Dopo il nostro primo articolo, premesso di quanto continueremo a raccontare, è giunto il momento di ricostruire alcuni fatti e misfatti iniziati nel lontano 2000 fino all’attuale inchiesta denominata “Bibbiano”, che in tanti con la memoria corta hanno dimenticato, pensando – al contrario – di scopiazzare qualche mio articolo.

Questa seconda parte inizia dalle informazioni fornite dalle nostre fonti e verificate, come vedrete, a partire dal 2001 proprio in Veneto. Ma forse da anni prima che gli “affidi” diventassero “denaro contante”.

C’è un “mondo di mezzo” dove si veicolano droghe e passaggi tra l’Est Europa e l’Italia, ed è qui che grazie alle nostri fonti abbiamo scoperto “Angeli e Demoni” di una pax che permette e ha permesso il passaggio da una parte di appalti e traffico di droghe fino ad arrivare al narcotraffico. Naturalmente sempre con la mafia e la ‘ndrangheta e dall’altra un terreno fertile per realizzare piani ad hoc per costituire Comunità per madri tossicodipendenti.

In un rapporto del 2001 rinvenuto grazie ad un articolo del sito ristretti.it, che parla di “genitori e tossicodipendenze”, abbiamo letto questo sunto di Indagine sulla genitorialità dei pazienti tossicodipendenti di Monica Amoruso e Leonardo Duminuco (operatori del Ser.T. di Mestre) che riportavano quanto segue:

«Al fine di contestualizzare l’attività del gruppo di lavoro interservizi sul tema “genitorialità e tossicodipendenze”, l’equipe del Ser.T. di Mestre ha sviluppato un’indagine conoscitiva raccogliendo ed elaborando alcune informazioni essenziali relative alla situazione dei figli minorenni di tossicodipendenti. Tale attività di ricerca, che in questa sede è riportata in forma sintetica, è stata realizzata nel primo semestre del 2001, analizzando l’utenza afferente al Servizio nel corso dell’anno 2000. A tal fine, è stata predisposta e compilata una scheda di rilevazione che, attraverso la raccolta dei dati contenuti nelle cartelle cliniche e ricavate da brevi interviste con gli operatori del Ser.T., ha reso possibile l’analisi di alcuni indicatori significativi».

In questo articolo prima di passare alla parte che ci riguarda, è giusto sottolineare due punti importanti:

  • Un elemento particolarmente utile per comprendere la condizione di vita di questi bambini, è costituito dall’analisi del contesto familiare. Nel 26% dei casi, il minore figlio di tossicodipendenti vive con entrambi i genitori. Questo dato è significativamente più rilevante quando un solo genitore è tossicodipendente (33%), mentre, nel caso che entrambi i genitori risultino dipendenti da sostanze psicoattive, la percentuale di minori che vive con il padre e la madre scende al 17%.
  • Nel 23% dei casi il minore vive solo con la madre e assume una certa rilevanza la presenza dei nonni materni e paterni, sia se il minore vive solo con loro (13%), sia se in famiglia è presente almeno un genitore, soprattutto la madre (15%). I minori in adozione sono 5 e quelli in affidamento extra-familiare 4. Per il 41% dei figli di tossicodipendenti non sussistono provvedimenti del Tribunale dei Minori. Nei casi restanti, per il 29% vi è stato un affidamento familiare e per quasi il 9% vi è una messa in stato di adozione. Si evidenzia, inoltre, la maggior presenza di un intervento del Tribunale dei Minori nell’ipotesi di tossicodipendenza di entrambi i genitori. Il Ser.T. pur avendo in carico il paziente tossicodipendente, nel 50% dei casi non ha predisposto alcun intervento specifico sul tema della genitorialità. Il maggior numero di progetti in questo ambito sono intercorsi con i Servizi Sociali dei Comuni mentre, il lavoro con altri soggetti della rete, appare occasionale e circoscritto ai singoli casi. Inoltre, risulta significativa una propensione al coinvolgimento dei Servizi del territorio, qualora sia presente la dipendenza da sostanze psicoattive di entrambi i genitori. Come già ricordato, 41 minori hanno entrambi i genitori tossicodipendenti. Può essere interessante sottolineare come l’intervento da parte dei Servizi si attivi in modo particolare se il minore è figlio di una coppia di tossicodipendenti (nel 65% dei casi) o, laddove, la tossicodipendenza interessi solo la madre (78% dei casi). Quando, invece, solo il padre risulta tossicodipendente, il 19% di queste situazioni (8 minori su 43) sono seguiti dai Servizi.

Come si evince, il rapporto si concentra sui figli dei tossicodipendenti ma chiarisce anche che il Ser.T. non predispone alcun intervento specifico e che ha farlo sono i Servizi Sociali.

Inizia da qui la nostra inchiesta in cui scopriamo che molti genitori tossicodipendenti non vogliono recarsi al Ser.T. perché, come nell’articolo già citato, “sembrano non proporre nessun intervento specifico”.

Siamo in Veneto, dove molte Comunità per tossicodipendenti e affidi in pochissimo tempo sono nate.

Vi riportiamo un documento esclusivo dove si evince che il modus operanti dei Servizi Sociali “per quelle donne che non si sono rivolte al Ser.T.” per i motivi sopra citati, che anticipa l’affido della partoriente prima che venga dimessa dall’ospedale con un provvedimento speciale.

Ecco gli atti, di cui per motivi di privacy ne omettiamo qualcuno…

In un video pubblico, interessante, abbiamo scoperto che alcune persone intervistate sono state trovate morte per overdose, la domanda è sorta spontanea: Com’è possibile che in questa “Comunità”, dove nel video si parla bene”me sembrerebbe adatta ai Servizi Sociali come luogo per la “genitorialità delle madri tossicodipendenti”, alcuni intervistati siano morti proprio in quelle zone conosciute per lo spaccio e soprattutto dopo aver seguito il percorso terapeutico?

Come avete visto stiamo parlando di Monselice in provincia di Padova, della famosa “Comunità di San Francesco”.

Qui, come avete potuto notare nel video sono presenti Genny Coccato e Nicola Verzaro, entrambi ritrovati morti per overdose.

Genny Coccato il 28 Aprile 2017 è stata trovata morta in uno stabile conosciutissimo. Chi la conosceva racconta di aver perso ogni speranza quando gli avevano tolto i figli e, soprattutto, per non poterli vedere, in quanto non sapeva neppure chi se ne occupasse.

Vicino al suo corpo la Polfer non ha trovato né siringhe né dosi che facessero presumere i motivi della morte; gli agenti della Polfer, che spesso parlavano con Genny, raccontano che da anni Genny vivesse lì ma mai ha avuto a che fare con la criminalità, anzì la Coccato gli raccontava spesso della sua storia.

Nicola Verzaro, si legge su Ilfattoquotidiano, è stato ucciso da un mix di eroina e cocaina il 31 agosto 2017.

Ma scavando abbiamo scoperto che , “La casa di cura Parco dei Tigli” una clinica specializzata nel trattamento delle patologie neuropsichiatriche a Villa di Teolo in provincia di Padova, la stessa clinica dove era in cura il “Pirata” Marco Pantani il quale ha trascorso solo due settimane nelle mani della psicoterapeuta Gloria Pessa, la dottoressa Pessa curasse anche i malati della “Comunità di San Francesco”.

delibera 377-2015 Pessa consulente eserno Comunità san franceco