti pagani, che in parte si conciliano  a quelli locali.Nonostante la conversione e l’affermazione del cristianesimo, le credenze degli Dei pagani come Iside, Diana, Ecate continuano a essere segretamente venerati.

Le storie sulle Janare sono particolarmente presenti nell’area del Beneventano, attraverso le tradizioni, i racconti del mondo contadino, ma anche in altre città della Campania come Salerno, Caserta, Avellino. La Janara, nasce però a Benevento e il nome potrebbe derivare da Dianara, Diana, o Giano Dio bifronte, oppure da janua porta, la questione non è ancora chiara. Dalla leggenda delle streghe, che identifica il Beneventano è nato il marchio di Liquore Strega, prodotto dall’Azienda Alberti fondata nel 1860 e che istituisce grazie al contributo di Giulio Alberti nel 1947 anche il concorso letterario Premio Strega.

I riti orgiastici delle Janare, i Sabba si svolgono  vicino le sponde del fiume Sabato sotto un albero di noce. Le Janare invocano e venerano il diavolo, che appare nelle sembianze di cane o caprone. E’ probabile che alcune pratiche e  riti fossero presenti anche in epoca preromana nelle campagne beneventane, come quelli dedicati a Jana, la Dea delle selve e della notte, che in età romana viene associata a Diana. Invece, con l’Imperatore Domiziano “si passa dal culto di  Diana a Iside con i suoi serpenti”.

Il vescovo Barbato, che poi diventa santo, fa abbattere l’albero di noce nel tentativo di estirpare queste credenze e superstizioni popolari. L’albero però secondo fonti autorevoli, sembra che nel tempo sia ricresciuto sempre nello stesso luogo chiamato “Ripa delle janare” e che i riti intorno alla noce continuassero come prima. Le persecuzioni  verso le streghe iniziano nel 15. secolo con San Bernardino da Siena, che crea un clima di terrore e  “vengono estorte numerose confessioni”  di presunte streghe  fino al 17. secolo. Alcune fonti riportano circa duecento verbali di processi, poi andati distrutti nel 1860. Tra alcuni nomi delle probabili Janare, streghe: Bellezza Orsini, Violante da Pontecorvo, la Maga Menandra e la Boiarona.

Le Janare hanno una grande conoscenza dell’occulto, delle erbe officinali, creano pozioni, filtri, unguenti in grado di curare, ammaliare e sanno riconoscere quelle con poteri narcotici e allucinogeni usati anche durante i riti. Gli unguenti magici spalmati sul loro corpo consentono di volare, essere invisibili, passare sotto le porte, assumere la forma di vento e olio. La Janara può provocare il malocchio, incantesimi,  incubi, aborti e infertilità, “torce” i bambini e causa deformità. I contadini lamentano anche i dispetti delle Janare, che  confondono i loro attrezzi e provocano danni alle loro provviste. Risultano tra l’altro particolarmente brave nel preparare il nocino detto “nucillo”.

La differenza comunque tra una strega solitaria e aggressiva dalla Janara è che quest’ultima  appare come una brava madre di famiglia, insospettabile, ma che di notte mostra la sua vera natura sinistra e maligna. Esiste anche la Janara buona che toglie le maledizioni inflitte da quella cattiva. Il luogo scelto dalle Janare di notte per lanciarsi nel volo è il Ponte delle Janare. Le Janare restano fuori tutta la notte, ma sono costrette a  rientrare prima dell’alba e del suono delle campane. Inoltre preferiscono radunarsi nelle notti di tempesta, pioggia e vento.

Durante la notte la Janara resa invisibile dalle pozioni magiche,  sceglie in una stalla una giumenta, che cavalca fino allo sfinimento portandola anche alla morte e intreccia la criniera del cavallo come segno di riconoscibilità. Sembra che si diverta a provocare in  particolare ai giovani uomini mentre dormono, un senso di soffocamento e oppressione sul petto. I rimedi per sfuggire ai suoi malefici sono una scopa dietro alla porta e i sacchetti di chicchi di sale, che è costretta a contare prima di entrare e con l’arrivo dell’alba a rinunciarci.

Nella credenza popolare a Benevento esistono altri tipi di streghe come la Zuccolara zoppa, così chiamata perché ha degli zoccoli rumorosi e la Manalonga “braccio lungo”, che vive nei pozzi. Esiste anche lo Janaro, uomini nati nella notte di Natale,  che sono destinati a diventare tali con le stesse caratteristiche della figura femminile. Tra i racconti diffusi e conosciuti sulle Janare nel Beneventano, si narra quella di un marito che dopo aver scoperto la moglie nell’intento di ungersi e poi volare dalla finestra, la sera successiva inorridito, sostituisce la pozione con l’acqua e la Janara muore nello schianto. Nel tempo sembra che Benevento avvolta nei misteri, diventi il ritrovo di tutte le streghe e  che  arrivassero da ogni luogo dell’Europa per invocare  e danzare intorno all’ormai famosa noce o prima del volo sopra il Ponte delle Janare per recitare insieme “Sott’a l’acqua, sott’a ‘r vient, sott’a la noc d’ Bnvient”. / Sotto l’acqua, sotto il vento, sotto la noce di Benevento.

“Nguento ‘nguento, mànname a lu nocio ‘e Beneviente, sott’a ll’acqua e sotto ô viento, sotto â ogne maletiempo” .

Ringraziamo Antonietta Pezzullo per il suo impegno e per la sua capacità di rendere ogni argomento sempre più interessante e curioso.