Ansia ed attacchi di panico, come uscirne: intervista alla dott.ssa Cinzia Dell’Imperio

0
5539
Cinzia Dell’Imperio, psicologa e psicoterapeuta da quasi 20 anni, ha deciso di svelare ai lettori de IlFormat.info ulteriori aneddoti psicologici.
Ricordiamo, peraltro, la passata intervista alla dottoressa Dell’Imperio, facilmente consultabile cliccando >>>> QUI <<<<.
Oggi le abbiamo posto qualche domanda strutturandole sotto forma di intervista. Ecco qui le risposte.

Ciao Cinzia, a fronte del piccolo ma significativo successo ottenuto nell’intervista precedente, ilFormat.info è lieto di poterti intervistare di nuovo. Stavolta vorremmo focalizzare le nostre domande su una delle principali problematiche psicologiche, l’ansia. Tu, in qualità di psicologa-psicoterapeuta attiva ormai da molti anni, sicuramente avrai avuto modo di interfacciarti con questa particolare problematica.

Che cosa ne pensi delle terapie farmacologiche che, molto spesso, vengono associate a sedute di psicoterapia nella cura di soggetti afflitti da depressione, ansia o attacchi di panico? Pensi che siano realmente efficaci per combattere e sconfiggere alcune tra le più diffuse “patologie della mente”, come per esempio l’ansia generalizzata, oppure la depressione?

Cinzia: “Spesso, una delle prime domande che mi pongono i pazienti è se esista qualche farmaco miracoloso che li possa far uscire dal loro problema. Molti di loro, assumono già da anni ansiolitici o antidepressivi e arrivano in ultimo in terapia. Le richieste di aiuto stanno aumentando e i dati lo dimostrano.

Pensa che in Italia il costo sociale, ossia le spese annue per visite specialistiche e cure, è di 4 miliardi. Inoltre chi soffre di ansia e depressione ha anche dei costi indiretti, ossia riduzione delle capacità lavorative, spesso perdita del lavoro, problemi relazionali, separazioni e divorzi. Secondo l’Osservatorio Europeo sulle Droghe e Tossicodipendenze gli antidepressivi, ad esempio, rappresentano la terza causa di incidenti stradali dopo alcol e cannabis. Si legge sull’Osserva-salute del 2009 che c’è stato un aumento dei consumi di antidepressivi, tra il 2000 e il 2008 addirittura del 310%!

Ma tornando alla tua domanda, perché dovrei consigliare psicofarmaci, ossia farmaci attivi, che agiscono sul S.N.C. con effetti collaterali e rischi per la salute, quando esistono delle alternative? Esistono, infatti, trattamenti che danno gli stessi benefici dei farmaci, sia a breve termine che, paradossalmente, ancora maggiori a lungo termine.

L’alternativa più studiata e suggerita dagli studi di settore è la psicoterapia cognitivo-comportamentale che, oltre a risolvere il problema, riduce le ricadute, ossia il ripresentarsi dei sintomi. Infatti, uno dei problemi dell’assunzione di antidepressivi è che, dopo un miglioramento nell’immediato, c’è un elevato rischio che si ricada nella patologia”.

La figura dello psicologo e quella dello psichiatra molto spesso sono in competizione tra loro perché, mentre il primo si approccia alla malattia e cerca di curarla senza l’utilizzo di psicofarmaci, il secondo spesso somministra ai suoi pazienti medicinali e farmaci psicoattivi. Quale dei due approcci ritieni che sia più efficace?

Cinzia: “In alcuni casi, ci può essere bisogno di una terapia farmacologia e allora psicologi e psichiatri lavorano in team e accompagnano il paziente nel suo percorso di cura. I farmaci possono essere di aiuto se usati in un lasso di tempo particolare, in genere agli esordi del disturbo, ma la cura va sempre accompagnata da una psicoterapia di sostegno. Solo così il percorso è completo”.

Che cosa è veramente l’ansia? Cosa si può fare per superarla?

Cinzia: “Tutti noi siamo soggetti quotidianamente a stati di preoccupazione per situazioni stressanti che viviamo. È la nostra risposta normale. Quando però lo stato di ansia e di allerta non sono temporanei ma persistono, allora si può trattare di disturbi d’ansia. Questi si riconoscono perché tendono a peggiorare e vanno ad interferire nelle diverse aree della vita di una persona: il lavoro, la sfera sentimentale, la scuola, le relazioni con amici.
Secondo il National Institute of Mental Health, i disturbi d’ansia sono comuni sia negli adulti che nei bambini. Negli USA il 18 % degli adulti e il 25% degli adolescenti vivono un problema di ansia. Ci sono diversi disturbi d’ansia tra cui il più conosciuto è sicuramente il disturbo di panico.
Nonostante siano diversi, i meccanismi da cui originano sono molto simili tra loro. Le persone che ne soffrono tendono a sentirsi sopraffatti dalle emozioni e ad avere reazioni molto forti e negative verso sentimenti e situazioni sgradevoli. Spesso le persone cercano di arginare queste reazioni negative evitando situazioni che possono suscitare ansia. Ma questo evitamento si ritorce contro la persona e contribuisce ad aumentarne il disagio. La terapia cognitivo-comportamentale insegna ai pazienti strategie di fronteggiamento molto efficaci e ottiene risultati verificati scientificamente. Innanzitutto, insegna a comprendere come i pensieri sviluppati dalla persona contribuiscano a scatenare l’ansia. E questo è il primo passo. Successivamente, imparando a modificare questi pensieri si riduce l’insorgenza dei sintomi. Si imparano tecniche per limitare i comportamenti indesiderati associati al disturbo d’ansia. Le persone vengono incoraggiate a riprendere, passo dopo passo, le loro attività che generano ansia, per constatare che gli effetti catastrofici temuti sono in realtà molto improbabili. La psicoterapia è un processo collaborativo in cui paziente e terapeuta lavorano insieme per andare a fondo nel problema e sviluppare abilità concrete di fronteggiamento. Quando si riesce a superare l’ansia e si apprendono le tecniche di autocontrollo, e a gestire i pensieri negativi, si sviluppa una maggiore “resilienza”. Ossia la capacità di reagire positivamente di fronte alle difficoltà”.

L’attacco di panico: da molti deriso, sminuito, sconsacrato. Un attacco di panico non è un semplice “minuto” di intensa agitazione interiore: piuttosto, qualche minuto di profondo malessere, con sensazioni molto particolari e, sicuramente, per niente piacevoli. Ma che cos’è un attacco di panico? Ce lo descrivi come farebbe una vera psicologa?

Cinzia: “La prima cosa che dico ai pazienti che si rivolgono a me per un attacco di panico è che non sono soli e non c’è assolutamente nulla in loro che non funzioni. Sono circa 5 milioni gli italiani che ne soffrono, secondo dati aggiornati. Ovviamente questo dato rassicura. Ma la preoccupazione più grande di tutti coloro che ne soffrono è quello di non riuscire a superarlo e a tornare “normali”.
Ma in che modo si attiva un attacco di panico? Quando le persone vivono una situazione di stress prolungato dovuto a un evento difficile come una separazione, la perdita del lavoro, un lutto, la loro respirazione cambia e diventa molto rapida. La frequenza respiratoria aumenta e ci si rende conto di non essere in grado di riprendere fiato, si avverte una sensazione di mancanza d’aria. È proprio questa sensazione che crea molta ansia. Si può avvertire una sensazione di perdita di controllo, perché quando la persona iper-ventila si ha un aumento eccessivo di ossigeno e una diminuzione di anidride carbonica nel sangue. Quando il corpo percepisce questa diminuzione di anidride carbonica, produce una serie di sintomi fisiologici molto simili ad un attacco di panico. Quando la persona percepisce i primi sintomi come giramenti di testa, intorpidimento degli arti e formicolio, tende a respirare ancora più rapidamente. Dopo aver subito il primo attacco di panico la persona spesso inizia a sviluppare la “paura della paura”, ossia la paura del prossimo attacco, di riprovare tutte quelle sensazioni sgradevoli. In questi momenti è possibile ridurre immediatamente l’ansia e riequilibrare la quantità di anidride carbonica respirando in un sacchetto di carta. Ripetendolo più volte alla quarta o quinta ripetizione, vi sarete già calmati. Questo perché si è ricreato un equilibrio tra la quantità di ossigeno e quella di anidride carbonica.
Dunque, per concludere, imparare ad affrontare e gestire al meglio la propria paura si può, come spiego sempre all’inizio di un percorso terapeutico. All’interno di esso si imparerà a modificare i pensieri disfunzionali, le nostre risposte emozionali come tachicardia, giramenti di testa, etc, e a modificare il nostro comportamento, cioè la fuga dalla situazione temuta. Voglio ricordare a tutti che è importante iniziare il percorso prima possibile in quanto se non si riesce ad uscire rapidamente dal disturbo di panico si riduce la qualità della propria vita”.

CONDIVIDI
Articolo precedenteLa solitudine può aumentare il rischio di demenza del 40%
Prossimo articoloLo smog aumenta il rischio di artrite reumatoide
mm
Nato a Empoli (Fi), il 4 gennaio 1989. Diplomato al liceo classico-linguistico, laureando in scienze politiche, relazioni internazionali. Dopo una lunga esperienza come attivista politico, guida un partito politico giovanile a livello locale. Si dedica all’attività di articolista per svariati clienti e su svariati argomenti. Giornalista aspirante pubblicista. Appassionato e studioso di politica interna ed internazionale (e di tutto ciò che la concerne), sistemi politici, partiti politici, sistemi elettorali, relazioni internazionali, diritto internazionale e costituzionale, e molto altro.