La Biblioteca Angelica è considerata la prima Biblioteca pubblica in Italia con la Biblioteca Ambrosiana di Milano, e  la seconda in Europa dopo la Bodleiana di Oxford. In Italia,  il primo esempio di Biblioteca pubblica viene realizzato a Roma da Asinio Pollione, nel 39 a.C. sull’Aventino, durante l’Impero Romano. Sembra che il progetto sia stato ideato da Giulio Cesare, che muore però prima di vederlo realizzato.

La Biblioteca Angelica si trova in Piazza S. Agostino, vicino a Piazza Navona, e nasce  nel 1604, con la collezione privata del Vescovo agostiniano, Angelo Rocca,  da cui prende il nome. Il Vescovo lascia in eredità circa ventimila volumi, ma impone l’obbligo di apertura per tutti, senza nessun tipo di restrizione. In questo modo la Biblioteca diventa un luogo di sapere e lettura, esteso a tutta la comunità, quindi pubblica.

Nel tempo si aggiungono al fondo originario, altre donazioni di nobili con preziosi manoscritti. Inoltre, Lukas Holste, custode della Biblioteca Vaticana, dona circa tremila volumi nel 1661. Anche l’acquisto della Biblioteca del cardinale Domenico Passionei, nel 1762, contribuisce a  raddoppiare il patrimonio librario. La Biblioteca Angelica attualmente, possiede circa duecentomila volumi, di cui centomila di Libro antico, che comprende manoscritti latini, greci, orientali, cinquecentine, incunaboli, incisioni, carte geografiche.  La Biblioteca, oltre al suo enorme pregio documentario, appare di straordinaria bellezza, con i suoi balconi, le scale, le vetrate e soprattutto il suo salone vanvitelliano, progettato appunto dall’architetto Luigi Vanvitelli.

La Biblioteca Angelica è tra le Biblioteche storiche insieme ad alcune, come la Biblioteca Casanatense e la Biblioteca Vallicelliana, che conservano ricchi  Fondi  pregiati, in ambienti che sembrano trattenere  l’atmosfera di un passato perduto. La Biblioteca Casanatense, inaugurata  da Girolamo Casanate nel 1701, possiede quattrocentomila volumi e circa seimila manoscritti. Invece, la Biblioteca Vallicelliana, nata con un lascito di San Filippo Neri intorno al  1581, ha un patrimonio di circa centotrentamila volumi e tremila manoscritti. La sede seicentesca tra l’altro è stata progettata dall’architetto Francesco Borromini.

Le antiche Biblioteche, pensate e collocate in spazi monumentali o progettate da  grandi artisti, rappresentano non solo un luogo di studio e conservazione del sapere, ma  sono anche dei  gioielli architettonici, vere  opere d’arte di bellezza, meraviglia e fonte d’ispirazione. Nel guardare le immagini di queste armoniose ed eleganti Biblioteche, ritornano alla mente con facilità le tante parole, dedicate a questo mondo ovattato, magico dove l’anima evade e si riposa. Parole come quelle di Rainer Maria Rilke:

“Sono seduto e leggo un poeta. C’è molta gente nella sala ma non si fa sentire. Sono tutti nei libri. Talvolta si muovono tra i fogli come uomini che dormano e si voltano fra due sogni. Fa bene stare così, fra uomini che leggono. Perché non sono sempre così? Tu puoi avvicinarti a uno di loro e toccarlo leggermente: non ti sente. Se urti appena un vicino, alzandoti, e gli chiedi scusa, egli accenna dalla parte da cui viene la tua voce: volge il viso verso di te e non ti vede, e i suoi capelli sono come i capelli di uno che dorme. E questo fa bene. Io sono seduto e leggo un poeta. Un curioso destino. Ci sono forse trecento persone che leggono nella sala; ma è impossibile che ciascun di loro abbia un poeta. (Dio sa cosa hanno). Non ci sono trecento poeti. E vedi il destino; io, il più miserabile forse fra tutta questa gente, uno straniero: io ho un poeta. Benché sia povero. Benché il vestito che porto tutti i giorni cominci a logorarsi in alcuni punti e ci sia molto da ridire sulle mie scarpe.”